POSEIDONE (Ποσειδων). - Dio delle acque la cui prerogativa sembra simboleggiata dalla radice comune al suo nome (πόσις, ποτίζω, πόταμος; V. H. L. Ahrens, Über den Namen des Poseidon, in Philologus, 23 [1866], p. 1 sq.).
In origine il suo dominio abbracciava l'intera terra, che ne subiva la potenza manifestata in scosse sismiche (ἐννοσίγειος, ἐννοσίγων γαμήχος). Una fra le molte testimonianze che comprovano questo suo carattere di scuotitura è il santuario che sotto l'appellativo di ἀσφάλιος i Rodii gli eressero in una nuova isoletta formatasi presso Thera, una delle Sporadi, in seguito ad eruzione vulcanica (Strabone, I, 3, 16; ἀσφάλιος = terram stabilem, secondo Macrobio, Sat., I, 17, 22). Altrove, come a Trezene, era considerato dio della vegetazione (φυτάλμος; Plutarco, Thes., 6). Rifacendoci alla primitiva concezione di dio terrestre, P. era venerato principalmente in Tessaglia, in Beozia (Etymol. magn., 547, 16) e nel Peloponneso (Diodoro Sic., XV, 49). Tracce di feticismo si ritrovano in Arcadia, a Thelpusa (Pausania, VIII, 25, 4, 10) e a Figlia (ibid., VIII, 5, 5, 42, 4) dove, in correlazione con il culto di Demetra Melaina, il Dio compare sotto l'aspetto di un cavallo (P. Hippio a Lykosura, Mantinea, ecc. cf. Iliade, XXIII, 584; Hymnii Homerici, 22, V. 5).
È probabile che i coloni tessali e beoti, emigrati sotto la spinta di nuove invasioni sulle coste dell'Asia Minore, abbiano modificato la prerogativa arcaica di P. come protettore delle sorgenti e dei fiumi in quello di dominatore del mare. Infatti con Omero (Iliade, XV, 187 sq.) P. è uno dei tre figli di Kronos e possiede nel mare la sfera ben definita del suo dominio; nella tradizione posteriore gli verrà attribuito tutto il seguito delle divinità marine (sposo di Anfitrite, ecc.). Il suo culto fu diffusissimo nelle diverse località della Grecia e della Ionia dove gli vennero eretti templi e santuari. Famoso quello sull'istmo di Corinto. Già da tempo, considerato come dio indigete assieme ad Atena, era venerato sull'acropoli di Atene come P.-Ereteo nel tempio omonimo (su un santuario più antico ἀρχαῖος νέος; V. W. Judech, Topographia von Athen, Monaco 1931, p. 259 seg.). A Roma, sotto il nome di Neptunus, dall'estruso «νεῦς», P. ebbe i medesimi attributi di dio del mare e in suo onore si celebravano le Neptunalia il 23 luglio, rese più importanti dopo la vittoria di Azio. Come Neptunus equester venne assimilato in certo modo al dio latino Consus. Un'ara e un tempio di Nettuno sorgevano nei pressi del Circo Flaminio (Livio, XXVIII, 11, 4; Plinio, Nat. hist., XXXVI, 26; CIL, VI, 8423). L'arte classica raffigura per lo più P. come un uomo aitante nella sua piena maturità con gli attributi del tridente e del delfino.