LAÍNEZ, DIEGO. - Teologo, secondo Generale della Compagnia di Gesù, n. nel 1512 ad Almazan (Castiglia), m. il 19 genn. 1565 a Roma. Di grande ingegno speculativo e non minori doti di governo e abilità pratica, compì gli studi umanistici a Soria e Siguenza, di filosofia all'Università di Alcalá (1532).
maestro di Arti); passò per lo studio della teologia a Parigi, attrattò anche dal desiderio di conoscere Ignazio di Loyola, divenendone presto ammiratore e discepolo. Ricevuti gli Esercizi spirituali (fine 1533) si decise per gli ideali di povertà, predicazione apostolica e vita attiva del maestro, pronunciando il 15 ag. 1534 i voti a Montmartre tra gli otto compagni, primo germe della Compagnia di Gesù.
Nel nov. 1536, senza ottenere il grado in teologia per lo scoppio della guerra tra Francia e Spagna, si porta con i compagni a Venezia ove Ignazio li attende per il pellegrinaggio a Gerusalemme. Il 24 giugno 1557 vi è ordinato sacerdote. Impedito il viaggio in Palestina, dopo predicazioni nel Veneto, presentatosi a Paolo III è da questi incaricato di insegnare teologia scolastica e positiva alla Sapienza di Roma, poi inviato a predicazioni di riforma a Parma e Piacenza.
Fu presente alle deliberazioni romane della Quaresima 1539 da cui sorse l'abbozzo di Regola approvato poi con bolla da Paolo III nel 1540. Sagace, dotto e studioso, era volentieri ascoltato dal fondatore, ma il suo influsso nella genesi ed elaborazione delle Costituzioni della Compagnia di Gesù non va oltre a consigli generici, a proposte di soluzioni concrete tra cui quella importantissima di fondare collegi interni per i giovani candidati dell'Ordine privi di studi. Sue posizioni iniziali, sfavorevoli agli studi umanistici, furono espressamente respinte da s. Ignazio.
Aperto il Concilio di Trento (1545), vi fu inviato da Paolo III come teologo pontificio, consulente dei cardinali legati presidenti, e vi fece brillare la sicura dottrina scolastica unita ad una prodigiosa conoscenza dei SS. Padri e degli scrittori protestanti. Attivo nella elaborazione dei decreti sulla Giustificazione, non lo fu meno nel predicare, dare esercizi spirituali a prelati secondo l'istruzione ricchezza da s. Ignazio. Attivo ancora a Bologna, e poi nel secondo periodo del Concilio sotto Giulio III, impiegò gli anni intermedi in predicazioni a Venezia, Firenze, Sicilia, Padova ecc. ottenendo successi straordinari.
Eletto vicario generale alla morte (1556) del fondatore, riuscì a superare difficoltà interne per la convocazione della Congregazione generale che lo elesse preposito (1558), ma si vide subito imposto da Paolo IV il coro e la triennalità della carica di generale. Obbedì, ma riottente da Pio IV le concessioni antiche abolendo il coro, e nel 1561, al termine del triennio, volendo deporre, contro il parere dell'Ordine, il generalato, gli fu imposto da Pio IV di continuare a tenerlo, sopprimendosi così il comando di Paolo IV.
Dallo stesso Papa inviato al seguito del card. Ippolito d'Este al colloquio di religione di Poissy (1561), organizzato da Caterina de' Medici tra cattolici e ugonotti, brillando per energia e sapere, ne approfittò per dilatare l'Ordine in Piemonte, Francia, Fiandra, e passò poi nel 1562 per comando del Papa a Trento, al Concilio, come teologo pontificio e generale dell'Ordine. Intervenne con forza singolare nei dibattiti per la riforma e sulla giurisdizione dei vescovi, ottenendo per la Compagnia una singolare onorifica menzione (sess. XXIV, ca. 16).
Il suo governo fu dolce ed energico soprattutto nell'eliminare soggetti meno adatti. Assediato di domande di collegi e case da aprire ovunque, moltissime dovette rifiutare, molte accolse aggravando forse le forze del giovane Ordine pure in fervente sviluppo, da lui trovato (1556) con ca. 1000 membri e lasciato con 3500 in 130 case con aumento di province. Gli fu di aiuto la sua personalità, il favore incontrato ovunque dalla attività dell'Ordine e singolarmente la fiducia piena di Pio IV e del cardinale nepote Carlo Borromeo.
Appoggiò risoluto l'esecuzione integrale delle Costituzioni ignaziane, approvate con forza di legge della I Congregazione generale. Assorbito dagli incarichi e dal governo, lasciò scritti occasionali e non poté eseguire il progetto per lui sognato da s. Ignazio di una Somma teologica adattata alle esigenze dei tempi. A queste era aperto e non si risparmò per persuadere re e prelati. La morte
LAÍNEZ DIEGO - LA LEGNAME GIOVANNI FILIPPO
Comté, pendant le XVe siècle (Dóle 1785); Serie delle edizioni aldine (Pisa 1790); Index librorum ab intenta typographia usque ad annum 1500, chronologice dispositius (2 voll., Sens 1791). Lasciò anche molti manoscritti.