PRESBITERIANESIMO

PRESBITERIANESIMO. -

I. IL SISTEMA PRESBITERIANO

Il p. è soprattutto una concezione della Chiesa che, a differenza dell'esemplarismo e del congregazionalismo, implica due elementi essenziali: a) l'esistenza degli anziani (da Calvino identificati con i presbiteri della S. Scrittura), i quali non sono né ministri della parola, né pastori che insegnano o dottori, né diaconi, per quanto possano avere anche quest'ultima dignità; partecipano però al governo della Chiesa, in misura più o meno larga. Essi costituiscono il *presbyterium* che, d'accordo con i ministri, in ciascuna comunità religiosa, costituisce l'autorità locale di governo. La parità assoluta tra i ministri della parola con l'esclusione di ogni prelatura è nota caratteristica dell'esceliologia presbiteriana. Una istanza superiore in ordine al *presbyterium* locale è formata da un sinodo (detto anche colloquio, o concistoro), al di sopra del quale può aversi l'assemblea generale delle Chiese.

Calvino (v.) a Ginevra dove la Chiesa fu posta sotto l'autorità di un «concistoro», presieduto da uno dei sindaci della città e composto da sei pastori, nominati dagli altri colleghi, salvo il consenso del Piccolo Consiglio e del popolo, e di dodici anziani, di cui due del Piccolo Consiglio, quattro del Consiglio dei sessanta e sei del Consiglio dei duecento tutti nominati da quest'ultimo consiglio, su presentazione del Piccolo Consiglio e dei pastori. In tale sistema c'era un posto per i laici, ma nessuno per il sistema rappresentativo o democratico. Sopra il «concistoro» della Chiesa di Ginevra non esisteva istanza maggiore.

Il sistema presbiteriano sopra descritto nacque da particolari circostanze in Francia, presso gli ugonotti, e in Olanda, presso i Gheux. Gli ugonotti, non trovando appoggio alcuno nel potere civile, sentendosi, anzi, perseguitati da esso, si organizzarono segretamente in un Sinodo generale nel 1559. In forza della costituzione allora abbozzata (che ebbe il suo perfezionamento nei sinodi successivi), gli anziani e i diaconi furono da principio eletti dai fedeli, poi sostituiti, man mano che morivano, dal « concistoro » parrocchiale, dopo però due o tre nominativi notificati ai fedeli, i quali potevano fare le loro obiezioni. L'insieme dei ministri, degli anziani e dei diaconi formava il concistoro parrocchiale, presieduto da un ministro scelto dai fedeli. A tutto questo si diede il nome di consiglio presbiteriale, cui competeva la vigilanza non solo sulla buona condotta dei fedeli, ma sulla purezza della dottrina e che poteva comunicare. Non si ammetteva più di un « concistoro » per chiesa. Il « concistoro » locale o consiglio presbiteriale fu sottoposto a un « colloquio », che a sua volta era soggetto al sinodo provinciale. Finalmente, in cima all'edificio, c'è il sinodo nazionale, che, a principio, si riuniva una volta l'anno, formato dai delegati delle province. Tale organizzazione risultò completa fin dal Sinodo generale di Poitiers (1560). Successivamente il sistema presbiteriale attribuì all'elezione popolare un'importanza sempre maggiore.

II. I DIVERSI GRUPPI PRESBITERIANI

Si dovrebbero considerare chiese presbiteriane tutte quelle presso le quali vige il sistema presbiteriale, in pratica, tuttavia, si suole riservare il nome di p. ai protestanti di stirpe anglo-sassone.

