PRESENTAZIONE DI MARIA S.MA, FESTA della. - La festa della P. è una delle feste mariane minori della Chiesa universale ed è celebrata con rito doppio maggiore il 21 nov. L’unico testo liturgico proprio dell’Ufficio e della Messa è l’Oremus.
Oggetto diretto della festa è un avvenimento della vita della Madonna, quando, in età di soli tre anni, sarebbe stata condotta dai genitori a Gerusalemme, per essere offerta al Signore nel Tempio, dove sarebbe rimasta fino all’età di 12 anni, dedita unicamente alla pietà e al servizio del santuario. Questo fatto però non è contenuto nei Vangeli, ma è una delle tante pie invenzioni degli apocrifi. Appare per la prima volta, ancora con scarsi dettagli, nel cosiddetto Protovangelo di Giacomo (sec. II-III), sviluppato in seguito e drammatizzato in vari altri vangeli apocrifi dell’infanzia del Signore (v. BONACCORSI, PIERINO, Vangeli apocrifi, I, Firenze 1948, pp. 72-73 e passim). Questa narrazione trovò nel popolo un’accoglienza cordiale e vi si riscaldò la fantasia degli artisti i quali nella figurazione della scena trovarono sin dall’antichità un vasto campo di rappresentazioni (v. appresso).
La celebrazione liturgica appare tuttavia relativa.
Presentazione di Maria S.Ma, festa della - Presentazione della Vergine al Tempio, di Tiziano - Venezia, Galleria dell'Accademia.
mente tardi. Sembra che gli inizi si debbano ricercare a Gerusalemme. La chiesa di S. Maria nuova, costruita nel centro della città da Giustiniano I nel 543, sembra volesse localizzare l'avvenimento; dall'anniversario della dedicazione di questa chiesa, 21 nov., sarebbe nata in seguito la vera festa della P. Ai tempi dei Crociati il ricordo di questo fatto passò al Templum Domini, vale a dire alla moschea di Omar, sullo spiazzo del tempio, che servì da chiesa cattolica dal 1099 al 1187. Comunque sia, la festa della P. si trova in tutti i calendari orientali, sempre alla data indicata (v. NIELLO, Kalendarium manuale utriusque Ecclesiae, I, II, Innsbruck 1898, V. indici). Nel 1143 Manuele Comneno fece la P. giorno festivo.
L'Occidente conobbe la festa attraverso vari influssi orientali e per molte vie. Apparisce isolatamente sin dai secc. X e XII in due evangelii in greco, manoscritti di Cesena (Plut. XXVII, cod. IV, sec. X; Plut. XXIX, cod. II, sec. XII; H. Leclercq, Césène, in DACL, II, 3313), in un calendario inglese del sec. XII a Winchester dove vien chiamata «oblatio s. Mariae in templo cum esset trium annorum» (R. T. Hampson, Calendaria medii aevi, Londra 1841, 432, 445), e nel calendario di un sacramentario ungherese del 1200, conservato a Budapest (Museo naz., Vyelvemleke; 1) ove appare come «rappresentato s. Mariae», e in un altro calendario ungherese (Budapest, Museo naz. F. 94), come «contestato Mariae Virginis». Cominciò ad universalizzarsi nel 1372. In quell'anno l'ambasciatore a Cipro, Filippo de Mazieres, indusse Carlo V di Francia a celebrare la festa, con l'assenso di Gregorio XI, nella chiesa dei Minori ad Avignone, ove allora resideva la Curia pontificia. Il Re invitò il paese a seguire l'esempio, il Papa la inserì nel calendario della Curia e di lì a poco penetrò in tutta la Chiesa occidentale. Nel 1391 l'adottarono i Carmelitani, nel 1474 i Certosini, Pio II e Sisto IV ne favorirono molto la diffusione: nel 1472 fu concessa al duca Guglielmo di Sassonia, da dove passò a Magonza e Treviri. Pio IV l'introdusse nel Breviario romano; ma s. Pio V la soppresse perché apocrifa. Filippo II di Spagna però ottenne da Gregorio XIII di poter continuare a celebrarla nei suoi regni, e poco dopo Sisto V, spinto anche dal p. Francesco Turriani S. I., la prescrisse di nuovo alla Chiesa universale (breve: Interratea Matris Dei Mariae, 1° sett. 1585) con rito doppio e con il formulario della festa della Natività di Maria, sostituendo la parola «nativitas» con «praesentatio». Scomparvero così i vari formolari medievali, con testi a volte arditi, ma spesso poetici. Finalmente Clemente VIII, in occasione della revisione del Messale (1602) elevando il rito a doppio maggiore, ridusse il formulario allo stato attuale. Quando, sotto Benedetto XIV, fu discussa una riforma del Breviario e del Messale, la festa della P. corse il pericolo di venir nuovamente eliminata; ma il Papa morì prima di poter condurre a termine i suoi disegni. Anche nei tempi recenti si sono levate di quando in quando delle voci, che ne reclamano la soppressione perché apocrifa; altri invece vorrebbero conservarla, non come celebrazione della «presentazione di Maria treenne», ma in ossequio al concetto più generale e teologicamente sicuro della «oblatio» o «consecratio» della S.Ma Vergine a Dio, per cui essa, come nessun'altra creatura umana, era totalmente dedicata al Signore.
