POITIERS, DIOCESI di. - Città e diocesi del dipartimento della Vienne in Francia; comprende i due dipartimenti civili della Vienne e delle Deux-Sèvres con una su-
perficie di 12.970 kmq. e una popolazione di 620.000 ab. dei quali 580.000 cattolici, distribuiti in 61 decanati con 643 parrocchie, servite da 666 sacerdoti diocesani e 100 regolari. Il grande Seminario è a P., il piccolo a Montmorillon; ha inoltre l'« Ecole cléricale » a Châtillon-sur-Sèvre e il Collège St-Joseph a Bressuire; nella diocesi si contano 14 comunità religiose maschili e 195 femminili. La diocesi è suffraganea di Bordeaux. Fu capitale dei Pictavi con la denominazione di Limonum e fece parte della provincia romana di Aquitania.
Occupato il Poitou dai Saraceni, questi vennero sconfitti nel 732 da Carlo Martello; passò poi al Regno carolingio e al Ducato d'Aquitania, quindi sotto gli Inglesi per le nozze di Enrico Plantageneto con Alienor d'Aquitania. Fu riunito alla corona di Francia da Filippo Augusto. Carlo VII vi insediò nel 1423 il Parlamento di Parigi che vi rimase fino al 1436. Dei vescovi di P. si hanno 4 cataloghi anteriori al sec. XIII; quello di Roberto di Torigny, oggi nel ms. Lat. 6042 della Biblioteca nazionale di Parigi, termina con Gilberto de la Porée (1142-54); l'altro nel ms. 4955 della stessa Biblioteca finisce con Giovanni « aux Blanches mains » (1169-82) come il ms. 450 del fondo Regina (Cristina di Svezia della Biblioteca Vaticana); mentre il ms. 711 dello stesso fondo giunge a Guglielmo III (1184-97). Le tre ultime liste vennero compilate a St-Aubin d'Angers alla fine del sec. XII, da cui provengono i mss. Bibl. nat. 4955 e Regina 711. Il catalogo contenuto nella grande cronaca di Tours arriva fino al vescovo Filippo (1233); mentre il Cartulario di P., noto con il titolo del Grand Gautier, è dell'inizio del sec. XV; esso sembra identico a quello della cronaca di Tours ma continuato fino al sec. XV. Giovanni XXII (1316-34) dismemberò da P. i territori per creare le nuove diocesi di Maizellay e di Luçon.
S. Ilario era già vescovo di P. ca. il 330; egli fu inviato in esilio dopo il Concilio di Béziers nel 356 e partecipò nel 359 a quello di Seleucia di Isauria. Il Martirologio geronimiano lo ricorda al 13 genn., giorno in cui morì nel 367 o 368. Poi vengono ricordati Adelfio pre-
sente al Concilio di Orléans nel 511; a quello del 541 partecipò Daniele; a lui seguirono Pienzio, m. dopo il 561 e ricordato al 13 marzo, e poi Pascenzio abate di St-Maixent, a cui Fortunato dedicò nel 565 la Vita di s. Ilario; poi Maroveo ricordato più volte da Gregorio di Tours tra gli anni 585-90 (Hist. Franc., VII, 24; IX, 30, 33, 39-41, 43; X, 15, 16) e gli successe Platone, arcidiacono di Gregorio di Tours, il quale presenziò l'ingresso in diocesi (id., Miracula s. Martini, IV, 132). Quindi Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato il cui epitafio fu composto da Paolo Diacono (Hist. Langobard., II, 13). Più tardi si ebbero Dido, zio di s. Leodegario di Autun tra il 628-70 ca.; Ansoaldo che trasferì a St-Maixent le reliquie di s.
Leodegario alla fine del sec. VII; Giovanni a cui Alcuino dettò l'epitafio (PL 101, 750); Ebroino che partecipò al Concilio di Ver nell'844 e fu ucciso dagli abitanti di P. ca. l'anno 850; Engenaldo partecipò ai Concili di Toul nell'860 e di Douzy nell'871; Ecrifido a cui scrisse il papa Giovanni VIII nell'878 (Jaffé-Wattenbach, 3145, 3181). Quindi si ricordano: s. Pietro (1087-1115) esiliato da Guglielmo IX conte di P.; Gilberto de la Porée (1142-54),

In P. si tennero Sinodi negli anni 355, 389, 395, 937, 1000; 1004, 1023, 1030, 1036, 1073, 1078, 1094, 1100. Il papa Pio VII concesse l'uso della mitra al diacono e al suddiacono ministranti al vescovo nella Cattedrale.
