CRETA. - Isola del Mediterraneo a sud-est della Grecia, detta anche Candia dal nome della sua principale città.
Lunga 250 km. da est ad ovest, larga in media 35 km., con una superficie di 8500 kmq., chiude trasversalmente a sud il Mar Egeo. È costituita da catene di montagne limitanti piccole pianure, con al centro il grande massiccio dell'Ida. Non ha fiumi importanti, ma le numerose valli si trasformano in torrenti durante il periodo delle piogge. La fertilità del suolo e la lussureggiante vegetazione, negli spazi limitati, era ben nota agli antichi (Strabone, X, 4, 4; Plinio, Nat. hist., XII, 11, 45).
Poco conosciuta è la storia primitiva (periodo minoico antico, 3500-2100 a. C., medio fino al 1580, recente fino al 1200 a. C.) dell'isola, ove si formò, dal 1600 al 1700, la civiltà egeo-micene che tanto influì sulla Grecia. Prevale oggi l'opinione che Kefitw dei documenti egizi e Cephor della Bibbia (Gen. 10, 14) (Kafara nei testi cuneiformi) sia C., paese d'origine dei Filistei (Jer. 47, 7; Am. 9, 7). Le esplorazioni archeologiche attestano una grande attività commerciale con l'Egitto e con le altre regioni mediterranee dal III millennio al 1400 a. C. In Egitto sono stati infatti rinvenuti molti oggetti d'arte cretese e nell'isola molte importazioni egizie. Dopo la conquista dorica (1200 a. C.) si ebbe un gran frazionamento dell'isola, con numerosissime città. Omero parla di 60 città (Odissea, XIX, 174) e di 100 (Hades, II, 649), naturalmente di estensione e importanza molto diverse: ma Cnosso e Gortina dove è stata ritrovata la grande iscrizione dell'antico diritto cretese, sec. VI-V. a. C., presero e conservarono il predominio. C. non prese parte alla guerra contro i Persiani né a quella del Peloponneso. Le varie città ebbero durevoli relazioni con i Tolomei e con la Cirenaica. Nel 67 C. cadde in potere di Roma, e Cecilio Metello ricevì il titolo di Creticus. Nell'ordinamento dell'Impero dell'anno 27 Augusto riunì C. con Cirene in una sola provincia senatoria. Il governatore, di rango pretorio, risiedeva a Gortina.
I Giudei erano numerosi nelle città dell'isola, specialmente a Gortina, come risulta dalla lettera del consolo Lucio (I Mach. 15, 23; Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XVII, 121; Bell. Iud., II, 7, 1). Testimoni a Gerusalemme della Pentecoste cristiana ne riportarono in patria il messaggio cristiano (Act. 2, 11). La nave che trasportava Paolo nel viaggio da Cesarea a Roma, girato il capo Salmone, avanzò verso la costa meridionale per giungere alla baia di Buoni Porti (καλῶι Αλ-μένος, Volg. Boniportus), presso la città di Lasaia (Act. 27, 7-8). Contro il consiglio di Paolo (Act. 27, 10, 21-26), il centurione partì di lì per raggiungere Fenice, portò più atto a svernare, ma dal vento contrario la nave fu portata in balia delle onde (Act. 27, 16-21). Dopo la liberazione dal carcere di Roma, Paolo fu in C. insieme con Tito e ne ripartì lasciando Vito per istituirvi gli «anziani» o «ispettori» delle chiese e per salvaguardare la dottrina evangelica che giudiazzi cariatori tentavano di corrompere.
I Cretesi già nell'antichità non godevano buona fama; Paolo nella lettera a Tito (1, 12), cita, approvando, dagli oracoli di Epimenide, il detto: «I Cretesi sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri».
Nel secc. V-VIII si contavano in C. 8 diocesi perché 8 erano i vescovi che firmarono una lettera indirizzata all'imperatore Leone I al Concilio di Calcedonia (451) e altrettanti furono presenti al II Concilio di Nicea (787).
In C. era venerato un gruppo di 10 martiri (BHG, nn. 1196-97) detti «martiri provinciali» nella citata lettera dei vescovi cretesi a Leone I. Il loro martiri fu forse scritto a Gortina nel sec. IV e perciò noto ai detti vescovi (P. Franchi de' Cavalieri, I dieci martiri di C.,
in Miscellanea G. Mercati, V [Studi e Testi, 125], Città del Vaticano 1946, pp. 7-40).
Di s. Cirillo vescovo e martire di Gortina non si hanno notizie autentiche. A Gortina appartengono all'età bizantina la chiesa di S. Tito a cupola sostenuta da quattro pilastri e quella rinvenuta in località Vigles. Esplorazioni hanno portato alla scoperta di un gruppo di antiche iscrizioni cristiane tra le quali notevole l'epitaffio di un vescovo di nome Eclesiadoro.
Per il tempo posteriore: V. CANDIA.