PREISTORIA (MANIFESTAZIONI RELIGIOSE). - S'intendono per p. le fasi antichissime delle civiltà umana intorno alle quali mancano testimonianze scritte e che è possibile parzialmente ricostruire solo in base a relitti di scavo e, in secondo luogo, ad argomenti desunti per analogia dalla comparazione etnologica e sociologica con i primitivi attuali. La divisione in aspetti culturali della p. è fatta in base alla natura degli strumenti lasciati dall'uomo preistorico, che sono di pietra rozza (paleolitico), di pietra levigata (neolitico), di metallo (rame, bronzo, ferro). La scoperta e l'uso dei metalli ha impresso un impulso più gagliardo allo sviluppo dei vari popoli e ne ha affrettato il loro ingresso nella storia.
Le conoscenze preistoriche sono date quasi esclusivamente dagli scavi. Da essi emersero anche documenti ormai copiosi di manifestazioni religiose delle più antiche genti mediterranee ed europee. L'immenso spazio di millenni abbracciato dalla p., non calcolabile in modo sufficientemente approssimativo, risale ai primi resti oggi noti lasciati dall'uomo, alle prime fasi cioè del periodo più antico dell'era geologica quaternaria, il Pleistocene.
Lo caratterizzano le enormi espansioni del ghiacciaio dell'Europa settentrionale, dei ghiacciai alpini, pirenaici, ecc. Fatto grandioso e complesso: le fasi di espansione furono infatti intramezzate da fasi interglaciali, di ritiro cioè dei ghiacciai stessi. Grado a grado dall'ambiente generale pleistocenico si passò a quello attuale dell'Olocene, al secondo periodo cioè della nostra era quaternaria.
Il termine di Paleolitico designa le industrie e le civiltà umane sviluppate durante il Pleistocene: le armi e gli utensili erano quasi esclusivamente litici. Mancava ancora lo stesso vasellame fittile. Da quei remotissimi tempi la p. scende al primo sviluppo delle civiltà e degli aspetti culturali protostorici, all'alba dei tempi classici. Non è facile porre un limite preciso fra aspetti culturali preistorici e protostorici, anche perché genti lontane dai grandi centri di precoce sviluppo culturale (i paesi del Mediterraneo orientale) si attardarono, conservando spesso a lungo usi e costumi arcaici.
Dipendevano dall'ambiente asperrimo la vita dell'uomo pleistocenico, il quale sarebbe rimasto soccombente se nella dura lotta per l'esistenza non avesse posseduto, oltre ad attitudini fisiche eccezionali, particolari disposizioni spirituali, le quali lo condussero anche, fin da allora, ad un perfezionamento graduale della industria lirica, ad un primo sviluppo sociale, a manifestazioni religiose ed artistiche. Si ha, p. es., probabile documento di un culto di crani fin da fasi paleolitiche inferiori. In grandi anfratti naturali esistenti a Ciu-chu-tien presso Pechino, accanto a focolari ed a resti di una industria lirica molto rude, giacevano crani di un essere umano estremamente primitivo. Si ritengono offerte di primizie ad una divinità, crani di orso speleo, specie estinta, ed ossa lunghe scelte della medesima fiera, collocate con cura in speciali cassette litiche entro i depositi antropici di due caverne site a grande altezza nel cuore di valli alpine di S. Gallo in Svizzera, il Wildermannisloch (m. 1628 s. l. m.) ed il Drachenloch (m. 2445 s. l. m.). In queste caverne avevano avuto temporanee dimore, durante la fase interglaciale recente, arditi cacciatori appunto di orso speleo.