1. Scozia

Il sistema presbiteriale fu introdotto nel 1560 da John Knox (v.), che, formatosi a Ginevra, aveva contribuito in Francia a organizzare la Chiesa calvinista di Dieppe. Ritornò in Scozia nello stesso mese di maggio 1559 in cui si era celebrato il primo Sinodo nazionale dei protestanti francesi. Organizzò la Chiesa calvinista di Scozia sul modello francese, ma con una manifesta indecisione quanto all'autorità superiore. Il suo First Book of Discipline del 1560 è alquanto oscuro su questo punto: vi si parla di una assemblea generale; sembra tuttavia che essa debba essere eletta non dal popolo, ma formata di tutti i nobili benpensanti. Solo lentamente il sistema presbiteriale, di tipo francese, si impiantò in Scozia: alla base c'era il presbyterium della chiesa parrocchiale (Kirk-Session); sopra di esso il sinodo provinciale; sopra il sinodo provinciale, l'assemblea nazionale. Tale organizzazione fu opera di James Melville e risale solo al 1578. La celebre lega Covenant, giurata nel 1580 dai presbiteriani, fu rinnovata nel 1638 e nel 1643, al tempo delle guerre civili inglesi. Il presbiteriano era allora stato di quello inglese, ed entrambi divennero padroni della situazione in Inghilterra; fu quella l'occasione della Conferenza di Westminster (dal 1643 al 1652) che nei suoi primi anni (1643-46) compilò una confessione di fede calvinista e un direttorio liturgico. Nella stessa Conferenza la costituzione presbiteriana fu definitivamente elaborata con esclusione di qualsiasi ingerenza dello Stato. Le decisioni di Westminster furono il fondamento della Chiesa di Stato in Scozia. I presbiteriani scozzesi, assai intransigenti riguardo alle sette di sinistra, (p. es., i congregazionalisti e i quacchieri), si difesero con energia e successo contro Cromwell, poi contro i due ultimi Stuart, Carlo II e Giacomo II. Riportarono un totale trionfo con la rivoluzione del 1688 e il nuovo re Guglielmo III. In seguito all'atto di unione della Scozia con l'Inghilterra (entrato in vigore nel 1707), il sistema presbiteriale puro subì un indebolimento. Il governo usurpò sempre più i diritti della Chiesa costituito, soprattutto quanto alla nomina dei ministri. Si ebbero proteste e scismi; i dissidenti si riunirono nel 1847 in una nuova Chiesa, chiamata « United Presbyterian Church ».

Un po' prima, nel 1833, il rifiuto che il Parlamento fece della legge del veto, per il quale la nomina di un ministro da parte di un « patrono » di parrocchia poteva essere annullata dal veto della maggioranza delle famiglie della parrocchia, portò alla creazione, nel 1843, della « Free Church » o Chiesa libera. Finalmente, il Parlamento concesse nel 1874 alle parrocchie il diritto di nominare i loro pastori, conforme alla costituzione presbiteriana. Tutti i dissidenti presbiteriani (United Presbyterian Church e Free Church) decisero nel 1900 di formare insieme la « United Free Church ». Attualmente rimane la Chiesa costituita di Scozia e la Chiesa libera unita che contano insieme ca. 1.300.000 adulti. C'è, inoltre, un piccolo numero di dissidenti: « Reformed Presbyterian Church » e « United Original Seeders ».

2. Inghilterra

Il calvinismo, introdotto sotto Edoardo VI, riuscì ad organizzarsi solo sotto il regno di Elisabetta. Il p. ebbe il suo primo impulso da Thomas Cartwright (1535-1603), professore a Cambridge, formatosi a Ginevra; questi combatté con tanta violenza gli usi « idolatrici » conservati nell'anglicanismo, che fu esonerato dall'insegnamento nel 1570; dopo un nuovo soggiorno a Ginevra, ritornò in patria per fondarvi la Chiesa presbiteriana sostenendo una violenta lotta. Respinse l'esposizione come un'invenzione diabolica e proclamò che il governo degli anziani (Ruling Elders) era stato stabilito da Dio stesso. Nel 1572 fu organizzata la prima comunità presbiteriana a Wandsworth, presso Londra. Si calcola che alla morte di Elisabetta, nel 1603, ci fossero ca. 100.000 presbiteriani. Si ritiene pure che i violenti libelli, detti di « Martin Mar prelate », con i quali fu continuamente bersagliato il sistema ufficiale della religione in Inghilterra, erano ispirati da Cartwright. Sotto Giacomo I e Carlo I, il movimento presbiteriano si allargò, grazie ai partigiani della libertà parlamentare contro l'assolutismo reale. La difesa delle libertà civili si congiunse a quella delle libertà religiose. I presbiteriani però, divenuti padroni della situazione, dopo la vittoria del Parlamento sul Re, non si mostrarono davvero meno intolleranti di quanto era stato l'anglicanismo di Laud. Uniti con quelli di Scozia, i presbiteriani di Inghilterra nelle Conferenze di Westminster segnarono il punto culminante dell'influsso presbiteriano nel paese. Alla fine, i frutti della rivoluzione contro Carlo I furono raccolti dagli indipendenti di Cromwell ed il p. fu tenuto in scacco; sotto Carlo II venne restaurata la « Chiesa alta » e il p. non rientrò in libertà del culto privato che nel 1689, sotto Guglielmo III, insieme alle altre sette (esclusi però i cattolici e i sociniani). Nel sec. XVIII il p. in Inghilterra vegetò soltanto e si lasciò pervadere di razionalismo; solo nel 1820 si notò un certo risveglio, quando i tre gruppi presbiteriani di Inghilterra (Presbyterian Church of England, Welsh Presbyterians, Calvinistic Methodist Church of Wales) cominciarono a celebrare ogni tre anni un sinodo nazionale. Attualmente i presbiteriani inglesi sono ca. 100.000 adulti.

