PIETRA, CULTO della. — Il culto della p. è universale e lo si trova o in atto o allo stato di sopravvivenza sotto ogni latitudine.
Una p. può assumere per il primitivo un valore mistico, e quindi sacro, a seconda della forma e della qualità ed essere ritenuta come incorporazione di spiriti possenti, capaci di produrre, se abilmente provocati, gli effetti più mirabili. Le p. pertanto sono adoperate come mezzo magico di prim'ordine. Possono provocare la pioggia in tempo di siccità, se gettate nell'acqua, come fanno i Samaoni, e se spruzzate di acqua, come facevano i Romani con il lapis manalis nella cerimonia dell'aquaelecium; ovvero possono procurare fertilità agli alberi, ai campi, alle persone. Le p. megalitiche sono ritenute un mezzo fertilizzante per le giovani coppie che si appressano ad esse e vi si stropicciano perché ritengono chiuso in esse lo spirito degli antenati. Presso i Bhil dell'India centrale p. di tipo megalitico sono ritenute albergo provvisorio delle anime dei defunti e si trovano per solito a distanza dalla tomba; ma se il sepolto è ivi caduto per morte violenta, o di fulmine o per morso di animali, il megalito viene edificato proprio nel luogo della morte ed ha significato di fertilizzazione dei campi a causa del morto che ivi giace sepolto. La p. con il suo carattere di stabilità è simbolica garanzia del mantenimento delle promesse e dei patti; perciò su di essa si pronunciano i giuramenti. Così il novizio brahmano tenendo un piede su di una p. giura di mantenersi saldo nel suo proposito; e in Atene gli arconti dinanzi a una p. giuravano di salvaguardare le leggi della città. In Roma dal tempio di Giove Feretri si prendeva la pietra sacra (*lapis silex*), che i feciali portavano con sé recandosi a stringere trattati, e per *lorem lapidem* si giurava. Sacre erano anche p. (*termini*) che segnavano il confine della proprietà: ad esse si rendeva culto nelle feste Terminali.
Il culto della p. è documentato fino dall'epoca preistorica, come dimostrano i monumenti megalitici. È noto il culto che i preistorici ebbero per l'ascia (e che si trova ampiamente documentato anche nella civiltà minoica), culto dimostrato anche dal folklore, nel quale le asce di pietra e le cuspidi di freccia sono considerate di provenienza celeste e chiamate «pietre di fulmine». Come meteoriti vanno considerate la p. nera incassata nella testa del simulacro di Cibele e la p. adorata dagli Arabi pagani nella Kab'bah alla Mecca, il cui culto si è perpetuato nell'islamismo. Il culto della p., sia aniconica (a forma di cilindro o di cono o squadrata) sia rozzamente scolpita, si trova diffuso in tutto l'Oriente anche in epoca storica (v. BETILO). Presso i Cananei era diffuso il culto dei luoghi alti su cui si ergevano pietre sacre (*masiébhah*) alle quali si diresse, nonostante la protesta dei profeti, il culto degli Ebrei. Il simulacro di Afrodite a Pafo era una p. conica e tale era la p. nera di Emesa. Una p. conica a punta ovoidale era anche l'omfalo di Delfi. P. sacre erano anche le erme che si ergevano in Grecia a protezione dei crocifichi; pietre che poi assunsero l'aspetto e il significato del dio Ermete. Sull'abbandanza dei simulacri di p. nei santuari di Grecia è testimonio Pausania.