Della pratica del cannibalismo si è creduto di aver trovato indizi fin dai tempi dell'ultima grande espan

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**PRIESTORIA - Roccia figurata di Val Meraviglie. Si notino il bo-**
**vide schematizzato, il pugnaleetto, l'accetta d'arme e la figuretta**
**umana - Monte Bego (Alpi Marittime).**
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**Dalla parte del cannibalismo si è creduto di aver trovato indizi fin dai tempi dell'ultima grande espan-**
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**(da calce in gesso, Roma, Museo Preistorico e Pugliesi)**
**PRIESTORIA - Roccia figurata di Val Meraviglie. Si notino il bo-**
**vide schematizzato, il pugnaleetto, l'accetta d'arme e la figuretta**
**umana - Monte Bego (Alpi Marittime).**
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**Dalla parte del Cannibalismo si è creduto di aver trovato indizi fin dai tempi dell'ultima grande espan-**
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**Dalla parte del Cannibalismo si è creduto di aver trovato indizi fin dai tempi dell'ultima grande espansione glaciale, in una delle grotte del Monte Circeo, la grotta Guattari. Nel fondo di essa, entro una specie di cerchio di pietra, giaceva un cranio isolato, privo della mandibola inferiore, cui era stata demolita ab antiquo la parte posteriore della base. È noto che popolazioni primitive moderne usavano appunto, per riti di cannibai-**
**lismo, estrarre il cervello dalla parte inferiore del cranio. Non si può tuttavia escludere che si sia trattato di sacri-**
**ficio umano. Le sepolture più antiche oggi note, venute in luce in giacimenti francesi dei tempi dell'ultima grande espansione glaciale, attestano già la generale diffusione del concetto di un prolungamento della vita terrena in un mondo invisibile e misterioso in cui l'individuo con-**
**serva una sua personalità. Tale concetto, che emerse sempre più evidente nelle sepolture dei tempi preistorici successivi, fu ampiamente dichiarato dai testi scritti dell'Egitto storico (Libro dei Morti, Libro dei Funerali, ecc.). Man mano che dal Paleolitico inferiore si scende alle civiltà preistoriche più recenti, si avverte una diffu-**
**sione sempre più larga degli usi e dei riti funerari. Le tombe del Paleolitico superiore vennero in luce assai più numerose di quelle accennate del Paleolitico inferiore. Dei tempi più recenti neolitici, eneolitici, di civiltà del bronzo e del ferro, oltre a grandissimo numero di tombe isolate, si hanno, pure numerosi, anche sepolcreti di cen-**
**tinaia di tombe. Si ebbe in genere una continuazione di usi funerari già antichi, pur con molteplici varietà. L'uso della cremazione del cadavere, in luogo della primitiva umanazione, cominciò a diffondersi soltanto durante la civiltà del bronzo; ma non soppresse mai la umanazione sempre larghissimamente usata e dominante in molte regioni.**
**Al defunto si offrivano cibi. Lo stesso corredo funebre (utensili, armi, vasellame) attesta l'intenzione di provve-**
**dere il defunto del viatico indispensabile alla vita ultra-**
**terrena. Non pochi concetti già preistorici rimasero anche in tempi storici. Le numerose e varie manifestazioni di vita spirituale e religiosa delle genti paleolitiche superiori attestano ormai l'esistenza di un più alto grado di civiltà.**
In giacimenti paleolitici superiori europei (francesi, austriaci, ecc.) furono raccolte statuette femminili a tutto tondo, di pietra e di auro: idoli o simboli della fecondità. La donna è rappresentata nuda, quasi sempre steatopigica. L'idolo femminile appare in seguito larghissima mente diffuso, specie nei tempi eneolitici, e poi durante la civiltà del bronzo, dalla valle dell'Indo, dalla Mesopotamia all'Egitto, a Creta, alle Cicladi, all'Asia Minore, alla Grecia, alla Penisola balcanica ed in tutto l'Occidente europeo. Non improbabilmente al primitivo concetto della fecondità si aggiunse quello più o meno vago di Tellus Mater.
Nelle parti più interne di caverne frequentate dall'uomo paleolitico superiore nelle regioni del sud-ovest francese (Font de Gaume, Lascaux, ecc.) e, nella Penisola iberica, nei Monti Cantabri (Altamira, ecc.) verrà atti inciato o dipinsero con perfetto stile e naturalezza le fiere che venivano cacciate o delle quali conservavano il ricordo: il mammut, scarsamente; frequenti la renna, il bisonte, il cavallo, ecc. Queste opere d'arte erano in relazione con concetti, usi, riti teriolatici, o, se si vuole, magico-religiosi. Si hanno infatti vari indizi di pratiche verisimilemente ritenute atte ad agevolare la cattura degli animali raffigurati, i quali fornivano parte notevole alla alimentazione. Appare improbabile trattarsi di pratiche totemistiche. Figurere degli animali stessi, scolpite a tutto tondo od incise su corno di renna o su lastrine di pietra, giacevano entro depositi paleolitici superiori di grotte delle stesse regioni. In tutto il versante mediterraneo della Penisola iberica, da Malaga e da Almeria a Lerida e Tarragona (il cosiddetto Levante spagnolo), sono strappati di rocce e ripari sotto rocce, evidenti sedi di un culto, o di culti aventi attinenza con la vita di quelle genti, con scene dipinte, talora grandiose, di caccia al cervo, di combattimenti e altre scene di vita vissuta. Le figure, uomini ed animali, conservano ancora tratti naturalistici. Si attribuiscono al Paleolitico superiore. Si viene sviluppando contemporaneamente sulle stesse rocce una tendenza a rappresentazioni sempre più schematiche di uomini e di animali. La rappresentazione schematica si sostituisce sulle rocce nei tempi mesolitici, e perdura fino a quelli eneolitici. All'inizio dell'Olocene, ritirati i ghiacciai, l'ambiente naturale (clima, fauna, flora, modellato del suolo, ecc.) si trasformò lentamente in quello attuale. Pure con lenta continuità le industrie umane e gli aspetti culturali paleolitici superiori passarono primamente a quelli detti mesolitici e poi a quelli neolitici. L'uomo neolitico nell'Eurasia e nell'Africa mediterranea si volse precipuamente alla pastorizia ed alla agricoltura. Appaiono aver avuto azione preponderante, specie nel sorgere e nel diffondersi della agricoltura, le fertili zone del prossimo Oriente. Al culmine del Neolitico si ha l'introduzione delle prime armi ed utensili di rame, primo metallo usato. La sua metallurgia, praticata nel prossimo Oriente fin dal VI millennio, si diffuse nei paesi mediterranei ed europei nel corso del III millennio. Si ebbe così la civiltà cui si dà nome di eneolitica o cuprolittica, la quale nell'isola di Creta, nelle Cicladi e nell'Asia Minore ebbe aspetti lussureggianti. Si svilupparono e, come si è detto, si fissarono gli usi ed i riti sepolcrali.