Il 2 sett. 1792 furono martirizzati nel convento dei Carmelitani il parroco di Niort, Jean Gozet con i suoi vicari Pierre Landry e Jean Philippe Marchand, beatificati da Pio XI nel 1926; sono venerati in una cappella della chiesa di Notre-Dame di Niort eretta tra il 1491-1520. Carlo VII eresse in P. un'università che fu approvata da Eugenio IV con la bolla del 28 maggio 1431; tra gli studenti fu Bacone. Vi erano dieci collegi annessi all'Università. Nel 1540 nel collegio S. Marta fu M. A. Muret; nel 1570 il p. Maldonato giunse a P. per erigervi un collegio di Gesuiti che nel 1605 passò al collegio S. Marta, a cui fu unito poi il collegio di Puygareau. Nel 1674 i Gesuiti fondarono un collegio per studenti ecclesiastici irlandesi. L'Università fu soppressa dalla Rivoluzione Francese.
La Cattedrale è dedicata a s. Pietro. Iniziata nel 1166, fu compiuta nel 1271, meno le due torri esterne e la parte superiore della facciata terminate tra il XIV e il XVI sec. Fu consacrata nel 1379. L'interno è a tre navate con otto campate, misura m. 90 x 27. Le finestre sono dell'inizio del sec. XIII con magnifiche verrate contemporanee, tra le quali la più notevole, con trionfo della Croce, fu donata da Thibaud de Blason, siniscalco del Poitou, per la vittoria di Navas (1212). Anche gli stalli del coro sono del sec. XIII. All'esterno i tre portali sono decorati con

Notre-Dame-la-Grande cosiddetta per distinguerla da Notre-Dame-la-Petite o l'Ancienne detta « de la Chandelière ». È a tre navate con coro e campanile centrale appartenenti alla fine del sec. XI e l'inizio del sec. XII, mentre le cappelle del lato nord sono del sec. XVI. L'abside del lato sud, con la cappella del S. Sepolcro, fu eretta da Jvon du Fou, siniscalco del Poitou nel 1475. Molto venerata è la statua di Notre-Dame-des-Clefs del sec. XVI. Assai prezioso è il ciclo di pitture scoperto nel 1857. Nel centro della volta G. Cristo in maestà, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti, il sole e la luna; al disopra l'agnello divino tra cherubini adoranti, al di sotto la Madonna in trono col Bambino e un'iscrizione oggi quasi invisibile (si legge solo « Matri »); a destra e a sinistra dell'agnello divino sono gli eletti, quindi tutti intorno ai quadri centrali i dodici Apostoli, in origine accompagnati dai loro nomi. P. Deschamps ha datato le pitture al sec. XII con qualche aggiunta del sec. XIII (P. Deschamps, Les peintures du chœur de Notre-Dame-la-Grande de P., in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et belles lettres, 1949, pp. 288-93). Chiesa di St-Hilaire-le-Grand. Fu già collegiata; fu ricostruita nel sec. XI e consacrata nel 1049 sul luogo d'un edificio fondato da s. Ilario; venne in gran parte danneggiato per la caduta del campanile nel 1590. Nell'interno a sette navate i pilastri a fasci di 4 colonne sostengono volte a cupola e archi che poggiano sulle navi laterali. Nelle pareti sono avanzi di affreschi che decorarono tutto l'edificio (ca. la metà del sec. XII); meglio conservate in due pilastri sono le figure di due vescovi, uno dei quali, indicato dal nome, è il vescovo di S. Quinziano, che si ritiene
appartenga alla serie dei venti vescovi rappresentanti i fasti episcopali di P. cristiana. Scomparsa è ora l'immagine di Fulberto vescovo di Chartres e tesoriere di questa collegiata, m. nel 1029 (R. Crozet, L'art roman en Poitou, Parigi 1948, pp. 252-53; P. Deschamps et M. Thibout, La peinture murale en France, le haut moyen-âge et l'époque romane, ivi 1951, pp. 64-65, fig. 20 e tavv. 20, 22 e 37, 11). I capitelli offrono scene della Natività, della fuga in Egitto, della morte di s. Ilario, mostri, leoni affrontati, colombe presso un calice, due contengono i nomi degli artefici romanici Ugo Monedarius e Nilliacus. Il coro è sopraelevato con abside principale, deambulatorio e quattro cappelle radiali del sec. XII. S. Radegonda: in origine la chiesa fu S. Maria fuori le mura e servi di sepoltura alle monache di