POMPA. - Dal gr. πομπή « corteo » (da πέμπω « invio », « accompagno »), è il solenne corteo che in Grecia e in Roma accompagna: 1) magistrati e simboli sacri verso un luogo consacrato, un tempio (v. PROCESSIONE) o verso una località di pubblici giuochi; 2) la sposa alla casa dello sposo; 3) il defunto alla sepoltura. Nella p. è sempre implicito un valore religioso.
Nella p. nunziale (p. nuptialis) la fanciulla esce dall' casa paterna accompagnata dal parentado e preceduta da una scorta di coetanee e di giovanetti; nei funerali (p. funeris) precedevano il feretro il banditore (proeco) e il tibicine (sitice) che modulava la cantilena funebre, le insegne delle cariche sostenute, le immagini in cera degli antenati; nella p. trionfale (p. triumphalis) il generale, vestito di porpora e coronato di alloro, avanzava su una quadriga tirata da cavalli bianchi verso il Campidoglio; di qui il solenne corteo scendeva nel circo per i giochi o votati dal vincitore o normali alla fine della campagna di guerra autunnale; e ciò spiega l'affinità tra la p. trionfale e quella circense.
Nella p. circense (p. circensis) teneva il primo luogo il magistrato che procedeva su una biga, con la toga di porpora, la tunica palmata, la corona in capo e lo scettro con l'aquila in mano. Il corteo era aperto da giovinetti che avessero entrambi i genitori viventi; seguivano coloro che prendevano parte ai giochi, ministri inferiori del culto con incensieri fumiganti, sacerdoti, le immagini degli dei portate a braccia, oppure su barelle (fercula) e i loro attributi e simboli primitivi forse a tipo di feticcio, dette con benevolo eufemismo exuviae deorum, su piccoli carri a due ruote. La p. circense, uscita dal Campidoglio, giungeva al Circo Massimo e vi girava attorno alla spina per farsi ammirare dal popolo. Giunto il corteo sotto il balcone del magistrato che presiedeva, si celebrava un sacrificio, indi si dava principio ai giochi. La più ampia descrizione della p. circense è quella di Dionigi d'Alicarnasso (VII, 70).
L'ostentata manifestazione di culto pagano propria della p., che per il cristianesimo era manifestazione diabolica (omnes di gentium daemonia), ha fatto sì che nel rito battesimale il catecumeno sia invitato a rinunciare alle p. (Tertulliano, De cor., 3 « alla p. ») di Satana compendiando in questa parola tutte le cerimonie e le vanità derivanti dal paganesimo.