L'azione esercitata dai superiori aspetti culturali del prossimo Oriente ravvisasi anche nella larghissima diffusione dell'idolo femminile di cui già si fece cenno. L'idolo femminile appare anche, dipinto, insieme ad altre raffigurazioni, sulle ricordate rocce del Levante spagnolo, le quali erano sedi di culto. Talora è accompagnato dal simbolo divino dell'ascia: p. es., negli ipogei sepolcrali della valle del Petit Morin (Seine-et-Marne). Nel pieno Eneolitico già si rendeva culto ad una divinità tauriforme, la quale, p. es., in Sardegna, appare rappresentata schematically in neolitico. In un ambiente genericamente ligure ed eneolitico, in diverse regioni francesi, nella Lunigiana, nell'Alto Adige, vennero in luce le cosiddette stele antropomorfe e le statue-menhirs. Le stele antropomorfe sono grandi lastroni, la cui parte anteriore reca scolpita una figurazione umana primitiva e schematica. Le statue-menhirs sono vere statue a tutto tondo. Le stele francesi hanno in genere carattere funerario. Ignorati se le stele lunigianesi fossero segnali di tombe o fossero in relazione con il culto a divinità espressa antropomorficamente. Si pensò pure trattarsi di figurazioni iperantropiche.
La civiltà del bronzo, sorta dall'Eneolitico, si sviluppò nel secondo millennio a. C. Le manifestazioni di concetti religiosi e di culto attribuibili a questa civiltà, particolarmente numerose, offrono evidenza di contatti culturali larghi, talora intensi, fra le genti mediterranee ed europee. Esse rispondevano a concetti, i quali permeavano profondamente la vita spirituale, dal luogo di culto alla tomba: concetti più o meno diversi nelle varie regioni, i quali vennero ad avere parte notevole nella formazione degli etnè preistorici e storici. Tali concetti ebbero infatti la continuità naturalmente insita in quanto ha attinenza a religione. La civiltà del bronzo a Creta e nei paesi egizi, continuazione anch'essa e sviluppo di quella eneolitica, appare una lussureggiante protostoria. A Creta, nei tempi propriamente minoici ed in quelli immediatamente successivi, luoghi di culto erano vette di monti, grotte, sacelli entro i grandi palazzi (Cnossos, Feste). Uno dei simboli della divinità più frequenti era la scure bipenne, spesso raffigurata sovrapposta alle cosiddette «corno di consecrazione», alla schematizzazione cioè della testa taurina. Altre volte la testa del toro, l'animale sacro per eccellenza a Creta, è riprodotta invece per intero. Altro simbolo della divinità era l'arma difensiva, il tipico scudo bilobato. Praticavasi anche un culto bellico, culto reso cioè a pietra sacra o betilo. I simboli accennati vennero rappresentati in scene sacre o religioso-funerarie, nelle quali vedesi altresì l'albero sacro. Probabili simboli religiosi erano anche il pilastro e la colonna, i quali nelle rappresentazioni appaiono spesso associati ad animali evidentemente sacri: il leone, la colomba, ecc. Alcune scene presentano la divinità femminile dominante le forze naturali, e della generazione. La maggior parte delle sue qualità passò nella mitologia greca a Rea, a Cibele, ecc. Mostri fantastici, il grifo, la sfinge, ecc. vennero ripetutamente raffigurati. Anche nel mondo miceneo della seconda metà del III millennio riapparirono le figurazioni della testa taurina con la bipenne, la dea nuda con le colombe ed altri simboli. L'azione culturale egaa irradiò largamente anche sulle coste dell'Jonio, in Sicilia e in Sardegna.
