PIEVE. - Nome che si trova attribuito, in Italia, ad una parrocchia o addirittura a borgate o città.
L'origine di esso va cercata nella parola plebs, usata, con l'avvento del cristianesimo, per indicare la comunità dei battezzati. Dapprima questa espressione plebs christiana ha un significato generico; ma, a partire da una certa epoca, non precisabile, essa fu usata a indicare non solo il popolo dei battezzati, ma anche un istituto; forse dapprima l'uno e l'altro insieme, e cioè una massa di
persone corporativamente concepite e l'istituto unitario che ne derivava e che si riassumeva nell'ente chiesa, edificio di culto, ove la massa dei fedeli si adunava e pregava; infine anche il territorio sul quale quel popolo di battezzati si era stanziato: così si diceva, p. es., la plebs di tale Santo. Il significato generico si conserva qua e là un po' dovunque ed è un uso letterario, ma si perde e si smarrisce con il tempo e attraverso i luoghi; invece il significato specifico, giuridico, costituzionale, rimane circoscritto in determinate regioni, si radica e si consolida in un determinato territorio.
Questo territorio è l'Italia settentrionale e centrale a nord circa nel 42°-43° parallelo (Viterbo-Chieti), ivi compresa la Corsica (esclusa la Sardegna o almeno parte della Sardegna) e alcune vallate latine al nord delle Alpi. Si tratta di una zona, dal punto di vista storico-politico, franco-carolingia e, dal punto di vista glottologico, di lingua romanza. Ma sta di fatto che la parola latino-ecclesiastica plebs fu importata molto prima nell'Inghilterra, ove ancora rimane nel Galles (celtico pleuf) donde, dopo l'occupazione sassone dell'isola, emigrò con i Brettoni, Celti puri, raggruppati in claus, nella Bretagna francese. Qui rimane, attraverso numerose varianti, radicata al suolo con ca. duocento toponimi (non si sa però se nella Bretagna la plebs abbia avuto nell'età medievale la stessa struttura costituzionale che in Italia). Già nel sec. v in Italia, cioè nelle regioni sopra indicate, veniva usata la parola plebs, pare così nel senso corporativo, come in quello istituzionale (la plebs Cluentensis di due documenti di papa Gelasio).
La struttura costituzionale della p. italiana, nel suo territorio proprio, è singolare. Essa è diversa dalla parrocchia: questa è la chiesa del basso medioevo; la p. è la chiesa dell'alto medioevo; ed è la chiesa battesimale matrice di tutte le altre chiese minori del distretto; essa si presenta spesso con un clero plurimo e un arciprete che è grande arciprete, con patrimonio originariamente comune e con un largo territorio nel quale si trovano spesso molte cappelle soggette. Questo è lo schema tipico; ma è possibile trovare p. che pur essendo tali, e cioè matrici, non presentano tutte queste caratteristiche. Evidentemente si tratta di una forma di organizzazione del territorio rurale, eccentrica in confronto al capoluogo diocesano, ma centripeta di fronte alla popolazione sparsa sul largo distretto rurale. Naturalmente queste p. battesimali matrici crescono di numero con il flusso del tempo, della popolazione e dell'economia. Ma sembra certo che all'origine esse ripetano, attraverso la loro distrettuazione, i quadri dell'organizzazione municipale romana. La corrispondenza tra pagus romano e p. è ancora da studiare ed approfondire; certo la carta dei distretti delle più antiche p. può riprodurre la geografia amministrativa del territorio alto-medievale nella campagna italiana.
Cessa l'area italiana di espansione della p. dove si arresta il tipo d'insediamento a popolazione sparsa (celtogallico) e dove comincia la forma di colonizzazione del tipo della città greca (Italia meridionale e isole mediteranee). Fuori d'Italia, in Francia, p. es., ebbe vigore nei primi secoli l'archipresbiterato rurale, che forse aveva struttura analoga a quella della p. italiana, ma che si sciolse rapidamente.
P., pievania, piviere è, dunque, un distretto rurale che vige sino al basso medioevo, allorché sta per sorgere il comune rurale; ma la distrettuazione comunale rurale modifica l'insieme dell'ordinamento plebano. Intorno ai grandi comuni cittadini si raggruppano più p. nello stesso territorio comunale moderno, mentre restano riconoscibili ancora i distretti plebani nei comuni periferici del vecchio territorio diocesano. Da ultimo il vincolo unitario, che lega la chiesa matrice alle sue chiese soggette, si scioglie; restano a questa solo titoli d'onore che da ultimo si cancellano anch'essi e le cappelle soggette vengono in tutto equiparate alla vecchia matrice.
Giuseppe Forchielli