3. Irlanda del Nord

Il p. fu introdotto in Irlanda fin dal 1594, ma vi fu sviluppato dal sistema delle Planta- tions of Ulster, cioè dal trasferimento in Irlanda del Nord, a scopo dei proprietari cattolici del suolo, di vere colonie di presbiteriani scozzesi sotto Giacomo I, e poi di inglesi, sotto Cromwell. Ma il p. non ottenne vero successo che nell'Ulster. Si distinguono due gruppi: « Reformed Presbyterian Church of Ireland », e « Eastern reformed Presbyterian Church of Ireland »; il loro numero è limitato.

4. America del Nord

Soprattutto negli Stati Uniti il p. si è potuto sviluppare su un vasto territorio e con ogni libertà; molti emigranti, dell'Inghilterra e anche dell'Irlanda e della Scozia, trasferiti nel sec. XVII in America, erano presbiteriani. Il loro numero crebbe poi con ugonotti espulsi dalla Francia o con arminiani emigrati dall'Olanda. Questa diversità di provenienza spiega le numerose specie di p. che si sono sviluppate negli Stati Uniti.

III. TENDENZE ATTUALI

Per la diversità dei loro gruppi, i presbiteriani di America sono stati i primi a pensare a ricostituire l'unità. Il primo gesto, in questo senso, risale al luglio 1877 per opera del professore Mac Cosh, di Belfast (Irlanda del Nord).

formole e una grande libertà individuale per quanto riguarda la Predestinazione; b) coloro che si rifiutano di sottoscrivere la Confessione di Westminster (non-suscribing Presbyterians) soprattutto in Inghilterra e in Irlanda; c) coloro che si mostrano ancora più larghi, con dottrine imbevute di razionalismo moderno, quanto ai dogmi della S.ma Trinità e dell'Incarnazione.

Dal punto di vista liturgico, tutte le denominazioni presbiteriane conservano una grande affinità: il culto ha carattere austero, indifferente all'arte, nemico di ogni mistica, senza altari, battistero, ceri, immagini, eccetto qualcuna nelle vetrate. Manca quasi sempre l'organo, il pastore si limita a indossare una veste nera; il sermone, che ha assorbito tutto, spesso è letto. Si cantano salmi rimati, le preghiere sono lasciate all'iniziativa del pastore, i fedeli le ascoltano, conservando ognuno l'atteggiamento che gli piace (chi in ginocchio, chi in piedi, chi seduto). Quella che si chiama «la lunga preghiera» dura in media da 10 a 15 minuti, là dove ancora si fa.

Uno degli elementi più notevoli del p., soprattutto in Scozia e in Inghilterra, è il rigore dell'osservanza del riposo domenicale, chiamato anche il «sabato del Signore». Gli avversari del p. lo accusano di dare a questa osservanza un'importanza eccessiva: sembra quasi non esservi altro peccato che quello della violazione sabbatica. Lettori assidui della Bibbia, austeri puritani nei loro costumi, i presbiteriani nella storia si presentano come gente che pratica con ostentazione le più belle virtù famigliari e manifesta un grande zelo religioso. Lo storico protestante A. de Mestral osserva che essi amano la loro Chiesa, non come una madre, ma come una figlia, cioè, non per quello che da essa ricevono, ma per quello che essi le danno.

BIBL.: G. V. Lechler, Gesch. der Presbyt. und Synodalverfassung, Leida 1854; A. Gee e W. J. Hardy, Documents illustratives of English Church history, Londra 1866; J. V. DIOTREPHES, The Presbyterians Churches, Divisions and unions in Scotland, Ireland, Canada and America, Philadelphia 1910; J. N. O'Gillivie, The Presbyterian Churches of Christendom, Londra 1925; G. M. Trevelyan, England under the Stuarts, Londra 1928; L. Cristiani, S. V. in D'ThC, XIII, coll. 111-16; I. Islam, The history of the Presbyterian or Protestant Dissenting Chapel, in Transact. of the Unitarian Histor. Soc., 7 (1940), pp. 139-62; C. Algermissen, La Chiesa e le Chiese, trad. it., 2a ed., Brescia 1944, passim; C. M. Hilton, Whitehaven Presbyterian Church, in Forum of the Presbyterian Histor. Society, 8 (1945), pp. 42-56. Leone Cristiani.