PIANTA, CULTO della. - Il valore sacro della p., erba o albero, è documentato presso tutti i popoli, sia che la p. faccia parte di una foresta, sia che si erga solitaria in mezzo a una radura o su una vetta, sia che produca frutti o altri elementi particolarmente utili alla vita dell'uomo.
Fin da principio la p. si trova, nel culto, PETRA (v.), roccia o altro simulacro litico, presso una fonte, in una località che è considerata sacra, come dimostra la costante presenza di un'ara. L'associazione di p. e pietra è evidente non solo in Israele dove sui «luoghi alti», colline destinate al culto, pietre ritte (τάσεα, μασέβλαι) e alberi formavano gruppo, ma anche presso le popolazioni prearie di Mohenjo Daro in India, nella Creta preellenica, dove pilastri, colonne e alberi sono frequentati nel culto, come si rileva dai sigilli aurei di Micene. S'intende che l'albero, come del resto la pietra, non è adorato per se stesso, ma per la potenza soprannaturale che racchiude e che si esprime con il suo tendere verso l'alto, con la sua capacità di risorgere ad ogni nuova primavera, il che suggerisce l'idea della perennità della vita. Tale potenza sopranormale viene concretata in una divinità, varia secondo i vari pantheon: Osiride nel cedro, Hathor nel sicomoro, Zeus di Dodona nella quercia, nel lauro Apollo delfico, e così via. Si può affermare anzi che l'epifania di una divinità attraversa un albero sia un motivo normale nell'arte plastica paleorientale e indomesopotamica (Eliade, Pestalozza) e che abbia significato sostanzialmente fecondativo. La presenza di una potenza soprannormale dà alla p. il suo valore magico-medicinale, che rimane ad essa aderente anche quando l'ideazione religiosa cambia e che è il più sovente suggerito dalla forma e dalle caratteristiche esterne della p. (teoria magico-medicinale delle segnature).
L'albero cosmico. - Presso i Germani cantati dall'Edda, l'universo è stato concepito come retto da un albero gi
gantesco che ha tre radici, una nel sottosuolo, una sulla terra e la terza nel cielo: è il frassino cosmico chiamato Yggdrasil. Ad esso è legata la sorte del mondo. Le Nome, due del destino, l'alimentano con l'acqua del lago Mimer, mentre alla radice sta la vivera Nidhog che cerca di abbatterlo (l'Yggdrasil richiama l'Irminsul adorato dai Sassoni, detto la «colonna del mondo» dal cronista Rodolfo di Fulda). Esso è destinato ad essere incendiato, provocando l'incendio del mondo e il crepuscolo degli dèi (Götterdämmerung); ma dalle ceneri sorgerà un nuovo mondo dove gli dèi prepareranno agli uomini una sorte felice. Il mito dell'albero cosmico si trova in Finlandia, in Estonia, presso le popolazioni del nord dell'Asia dov'è un abete, nell'India dov'è un fico (Ficus religiosa); presso i primitivi dell'America del Nord e dell'Oceania (Krape), perfino nel folklore della Grecia moderna dove l'albero (o la colonna) è rosso alle radici da perfidi demoni (calli-cantzari) i quali compierebbero la loro opera se nei dodici giorni dal Natale all'Epifania non fossero chiamati sulla terra, ciò che permette all'albero di ricrescere.
L'albero capovolto. - La speculazione brahmanica, interpretando la creazione come un movimento discendente dall'alto, a somiglianza dei raggi del sole che dall'alto piovono sulla terra, ha immaginato l'albero cosmico con le radici in alto e i rami ombreggianti in basso la terra (Rgveda, I, 24, 7). Il significato mistico di questo capovolgimento è che, siccome i rami rivolti in basso significano l'attaccamento alle cose impermanenti del mondo, l'asceta deve separare il tronco dalle radici con l'arma della conoscenza, ottenendo con ciò la liberazione (Bha-gavad-Gita, XV, 1-3). Il mito dell'albero capovolto si ritrova anche nella mistica cabalistica degli Ebrei (Zohar). Dante stesso lo conosce quando accenna all'a albero che vive della cima (Par., XVIII, 29); un'eco se ne ha nel Quadrigeio di F. Frezzi (IV, 2) dove si parla di un albero che «dentro al ciel avea la sua radice e giù in verso la terra, i rami spande».
L'albero della vita. - Presso gli Ebrei, vita (v.) era in origine piantato in mezzo al paradiso terrestre (Gen. 2, 9) ed era dotato di virtù possente. Il significato dell'albero come emblema di vita e di fecondità lo si deduce infine anche dalle feste di maggio del folklore europeo, specialmente tedesco, che sono tutte dirette a esaltare il rinnovamento della natura espresso dall'albero, intorno al quale giovani dei due sessi intrecciano danze con significato di incrementare la fecondità della vegetazione e della vita umana, come negli antichi riti agrari.