S. Croce, ma poi prese il nome di S. Radegonda, fondatrice dell'abbazia, m. nel 590 e deposta nella cripta. La chiesa bruciò nel 1083; rifatta, fu consacrata nel 1099 a cui appartengono il coro, il deambulatorio, la parte inferiore del portico e del campanile, il resto è del sec. XII, mentre la navata gotica è del sec. XIII, il portale del sec. XV. Nell'interno è una galleria superiore, i capitelli sono a fogliami o con rozze scene, come Adamo ed Eva, Daniele. Il portale riccamente decorato con G. Cristo in trono e santi sotto tabernacoli ha ingresso binato; intorno sono disposti banchi in pietra con angeli e leoni, vi si amministrò la giustizia ecclesiastica « inter leones ». In una nicchia a destra è rappresentato il Signore che appare a s. Radegonda poco prima della morte. Le vetrate (secc. XIII-XIV) contengono episodi della vita della Santa e il Giudizio Universale. G. B. De Rossi segnalò la scoperta di un anello d'oro con sigillo (Radegondis) probabilmente della regina Radegonda (Bull. arch. crist., 1 [1863], p. 40). St-Porchaire: è un edificio del sec. XVI a due navate, con capitelli decorati, tra cui uno con Daniele tra i leoni. Il grande campanile (fine sec. XVI) sorge sul portichetto d'ingresso. Notevole per l'arte del sec. XVII è l'antica cappella del collegio dei Gesuiti con artistica sacrestia (oggi « Licée des garçons »). La chiesa di St-Hilaire-de-la-Celle fu costruita nel sec. XII nel luogo della tomba primitiva di s. Ilario; ha la crocera coperta di una cupola ottagonale e una torre. La cappella del monastero di S. Croce (eretta nel 1865) conserva ricordi di s. Radegonda. Presso P. nel luogo detto « la pierre levée » esiste una grande necropoli galloromana, poi cristiana, dove il p. C. De la Croix rinvenne un monumento funerario a volta con ipogeo sulla cui porta si leggevano le due iscrizioni: « In nome di Dio, io Mellebaudo, debitore e servitore di G. C., ho costruito per me questo sepolcro sotterraneo, nel quale, nuotunque indegno, sarò deposto. L'ho fatto in nome del Signore G. C. che ho amato, in cui ho creduto perché si deve riconoscerlo quale Dio vivo, aplendente di gloria. In Lui è la pace, la fede e la carità. Egli è Dio e uomo e Dio è in lui. Se qualcuno non vuole qui adorare il Signore G. C. e distrugge questo monumento, sia anatema, « maranatha » fino alla fine dei secoli ». L'altra epigrafe dice: « Qui è il sepolcro di Mellebaudo, abate e debitore di Cristo... principio e fine, poiché tutto va ogni giorno peggio, si avvicina la fine dei tempi ». Sulla soglia è incisa una formula cabalistica: « grama, grumo, ax, cax, pix ». Nella cripta si rinvennero sarcofagi in pietra, alcuni dentro grandi nicchie; nel fondo una base d'altare. La forma barbara del latino e la rozza decorazione di uno dei sarcofagi con gli arcangeli Raffaele e Raguel indicano la fine del sec. VII (L. Duchesne, La crypte de Mellebaudo et les pretendus martyrs de P., in Revue poitevine et saintongeaise, 1885, pp. 120-54; L. Le Blant, Nouveau recueil des inscriptions chrétiennes de la Gaule, Parigi 1892, pp. 250-73; L. Lavillain, La « memoria » de l'abbé Mellebaudo, in Bulletin de la Société des antiquaires de l'Ouest, 3e serie, 2 [1911], pp. 355-416; H. Leclercq, Mellebaudo, in DACL, XI, 1, coll. 241-66. A. W. Clapham, English romanesque architecture before the conquest, Oxford 1930, p. 43, fig. 14). Montierneuf: cioè monasterium novum fondato dal conte Guido Goffredo Guglielmo ca. il 1078 a cura del monaco Ponce di Cluny e consacrato da Urbano II nel 1096, com'è ricordato da un'iscrizione nell'interno dove si ha un deambulatorio romanico con cappelle e
l'abside gotica. Ricca è la Biblioteca con oltre 75.000 voll., 215 incunabuli e 629 manoscritti, tra i quali un evangelario carolingio in onciale della fine del sec. VIII; una Vita di s. Radegonda e un Pontificale del sec. XI; il Salterio di Jeanne de Laval del sec. XV; annessi sono gli archivi municipali con registri parrocchiali che risalgono al 1412.
