PRESBITERIO

PRESBITERIO - P. della basilica di S. Clemente con la cattedra fatta costruire dal card. Anastasio titolare della Basilica (1108). Roma.

Una conferenza generale, tenuta a Edimburgo (Scozia), diede origine all'Alleanza pan-presbiteriana (Pan-Presbyterian Alliance) che riuniva tutte le Chiese presbiteriane di Scozia, Inghilterra, Irlanda, Spagna, Francia, Olanda, Chiese missionarie del Belgio, Chiese libere di Svizzera, Chiese riformate di Boemia, Moravia, Ungheria, Russia, Chiese missionarie d'Africa, India, Nuova Zelanda, Australia, Formosa.

Questa Alleanza pubblicò dal 1885 la Quarterly Review, a Londra. Si convenne che l'unione si facesse unicamente sulla base della comunità propria del sistema presbiteriano, che fa posto ai laici ed è fondato sull'elezione. Non si doveva tenere alcun conto delle differenze dottrinali. Si ebbero Sinodi generali a Philadelphia (1880), Belfast (1884), Londra (1888), Toronto (1892), Glasgow (1896), Washington (1899), ecc. Per la sua stessa diversità, l'Alleanza cominciò a rivendicare il titolo di « ecumenica »; sarebbe, però, più giusto dire che essa è internazionale e interconfessionale, non essendovi in essa unità di dottrina.

Un secondo passo per il collegamento dei gruppi è stato fatto recentemente. Un numero speciale del Christian Century, del 13 dic. 1950, annunziava la creazione del Consiglio nazionale della Chiesa del Cristo negli Stati Uniti. Vi hanno aderito i presbiteriani degli Stati Uniti d'America (ca. 3.400.000 di adulti), i battisti (ca. 8.000.000 di adulti), i luterani (ca. 1.700.000 di adulti), i metodisti (ca. 10.000.000 di adulti), gli episcopaliani (1.671.000 di adulti), parecchie denominazioni congregazionaliste: discepoli del Cristo, quaccheri, ecc. (complessivamente 6.000.000 di adulti). Questa federazione aderisce in blocco al movimento ecumenico delle Chiese, il quale non ha cessato di svilupparsi dal 1919 in poi (v. PROTESTANTESIMO).

IV. CONCLUSIONE

Dal punto di vista dottrinale attualmente nel p. si notano tre tendenze: a) coloro che sono rimasti fedeli alla Confessione di fede di Westminster (del 1643-46), strettamente calvinista e congregazionalista, ma con una certa elasticità nelle

formole e una grande libertà individuale per quanto riguarda la Predestinazione; b) coloro che si rifiutano di sottoscrivere la Confessione di Westminster (nonsuscribing Presbyterians) soprattutto in Inghilterra e in Irlanda; c) coloro che si mostrano ancora più larghi, con dottrine imbevute di razionalismo moderno, quanto ai dogmi della S.ma Trinità e dell'Incarnazione.

Dal punto di vista liturgico, tutte le denominazioni presbiteriane conservano una grande affinità: il culto ha carattere austero, indifferente all'arte, nemico di ogni mistica, senza altari, battistero, ceri, immagini, eccetto qualcuna nelle vetrate. Manca quasi sempre l'organo, il pastore si limita a indossare una veste nera; il sermone, che ha assorbito tutto, spesso è letto. Si cantano salmi rimati, le preghiere sono lasciate all'iniziativa del pastore, i fedeli le ascoltano, conservando ognuno l'atteggiamento che gli piace (chi in ginocchio, chi in piedi, chi seduto). Quella che si chiama « la lunga preghiera » dura in media da 10 a 15 minuti, là dove ancora si fa.

Uno degli elementi più notevoli del p., soprattutto in Scozia e in Inghilterra, è il rigore dell'osservanza del riposo domenicale, chiamato anche il « sabato del Signore ». Gli avversari del p. lo accusano di dare a questa osservanza un'importanza eccessiva: sembra quasi non esservi altro peccato che quello della violazione sabbatica. Lettori assidui della Bibbia, austeri puritani nei loro costumi, i presbiteriani nella storia si presentano come gente che pratica con ostentazione le più belle virtù famigliari e manifesta un grande zelo religioso. Lo storico protestante A. de Mestral osserva che essi amano la loro Chiesa, non come una madre, ma come una figlia, cioè, non per quello che da essa ricevono, ma per quello che essi le danno.

BIBLIA: G. V. Lechler, Gesch. der Presbyt. und Synodalverfassung. Leida 1854; A. Gee e W. J. Hardy, Documents illustrative of English Church history, Londra 1866; J. V. DIOTREPHES, The Presbyterian Churches, Divisions and unions in Scotland, Ireland, Canada and America, Philadelphia 1910; J. N. Ogilvie, The Presbyterian Churches of Christendom, Londra 1925; G. M. Trevelyan, England under the Stuarts, Londra 1928; L. Cristiani, s. V. in DThC, XIII, coll. 111-16; I. Islan, The history of the Presbyterian or Protestant Dissenting Chapel, in Transact. of the Unitarian Histor. Soc., 7 (1940), pp. 139-62; C. Algermissen, La Chiesa e le Chiese, trad. it., 2e ed., Brescia 1944, passim; C. M. Hilton, Whitehaven Presbyterian Church, in Journ. of the Presbyterian Histor. Society, 8 (1943), pp. 42-56. Leone Cristiani

PRESBITERIO (sacrarium, santuario). - Lo spazio destinato al vescovo ed ai sacerdoti nelle funzioni sacre.

Si trovava di fronte all'entrata, un po' elevato con uno o più gradini, corrispondente così alla parte detta « pretorio » dell'antica basilica pagana, e terminava di regola con un'abside semicircolare, rettangolare o poligonale. In fondo all'abside si metteva la cattedra del vescovo, a destra e a sinistra semplici banchi di pietra per i sacerdoti (i diaconi non si sedevano mai, ma assistevano in piedi). L'altare si innalzava dinanzi alla cattedra sotto l'arco detto « trionfale » della basilica. Dal medioevo, quando l'altare maggiore si avvicinò al muro tenendo così il posto della cattedra, il luogo immediatamente prima dell'altare, lo spazio cioè dove si svolgevano i servizi sacri, si chiamò p. Alla sinistra, detta in cornu Evangelii,

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PRESBITERO, PRESBITERATO - Iscrizione damasiana in ricordo del p. Timoteo (sec. IV) - Roma, cimitero di S. Ippolito.
(fot. Pont. comm. arch. sacra)
nelle cattedrali si mette la cattedra o il trono del vescovo; di fronte, alla parte dell'epistola, si trovano i banchi o i sedili per i ministri sacri parati. Verso il popolo un basso parapetto divisorio, detto e pergola, lettorio, iconostasi (oggi balaustra), serviva a separare il p. dalla navata, riservata ai fedeli, onde assicurare all'altare una sufficiente zona di rispetto, entro la quale nessun laico doveva entrare, specialmente durante la celebrazione delle funzioni sacre; alle donne era vietato l'accesso al santuario.

BIBL.: Moroni, LV, coll. 160-70; I. Sauer, P., in LThK, VIII, p. 452; G. Perardi, La dottrina cattolica. Il culto, I, Torino 1938, pp. 223-26; M. Richetti, Manuale di storia liturgica, I, Milano 1950, pp. 351-62, 438-39. Pietro Siffrin
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“PRESBITERIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 1168. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/presbiterio.