PIETISMO

PIETISMO. - Il nome di p. venne dato per derisione a un movimento di riforma determinato, nel sec. XVII, in seno al luteranesimo tedesco, e fu usato la prima volta, come sembra, nel 1675 a Hessen-Darmstadt.

I. STORIA

Il sorgere del p. si spiega con le condizioni religiose della Germania, dopo la guerra dei trent'anni. Il luteranesimo era scosso da continue controversie, i teologi ponevano i libri simbolici sullo stesso piano della S. Scrittura e volentieri cavillavano sulle formule; la teologia era arida, le chiese erano ovunque assoggettate ai signori del luogo, la predicazione non presentava più nulla di vivo, infarcita com'era di mal digerita erudizione e di polemiche fuori posto; il clero, ben provvisto, era pigro e mondano. Il popolo nascondeva spesso gravi vizi sotto una farisaica devozione. Il p. fu una reazione contro questa condizione di cose. Si possono distinguere nella storia del p. tre periodi:

1. Prima di Spener

La reazione contro il formalismo teologico si manifestò fin dal sec. XVI; ne furono rappresentanti V. Weigel (m. nel 1588) Böhme (v.). Le opere del Weigel non furono pubblicate che nel 1616-1618 e provocarono vivaci discussioni. Il precursore primario di Spener, però, fu Giovanni Arndt (v.). Nella sua opera Vom wahren Christentum (Brunswick 1606-1608), egli oppose la vita di Gesù Cristo alla vanità del sapere puramente formale; non si deve però dimenticare che questo p. ante litteram fece la sua comparsa nel quadro della Confessione di Augusta e presenta gli aspetti essenziali del luteranesimo.

2. Durante la vita di Spener

La storia riconosce in Filippo Giacomo Spener il fondatore del p. propriamente detto. N. a Ribeauvillé (Alsazia) il 23 (25) genn. 1635, ricevette le prime impressioni del «vero cristianesimo» dal cappellano del castello del conte di Ribeauperre, la cui consorte era sua madrina. Uno dei primi libri che le fece fu quello citato di Arndt, cui aggiunse gli autori puritani inglesi, particolarmente Richard Baxter (Saints' everlasting Rest [1670]). Compilò i suoi studi nell'Università di Strasbourg, dove subì l'influenza di due valenti maestri, l'esegue Sebastiano Schmidt e il teologo Dannhauer, il quale gli ispirò una grande avversione al formalismo e gli diede il gusto della vita interiore. Dopo la laurea (1659), lo Spener tenne corsi a Basilea, poi a Ginevra, dove seguì con interesse i sermoni del «riformatore» Labadie (v.), poi a Strasbourg e a Tubinga, dove ebbe contatto con parecchi maestri dell'Università. Libero predicatore a Strasbourg, lo Spener divenne, nel 1666, primo pastore di Francoforte. La necessità della rigenerazione divenne per lui una specie di ritornello. Per una singolare coincidenza, quando Labadie, disgustato dell'indifferenza delle masse, istituì a Ginevra delle «riunioni di pietà», Spener, che era allo oscuro di tale iniziativa, sentì lo stesso bisogno e invitò i suoi parrocchiani più fervorosi a sostituire ai giuochi domenicali per riunioni con letture edificanti. Lanciò il suo primo appello nel sermone della 17a domenica dopo la festa della S.ma Trinità del 1669. Tale fu l'origine dei Collegia pietatis, istituiti nel 1670; da questo nome derivò il soprannome di p. o anche di «cristianesimo di convivenza», che fu dato al movimento. Le riunioni avevano luogo nella casa di Spener, due volte alla settimana: si ritornava sulla predicazione della domenica precedente, si leggeva e commentava la pagina del Vangelo relativa, e poi si leggeva opere devote e si facevano canti. A partire dal 1675, la lettura e lo studio della Bibbia, fatti senza alcuna preoccupazione di esegesi scientifica, divenne l'oggetto principale di tali riunioni, le quali furono trasferite nella sala delle istruzioni catechistiche. Gli assidui alle «conventicole» concepirono un sincero orgoglio del loro «vero cristianesimo», e cominciarono a disprezzare apertamente o anche a denigrare tutti coloro che erano rimasti estranei al movimento. Spener si oppose con energia a questa specie di separatismo, ma non poté impedire che il p. degenerasse in un intollerante «bigottismo». Nel 1675 pubblicò i sermoni di Arndt, dimostrando così che egli si collegava direttamente a quel precursore. Vi aggiunse una lunga introduzione che fece un gran rumore e che fu poi pubblicata a parte nel 1678 con il titolo: Pia desideria. In quest'opera si deve cercare l'essenza del p. secondo lo Spener. Si apre con una impressionante descrizione della decadenza del luteranesimo e costituisce una documentazione storica di grande valore, anche se non sono da prendere alla lettera le asserzioni di un «riformatore», troppo incline a calcar le tinte. A rimedio suggerisce i seguenti mezzi di «rigenerazione»: a) lettura quotidiana della Bibbia in famiglia o nelle riunioni di pietà; b) sacerdozio universale, cioè sforzo apostolico in tutti i cristiani; c) convinzione che il cristianesimo non è solo un patrimonio di idee, ma, prima di tutto, una vita; d) molta pazienza, carità, dolcezza verso i peccatori, cioè verso i dissidenti, coloro che non praticano il p.; e) riforma delle università nello spirito della «Teologia tedesca», delle opere del Tauler e di Tommaso da Kempis, con uso frequente della Bibbia; f) riforma radicale della predicazione, che deve divenire più edificante (presenta come modelli i sermoni di Arndt).