89. Giuseppe Löw Iconografia
Le più antiche raffigurazioni nell'arte, oggi conosciute, della P. della V. sec. XI. Un primissimo esemplare di esse si trova tra le miniature di gusto orientale del libro delle Omelia del monaco Jacobo, manoscritto conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi (miniatura riprodotta da A. Venturi in La Madone [V. BIBLICA.], p. 108).La pittura fiorentina del Trecento contribuì ampiamente allo stabilirsi del concetto illustrativo della P. della V. in composizioni ove fra molte figure si vede Maria Vergine fanciulla, accompagnata da s. Gioacchino e da s. Anna, salire una scalea antecedente ad un tempio accolta ivi da un sacchetto. Solo Maria sta sulla scala, i suoi genitori si tengono più in giù, ad una certa rispettosa distanza. Per illustrare il graduale sviluppo del crescente fasto di questa rappresentazione si notino tre insigni affreschi che appartengono a tre successive generazioni del Trecento fiorentino: cioè quello di Giotto, dipinto nel 1305 nella cappella degli Scrovegni a Padova; quello di Taddeo Gaddi, dipinto nel 1335 nella cappella Baroncelli a S. Croce di Firenze; e quello di Giovanni da Milano eseguito verso il 1345 nella cappella Rinuccini, che fa parte della sacrestia della medesima chiesa a Firenze. Secondo lo stesso concetto illustrativo, però assai abbreviato e rimpiccolito, è stata dipinta la Presentazione da Bernardo Daddi tra le Storie della Vergine che adornano il gradino del polittico degli Uffizi. Anche l'Orcagna raffigurò contemporaneamente la P. della V. in modo assai più sintetico, come mostra una formella di marmo scolpito nel tabernacolo di Orsanmichele, eseguito tra il 1349 e il 1359, dove si vedono le figure di Maria fanciulla e dei sacerdoti su una scalea nel centro, ed ai fianchi, simmetricamente dislocati, i genitori e due angeli.

Il concetto figurativo della P. della V., così stabilitosi nel tardo medioevo, varia poco nel Quattrocento, come si vede nell'affresco dipinto da Domenico Ghirlandaio nella Cappella Maggiore di S. Maria Novella a Firenze.
Notevoli raffigurazioni della P. della V. ha lasciato la pittura veneta del Cinquecento; tra esse si ricordano in ordine cronologico quelle del Carpaccio (Milano, Brera) e di Cima da Conegliano (Dresda, Galleria), l'altra famosa di Tiziano, dipinta tra il 1534 e il 1538 (Venezia, Accademia) e quella poco posteriore del Tintoretto (Venezia, chiesa di S. Maria dell'Orto).
Una grandiosa raffigurazione della P. della V., concepita secondo il gusto barocco, è stata dipinta nel 1642 da Giovanni Francesco Romanelli per la Basilica Vaticana. L'originale di questa pala, poi riprodotta a musaico, fu portato alla metà del Settecento nella chiesa di S. Maria degli Angeli a Roma, dove si conserva tuttora. - Vedi tav. CXXXIII.