POISSY, COLLOQUIO DI

**POISSY, COLLOQUIO di - Le discordie provocate dalla predicazione calvinista nel Regno di Francia ed i partiti che, specialmente nell'alta nobiltà, ne erano sorti, insieme con la politica ambigua seguita dalla regina reggente Caterina de' Medici, avevano dato occasione a pericolose turbolenze.**

Mentre Pio IV, il 2 giugno 1561, creava il card. Ippolito d'Esté suo legato in Francia, la corte indicava per il 20 luglio un'assemblea dell'episcopato, con il pretesto di scegliere i vescovi da inviare al Concilio di Trento e provvedere agli abusi introdottisi nella Chiesa gallicana. Scelto P. come luogo del convegno, vi furono presenti, il 31 luglio, il Re, la Regina, la corte con 48 vescovi; il cancelliere Michele L'Hospital aprendo la seduta per parlo come di un concilio nazionale, ma il card. Francesco di Tournon proclamò tosto non trattarsi di concilio e non doversi agitare questioni dottrinali. La corte però volle che si ascoltassero i riformati. Questi accorsero con 22 rappresentanti delle loro comunità e 12 Beza (v.) e furono ammessi all'assemblea dei vescovi il 26 ag.; quindi il 9 sett. il Beza poté parlare contro la Chiesa e la «presenza reale». Il card. di Guisa rivolgendosi al Re confutò brillantemente le asserzioni del Beza il 16 sett. Il 19 giunse il card. d'Esté obsequiato dai vescovi, mentre il cancelliere tentò invano d'impedire che si riconoscesse la sua missione. Il 24 ed il 27 il Beza rispose al card. di Lorena, che gli rispose a sua volta; parlò quindi Pietro Martire Lainez (v.) generale dei Gesuiti, teologo del card. d'Esté, il quale diede larga diffusione al discorso tenuto da lui. Ma i riformati continuarono a discutere senza pie-garsi; però non furono più uditi dall'assemblea, nemmeno in private udienze. I vescovi, invece, sotto il card. di

Tournon, redassero canoni di riforma che presentarono alla Regina. Nonostante i colloqui del card. d'Esté con la Regina, i riformati poterono continuare a discutere in privato fino all'11 febbr. 1562 quando fu deciso di rimettere le decisioni teologiche al Concilio. Intanto però il 17 genn. il Re aveva emanato un «editto di tolleranza» che concedeva ai riformati libero esercizio di culto, fuori però delle città; mentre il Lainez con la sua predicazione a Parigi teneva saldi i cattolici. Poiché il Parlamento non volle registrare l'Editto, i riformati scatenarono una reazione sanguinosa, cui risposero i cattolici, per cui il Parlamento cedette ed il 7 marzo registrò l'Editto; ma ciò non valse ad impedire le guerre religiose che insanguinavano per lunghi anni la Francia.

BIBL.: Pastor, VIII, p. 379 ss.; J. Roserot de Melin, Rome et P., in Mélanges d'archéol. et d'hist., 39 (1921-22), p. 120 ss.; G. Castellani, Politica e religione alla Conferenza di P., 1561, in Civ. Cat., 1950, iv, pp. 261-71, 516-27. Pio Paschini