Le idee di Spener furono discusse con passione in tutta la Germania. Si contano più di 500 pubblicazioni o opuscoli di controversia dal 1690 al 1699. Il critico maggiore fu B. Mentzer, predicatore di Corte a Darmstadt; il Concistorio di Hesse proibì i Collegia pietatis nel 1678. Si lanciò a Spener l'accusa di simpatizzare per le devozioni cattoliche e, siccome si era in guerra con la Francia, di essere un cattivo tedesco. Si criticava, inoltre, lo spirito delle «conventicole», i cui assidui soci affettavano aria di santità. Nel 1686 Spener fu chiamato a Dresda, come predicatore della Corte di Sassonia. Il professore J. B. Carpzov, dell'Università di Lipsia, propose la creazione di Collegia philobiblica tra gli studiosi (una specie di circoli di studi biblici). I principali organizzatori di questo movimento furono due giovani professori, Augusto Ermanno Francke e Paolo Anton. Durante un'esposizione a Lipsia, Spener entrò in contatto con loro, nel 1687. Sotto la direzione di Francke, completamente guadagnato alle idee di Spener, i Collegia presero un andamento «pietista», che era in contrasto con le preoccupazioni scientifiche di prima. Scoppiarono le proteste; Carpzov, irritato, si dichiarò contro il p. e ne divenne uno dei più accesi avversari. Un'ordinanza dell'Elettore di Sassonia (10 marzo 1690), proibì le «conventicole di pietà». Spener, del resto, aveva perduto ogni credito sull'Elettore per certe osservazioni delicatamente messaggi sulla sua condotta privata. Accettò allora (1691) volentieri un posto a Berlino, dove morì nel 1705.

3. Dopo Spener

Le polemiche intorno al p. continuarono. L'Università di Wittenberg scoprì 283 errori negli scritti di Spener; uno dei libelli più violenti contro di lui fu quello del pastore Roth de Halle: Imago pietismi. Ma Spener aveva avuto la fortuna di ottenere dall'Elettore di Brandeburgo nel 1694 la creazione nell'Università di Halle di una facoltà di teologia, nella quale aveva potuto collocare, come professori, i suoi più fedeli sostenitori: Breithaupt, Francke, Paolo Anton, Michaelis, Lange, Hernachmied. Questa facoltà divenne, dopo Spener, una delle cittadelle del p. Un altro centro fu l'Università di Tubinga (Württemberg) con i professori Jäger, Pfaff, Hochstetter, Reuchlin. Ma, mentre la scuola pietista di Halle, sotto l'impulso di Francke, restò nello stretto campo della pietà, quella di Tubinga assunse un aspetto più scientifico e penetrò più profondamente nel clero e nel mondo intellettuale. Il principale avversario del p. nel sec. XVIII fu Valentino Löscher, che nella sua opera Timotheus verinus (1711-22) contro il professore pietista Lange di Halle, diede le seguenti caratteristiche del p.: 1) indifferentismo dottrinale, mascherato di pietà; 2) disprezzo dei Sacramenti; 3) mancanza di rispetto verso il ministero sacro,

