PRESENZA DI DIO. - L'avvertenza rispettosa alla p. di Dio, o « elevazione dell'anima », costituisce l'atto fondamentale indispensabile in ogni vera preghiera, anche semplicemente vocale (Ps. 140, 2; s. Teresa, Mansioni, I, 1, 7; s. Agostino, Enarr. in Ps., 85, n. 7; s. Ignazio, Es. spir., n. 75). Per p. di Dio l'anima devota intende lo sguardo della Divinità, attento ed intelligente (Ps. 5, 2-3), soccorrevole e misericordioso (ibid. 9, 14), purificante e vivificatore (I. Io. 3, 19-20), l'affetto nel quale Dio avvolge dentro di sé la sua creatura prediletta, « abbracciandola nel suo amore » (Is. 66, 12-13; s. Ignazio, Es. spir., n. 15), in una parola, la Grazia, considerata come comunicazione personale di Dio (Is. 58, 9). L'anima dedicata alla preghiera vuol rendere a Dio presenza per presenza, grazia per grazia (Ps. 118, 148), abbozzare il faccia a faccia dell'eterno trattenimento (II Cor. 5, 1-9).
L'esercizio della p. di Dio è necessario alla preghiera, e per questo la « casa della preghiera » è anche tempio di Dio, cioè il locale dove uno si trova apud Dominum, accolto dal Signore (Ps. 83, 2-5). Nell'economia di grazia « i veri adoratori adorano il Padre in spirito e verità »: l'edificazione del Tempio diviene un esercizio spirituale, l'uomo, tempio vivente di Dio (II Cor. 6, 16), e Dio stesso, tempio dei suoi eletti (Apoc. 21, 22-27). La memoria assidua della p. di Dio essendo, come si vede, esercizio vivo della speranza, si ritrova in vari modi al principio di ogni genere di perfezione spirituale (Gen. 17, 1), sia nel sincero orrore, dolore ed allontanamento dal peccato (Is. 1, 15-16), sia nel progresso costante delle virtù (Io. 15, 4-5), sia nella conformità unitiva e nella pace imperturbabile che la ricompensa (Lc. 1, 46-49). Questa ricerca universale di Dio suol essere sostenuta a volte dal sentimento soprannaturale corrispondente (Ps. 138, 7-12). L'orazione detta « di semplice presenza » si svolge mentre l'anima, pur fervente, non se la sente più di meditare, anzi di fermarsi pacatamente ad una « avvertenza o assistenza amorosa generale e confusa in Dio ». Questo modo di orazione segna di solito l'ingresso nella contemplazione strettamente detta (s. Giovanni della Croce, Salita, lib. 2, cap. 14). Nell'anima contemplativa l'aspetto intimo della presenza prende rilievo (s. Bernardo, De consideratione, lib. 5, nn. 11-12); e nello stato di unione, la presenza intima affettiva si manifesta come contatto sostanziale abituale, o compenetrazione spirituale (I Cor. 6, 17), focolare vivo di sentimenti d'amor di Dio, dominati dalla trama del compimento eterno di quel « dolce in-
contro » (Ps. 41, 2-3; s. Giovanni della Croce, Fiamma, cap. 1).
Da un punto di vista più generale, la p. di D. anticipa il Giudizio eterno (Io. 3, 19). Dio rivolge lo sguardo dai cattivi (Ps. 137, 6: il voltarsi nauseato del volto divino è colto drammaticamente nel Giudizio di Giotto) ed al suo allontanamento corrisponde l'esecuzione del cattivo per una presenza che lo condanna inesorabilmente (Io. 3, 20). Parimente gli eletti con piena umiltà e fiducia vengono incontro allo sguardo che si volge verso di loro (Ps. 32, 18-21), anche mentre non hanno ancora da offrirgli che un primo bagliore di buona volontà (Io. 3, 21; Ps. 62, 2-3).