PLUTARCO DI CHERONEA

PLUTARCO di CHERONEA. - Filosofo e sto-riografo greco, n. in Cheronea (Beozia) tra il 46 e il 50 d. C. Studiò filosofia e matematica in Atene. Soggiornò a lungo a Roma. Ritornato definitivamente a Cheronea dopo il 96, fu arconte della citta-dina e sacerdote delfico. M. fra il 120 e il 127. Dottissimo e versatile, è tra i più fecondi scrittori antici rimangono sotto il suo nome un'ottantina di scritti vari, detti genericamente 'Hōvxá (Moralia), di cui tanti spuri o dubbi, e 50 biografie di uomini illustri. Perdute le molte altre sue opere.

Fra i Moralia, il De animae procreatione in Timaeo e le Quaestiones platonicae dissertano su punti difficili del platonismo; il De stoicorum repugnantis, il De com-munibus notitiis, e il De paradoxis stoicorum polemizano contro la Stoia; l'Adversus Coloten, il Non posse suaviter vivi secundum Epicurum e il De latenter vivendo combatto non l'epicureismo. Di argomento religioso o filosofico-religioso sono il dialogo De sera numinis vindicta (il ritardo o l'apparente mancanza, della punizione terrena di taluni colpevoli non contrasta con la Provvidenza), i dialoghi De Ei Delphico, De defectu oraculorum, De Pythiae oraculis (che speculano su cose attinenti al χρηστήριον pitico), il De Iside et Osiride, che illustra il mito egiziano e vi scorge un'allegoria del dualismo cosmico fra Bene e Male. Figura nel De Iside (come pure nel De defectu oraculorum) anche la concezione dei demoni, i quali si ritrovano nel

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PLUTARCO di CHERONEA. - P. scrive seduto sotto un albero a cui è appeso uno strumento musicale. Incisione in legno del Plutarchiae biographiae epithome, Petrarca 1501 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.

dialogo De genio Socratis e nel mito finale del De facie in orbe Lunae, libretto prevalentemente astronomico. Oltre al De facie, altri opuscoli attestano la dottrina di P. in fatto di scienze naturali.

Più popolari sono gli scritti propriamente etici, atti-nenti alla parte della filosofia che P. prediligeva. Nel De virtute morali è propugnata la metropatia academico-peripatetica; nel De profectibus in virtute si studiano i segni psicologici del progresso morale; nel De cohibenda ira, nel De garrulitate e in altri opuscoli si mostrano sintomi e rimedi dei morbi e vizi dell'anima. Delle virtù familiari trattano il De fraterno amore e i Coniugalia praecepta, dell'amicizia il De adulatore et amico e il De amicorum multitudine (egugliati in finezza dal De inimicorum utilitate). Contenuto più generale ha il De tran-quillitate animi (la virtù e il dominio sulle passioni pro-curano la pace interiore), cui vanno riaccostati gli scritti confortatori rivolti ad uxorem e a un esule (De exilio). Rientrano nell'etica gli opuscoli pedagogici De audiendi poëtis (sul modo in cui i giovani debbono ascoltare e intendere la poesia) e il De audiendo, sul modo di ascol-tare lezioni e discorsi (il superficiale libretto De educatione puerorum appare spurio); ed etico è il succo delle operette politiche (Praecpta gerendae reipublicae ecc.), in cui si esprime un alto senso della vita pubblica.

Il pensiero di P. è essenzialmente platonico: egli stesso chiama l'Accademia estixta πατρίζα (De ser. num. vind., 4). Ma si tratta di un platonismo eclettizzante, conforme ai tempi, con una spiccata coloritura pitagorica (speculazioni sui numeri, demonologia), con influssi aristo-telici (soprattutto nell'etica), e non senza una vena di scespi neoaccademica (v. GRECIA). STOICISMO (v.) P. è in dissidio (avversandone il panteismo, il fatasismo, il rigorismo etico); attinge però molte idee dalla media Stoa (e segnatamente da Posidonio). Ostilissimo agli epicurei, ANIMA (v.). Ammette un Dio supremo e perfetto, qualificabile come l'Essere vero (mentre le cose mutevoli