reso schiavo delle forme di pietà; 4) confusione della fede con le opere nella giustificazione; 5) tendenza al millenarismo; 6) limitazione dell'efficacia della Grazia di Dio; 7) tendenza al misticismo; 8) meticolosità nella condanna degli adiaphora; 9) distruzione dei subsidia religionis (Chiesa visibile, confessioni di fede, direttori liturgici); 10) indulgenza verso i settari illuministi; 11) perfettismo che identifica l'attività cristiana con la crescita della fede e richiede il completo annientamento del vecchio Adamo; 12) riformismo che limita la chiesa al mondo dei rigenari; 13) separatismo.

Combatuto contemporaneamente dall'Aufklärung (Wolff, Semler) e dal luteranismo ortodosso, il p. perdette a poco a poco il suo prestigio. Si è conservato fino ai nostri giorni come spirito in seno al luteranismo, ma tenendosi in disparte e restando in pace con la gerarchia e con l'ortodossia.

II. DOTTRINA E INFLUSSO

Si può così riassumere la dottrina del p. : 1) un vero teologo deve essere rigenerato. La teologia dei non rigenerati non è che una filosofia inammissibile nelle cose divine; 2) mediante la rigenerazione, la volontà dell'uomo decaduto ridiventa capace di bene; l'illuminazione dell'intelligenza non è che un aspetto accessorio e si verifica sempre, quando avviene la trasformazione della volontà per opera dello Spirito Santo; 3) adiaphora o azioni moralmente indifferenti non esistono. Tutto ciò è bene o è male. Tutto ciò che non tende all'onore di Dio e di Gesù Cristo è cattivo, soprattutto la danza, il gioco, il teatro; 4) ogni cristiano rigenerato è apostolo, deve lavorare e diffondere il Regno di Dio.

Una tale dottrina non poteva non avere un profondo influsso nella società luterana del tempo. Mediante il p. si diffusero le opere di carità; ne diede l'esempio soprattutto il Francke, che si occupò dei fanciulli poveri e abbandonati. Il p. ebbe una grande influenza sul movimento razionalista dell'Aufklärung che era, per se stesso, una reazione contro la teologia inaridita del vecchio luteranismo. Ma mentre l'Aufklärung ne fu la reazione del cervello, il p. ne fu la reazione del cuore. La filosofia razionalista fu combattuta dal p., ma sul piano pratico non si quello intellettuale. Il p., dividendo il campo luterano, favorì l'Aufklärung, proprio come il puritanesimo aveva favorito l'ingresso del libero pensiero in Inghilterra e il giansenismo l'avvenuto del filosofo in Francia. Ciò nonostante, il p. guadagnò alla sua causa persino alcuni filosofi: Kant era alquanto pietista, almeno di formazione e di educazione, ma non aveva trovato affatto in tale formazione un preservativo contro l'agnosticismo. Occorre da ultimo ricordare l'influsso del p. Zinzendorf (v.) nella fondazione della setta dei Fratelli Moravi. L'opera dello Zinzendorf si può considerare come un prolungamento del p.

BIBL.: J. G. Walch, *Histor. und theol. Einleitung in die Religionsstilrichtigkeit der evangel. luther. Kirche*, 5 voll., Jena 1730-1739; A. Tholick, *Der Geist der luth. Theologen Wittgenstein in Verlaufe des XVII. Jahrh.*, Amburgo e Gotha 1852; H. Schmidt, *Die Gesch. des Pietismus*, Nördlingen 1863; A. Ritschl, *Gesch. des Pietismus*, 3 voll., Bonn 1884-86; E. Sachse, *Ursprung und Wesen des Pietismus*, Wiesbaden 1884; H. Pleijel, *Der Scho. Pietismus in seinen Bezirken*, zu Deutschland, Lund 1935; L. Cristiani, *Pietisme*, in D'ThC, XII, coll. 2084-93. La più recente bibli. in J. Körner, *Bibliogr. Handbuch des deut. Schriftums*, Derna 1949, pp. 198, 248, 521.