PIETRA SACRA (*PETRA SACRA*, TABULA SACRA; *GESTATORIUM*, *ITINERARIUS*, *VIATICUM*)

PIETRA SACRA (*petra sacra*, tabula sacra; *gestatorium*, *itinerarius*, *viaticum*). — Lastra quadrata o rettangolare (25 x 30 cm.) consacrata dal vescovo e contenente un incavo per riporvi reliquie di santi martiri; serve come altare per celebrarvi la S. Messa, ovunque non vi sia un altare consacrato fisso.

Vien detta altare portatile o gestatorio, perché trasformabile da un luogo all'altro, specialmente adatto per i viaggi (*altare itinerarium*, *altare viaticum*, *lapis itinerarius*); si dice anche superaltare, perché s'inserisce in un altare non consacrato mobile o fisso. Il CIC, can. 1197, 1, 2 prescrive che sia una sola pietra naturale intatta, così ampia da contenere l'Ostia e la maggior parte del calice. Incominciò ad usarsi dopo Costantino quando l'altare nella chiesa finora mobile divenne fisso e non fu più permesso di celebrare la S. Messa fuori d'un altare consacrato. Le prime notizie sicure nell'Occidente sono del sec. VI (da una lettera del 511 indirizzata a due sacerdoti inglesi che andavano missionari in Bretagna); ma forse era già in uso perché nella lettera è considerata come cosa ben conosciuta e necessaria per celebrare la S. Messa nei viaggi. Poi s. Beda racconta di due s. Ewaldi, missionari presso i Sassoni, che portarono con sé una

tavola per far le veci d'un altare. Nel primo millennio si usavano tavole di pietra o di legno (p. es., la tavola di quercia rivestita di lamine d'argento trovata nel sepolcro di s. Cutterto a Durban, Irlanda); spesso la p. s. era inserita nella tavola di legno o inquadrata in una cornice o cassetta di legno; talvolta poi era molto piccola, di porfido, d'onice, di cristallo di rocca, o anche d'ardesia; le reliquie si mettevano tra la pietra e il legno circostante o nella cassetta di legno. Queste ultime oggi non sono più permesse (decr. aut. 3162 del 31 ag. 1867). Nel medioevo si preferiva la forma rettangolare, talvolta anche ovale o rotonda; poi dal sec. XV la forma quadrata. La dimensione varia da 48,5 x 36,7 e 12,5 x 7,5 cm. (la più piccola p. s. è del Portatile d'Egberto a Treviri e misura 2,4 x 2,4 cm.). S. Carlo Borromeo prescrive 36 x 29 cm.; il codice nota soltanto una misura sufficiente da contenere l'Ostia con la maggior parte del piede del calice. Nella consacrazione di un altare fisso non mancavano mai le reliquie da includersi nel sepolcro; per i portatili, invece, nel medioevo fino al sec. XIII, non c'erano disposizioni precise. Come segni della consacrazione s'immettevano piccole croci fin dal sec. XV.

Fuori della chiesa o di un oratorio, pubblico o semibubblico, possono celebrare la S. Messa sull'altare portatile solo coloro che ne hanno il privilegio.

Bibl.: J. Braun, *Der christl. Altar*, I, Monaco 1924, pp. 419-517; M. Righetti, *Man. di st. liturg.*, 2a ed., I, Milano 1926, pp. 428-30.