non hanno la piena sussistenza), trascendente ed elevatissimo rispetto all'uomo; e ammette insieme una materia eterna, e inoltre un'anima universale preesistente, come la materia, alla cosmogonia, e originariamente irrazionale e cattiva, anzi principio di male (mentre la materia è per sé neutra). Con l'azione cosmogonica (che P. concepisce come temporale) Dio, principio del bene, ordinò la materia infondendo la ragione nella ψυχή primitiva; ma l'elemento irrazionale resta pur sempre nell'Anima stessa; e così permane nell'universo una ἀρχή κενός in perenne contrasto con Dio (De an. procr. in Timaeo; De Iside et Os.). In questo dualismo (di marca zoroastriana) P. si stacca dalla maggior parte dei platonici perché si rifiuta d'identificare il male con la materia e ne fa un principio a sé; e mostra originalità nel riattaccare la sua concezione orientaleggiante a Platone stesso, all'ἀρχή delle Leggi (Platone, Leg., 986 C, 808 C), all'Ἀνάγκη del Timeo e della Repubblica, alla μερίστή ουσία del Timeo (cf. Tim., 35 A). Oltre al Dio sommo, egli ammette poi (malgrado l'intima tendenza monotetica) dei minori e demoni intermediari fra la Divinità e gli uomini (ed anche demoni cattivi); e aderisce alla religione patria, allegorizzando sui miti e identificando numi orientali con numi ellenici (non conobbe il cristianesimo). Quanto all'uomo, professa lo spiritualismo platonico; ma distingue il νόμος dall'anima vera e propria (cf. De gen. Socratis, 22; De fac. in orbe Lun., 28). In morale, non vuole l'apatia, bensì la μεσό-τῆς aristotelica; e vede nell'insegnamento della virtù il compito più alto del filosofo (sul fine prevalentemente etico della filosofia, cf. tra l'altro De prof. in virt., 7; Adv. Colot., 2). In pedagogia non dà contributi fondamentali, ma solo buoni pensieri e consigli: approva, contro Platone, la lettura dei poeti e ammette l'educazione delle donne.

Le Vite sono quasi tutte riunite in coppie (Βλαπακλόλη) in cui figurano a scopo di paragone un greco e un romano (p. es., Teseo-Romolo, Pericle-Fabio Massimo, Alessandro-Cesare, ecc.). Vi sono poi 4 Βλασμαλοί. P. mira essenzialmente a rappresentare il carattere dei personaggi; e perciò la larga parte anche alla loro vita privata, ad aneddoti e a motti. Persegue una finalità etica, e presenta soprattutto esempi di virtù (non tralasciando però vizi e difetti). Narra la storia drammaticamente, ma senza romanzi. Usa in genere buone fonti, e non ama scontarsi dalla verità, pur mancando di un profondo senso critico. Malgrado errori e deficienze, le Vite (escluse naturalmente quelle relative a tempi leggendari) risultano abbastanza degne di fede e danno un'immagine viva di molti protagonisti della storia antica. Il significato etico le congiunge con i Moralia.

L'immenso influsso di P. attraverso i secoli appare giustificato. Come biografo degli «eroi» egli ha effettuato la struttura grandissima (ispirò Shakespeare e Alfieri e piacque a moltissimi uomini grandi). Come moralista, si fa amare per la finezza psicologica e l'arte delicata di «medico delle anime». Rispetto alla filosofia teoretica, pur senza forte originalità, si rivela pensatore cosciente e non privo di vedute personali, e occupa un posto notevole nel platonismo di mezzo.

BIBL.: la più recente ed completa dei Moralia è quella di G. N. Bernardakis, 7 voll., Lipsia 1888-96; in corso la nuova tenebrinaria di K. Hubert, W. Nachstädt, W. R. Paton, M. Pohlenz, H. Wegehaupt, ecc. (usciti 4 voll.). Edd. dei singoli opuscoli: De Iside, ed. G. Parthey, Berlino 1850; Pythici dialogi tres, ed. R. Paton, ivi 1893; De Eí, ed. R. Del Re (con trad. it.), Napoli 1937; De Eí, ed. R. Flacelière, Parigi 1941; De def. orac., ivi 1947; ecc. Delle Vitae ed. principale è la tenebrinaria di C. Lindskog-K. Ziegler (1914-35). Trad. II. degli Opuscoli di M. Adriani, Napoli 1841, delle Vite di G. Pompei, Verona 1775, e di M. Adriani, Firenze 1859. Su P.: R. Volkmann, Leben, Schriften u. Philos. des Plutarchos, 2a ed., Berlino 1873; O. Gréard, La morale de Plutarque, 4a ed., Parigi 1885; F. Leo, Die griechisch-römische Biographie, Lipsia 1901; Th. Eisele, Die Dämonologie Plutarchos, in Arch. f. Gesch. d. Philos., 17 (1904), pp. 28-51; H. Hirzel, Plutarchos, Lipsia 1912; J. Hartmann, De Plutarcho..., Leida 1916; B. Latzarus, Les idées religieuses de Plutarque, Parigi 1920; D. Bassi, Il pensiero morale, PLUTARCO di CHERONEA - Frontespizio degli Apophthegmata ad Traianum, stampati da Vindelino da Spina, Venezia 1471 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.