Le multiformi manifestazioni religiose di civiltà ènea conosciute ormai in numero notevole nel nostro paese e nell'Europa occidentale, centrale e settentrionale dàmo l'idea di varietà di concezioni della divinità, le quali non di rado appaiono affini od analoghe a quelle cretesi-micene. Divinità varie avevano sede, o si impersonavano, in monti, fiumi e fonti. L'uomo, pastore ed agricoltore, rese una forma di culto non più agli animali che venivano cacciati, ma a quello che più gli era utile, il bovide. Adducasi una montagna sacra, Monte Bego (m. 2873) nelle Alpi Marittime: nella varia istoriazione delle rocce levigate, si otte il 2005 in. s. l. m., predomina appunto la figura del bovide. L'anima è rappresentato per lo più con estremo schematismo; talora anche aggiogato all'aratro. In Sardegna il culto ad una divinità tauriforme, già documentato nei ricordati ipogei sepolcrali in Anghelu-Ruju del pieno eneolitico, continuò anche nei tempi nuragici; la protome taurina ornò la costruzione megalitica ricoprente, nel tempio di S. Anastasia di Sàrdara, la fonte di acqua salutare. La divinità tauriforme, protettrice della tomba, appare perciò collegata anche col culto delle acque salutari. Si ripete il culto dell'aroma; ne sono esempio le stesse rocce incise di Monte Bego, dove accanto al bovide furono rappresentati con grande frequenza il pugnale, la spada e l'accetta d'arme. Nel tempio nuragico di S. Vittoria di Serri (Cagliari), la vera bipenne ènea cretese venne alzata su un sottile pilastro. L'agricoltore guardava il Sole come all'astro datore di luce, all'astro che fa germogliare il seme. Il culto solare fu largamente diffuso presso le genti mediterranee ed europee. Così sulle rocce incise della Scandinavia meridionale la ruota crucifera, immagine del carro solare, appare sollevata da figura umana o portata sulla barca. Eccezionalmente anche sulle rocce incise di Monte Bego si vede la ruota crucifera, qui strettamente collegata con il bovide. Il culto solare in Egitto fu il fon-
damento di quella religione, dimostrata dai templi colossali, dalle grandi iscrizioni monumentali, dai numerosi papiri. Altro simbolo solare nell'Europa centrale e settentrionale era il cigno. Aveva larga diffusione il culto già accennato delle acque salutari: vanno qui ricordate, p. es., le caverne di Pertosa e di Latronico nei monti del Salernitano. Grandi monumenti di culto furono, dal Paleolitico all'alba dei tempi storici, le figurazioni rupestri. Se ne ritrovano numerose in varie parti del mondo, anche presso le popolazioni primitive moderne. Si disse della varia figurazione delle rocce del Levante spagnolo, perduata fino all'Eneolitico. La figurazione a Monte Bego ebbe inizio, con particolare carattere, nei tempi che precedettero la civiltà cena: continuò, con le forme sopraccampate, almeno fino al principio della civiltà del ferro. È verosimile che le rocce su cui si incideva, o meno frequentemente si dipingeva, fossero in genere considerate sede di divinità. Su rocce della Scandinavia, in prossimità di corsi d'acqua o di cascate, genti neolitiche ancora dedite alla caccia incisore figure di alce e di altri animali, che costituivano la loro alimentazione. Durante la civiltà cena le genti agricole della Scandinavia incisero la ruota solare, l'aratro ed altre figure associate. Nell'Africa settentrionale forse dagli ultimi tempi del Paleolitico fino, si può dire, ai tempi storici, su rocce prossime a sorgenti vennero rappresentati animali vari, alcuni dei quali in seguito emigrati e scomparsi. Dai tempi più antichi si accompagnarono, o seguirono, molteplici altre figurazioni. Si può ritenere che i concetti religiosi vari, in embrione nei tempi neolitici, svoltisi e via via determinati durante la civiltà eneolitica e del bronzo, non siano scomparsi, ma gradatamente trasformati, durante la civiltà del ferro, con ritardo maggiore o minore nelle regioni più o meno lontane dai grandi centri mediterranei di civiltà. L'istoriazione di Monte Bego, p. es., continuò per vari secoli ancora durante la civiltà del ferro. Un forte sostrato mediterraneo è riconoscibile anche nelle religioni classiche, greca e latina. - Vedi tav. CXXXI.
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