La «Société des Antiquaires de l'Ouest» ha formato tre Musei: quello «de l'Echevinage» contiene una collezione preistorica, suppellettile delle antiche necropoli galloromane di Poitou e materiale del medioevo e del Rinascimento, tra cui il capitello detto della discordia, già in St. Hilaire-le-Grand, la scena di s. Ilario e s. te Triaise; il Museo «de Chièvres» contiene una collezione lapidaria, mobili, ceramiche e pitture delle scuole fiamminghe, tedesche, ecc.; l'arte merovingica è riunita nel battistero di S. Giovanni. Il Museo «des Beaux-Arts» contiene collezioni di pitture della scuola italiana, francese e fiamminga, smalti, mobili, oggetti d'arte, sculture, tra le quali la statua ellenistica arcaizzante di Minerva, in marmo, e un bronzetto di un atleta. Il «Musée des Augustins» è sede della «Société de Antiquaires de l'Ouest». Il suo portale proviene dall'antica chiesa degli Agostiniani. È ricco di collezioni di porcellane, ceramiche, mobili, bronzi, arazzi, smalti, avori; ha una sala di arte religiosa e un museo lapidario. Sotto un altare, nella cappella di S. Sisto, fu trovato un reliquiario in piombo con iscrizione ricordante i vescovi Sisto e Isinicio (L. Levillain, Note sur l'ancien reliquaire en plomb trouvé dans la chapelle de St-Sixte et la cathédrale de P., in Bull. de la Soc. des antiq. de l'Ouest, 2ª serie, 10 [1906], pp. 54-56).
Principali santuari della diocesi sono Notre-Dame de l'Agenouillée a Azay-sur-Thouet, Notre-Dame de Pitié presso la cappella S. Lorenzo, Notre-Dame de Beauchene a Cerizay. A Ligugé venne fondato il più antico monastero di Francia da s. Martino, onde il nome dell'abbazia, soppressa dalla Rivoluzione Francese e ristabilita nel 1853. La sala alla base dell'attuale campanile corrisponde al transetto sud della chiesa primitiva, dove fu rappresentato ca. il 1075 il festino di Erode e la decollazione di s. Giovanni Battista (P. Deschamps - M. Thibout, op. cit., pp. 65-66 e fig. 66). La chiesa abbaziale, rifatta nel sec. XV, è stata restaurata di recente (P. Monsabert, Le monastère de Ligugé, Ligugé 1929; Cottineau, I, col. 1613). L'abbazia benedettina di St-Savin sur Gartempe, nel circondario di Montmorillon, fondata alla fine dell'VIII o all'inizio del sec. IX, venne ricostruita nel sec. XI; passò alla Congregazione dei Maurini nel 1643. La chiesa abbaziale rimonta al sec. XI; è a tre navate, terminanti ciascuna con un'abside; nel deambulatorio si aprono cinque cappelle pure absidate, come le due estremità del transetto; nella cripta è deposto s. Savino. La cripta, l'interno della chiesa e il portico offrono il più interessante ciclo iconografico finora conosciuto in Francia. Nel portico sono i principali episodi dell'Apocalisse; nella nave centrale il ciclo biblico occupa ca. 412 mq.; esso è disposto su due registri per ogni lato; dal nord comincia con la creazione del mondo, di Adamo ed Eva, tutta la loro storia, Caino e Abele, Enoch, la storia di Noè, l'esodo degli Ebrei. La tribuna è decorata con scene consacrate alla passione di Cristo, mentre nella cripta sono episodi relativi al martirio dei ss. Savino e Cipriano. La tecnica, lo stile e le iscrizioni concordano nella datazione proposta delle pitture alla fine del sec. XI, fin dal 1905 da E. Mâle (in A. Michel, Hist. de l'art, I, Parigi 1906, p. 758; Cottineau, II, coll. 2881-82; E. Maillard, L'église de St-Savin sur Gartempe, Parigi 1926; P. Deschamps - M. Thibout - A. Grabar, Observations sur les fresques de St-Savin, in Cahiers archéol., 4 [1949], pp. 135-47; P. Deschamps - M. Thibout, La peinture murale en France, le haut moyen-âge et l'époque romane, Parigi 1951, pp. 71-86; figg. 21-27, tavv. 23-32 e 37,1).
