PURIFICAZIONI PASSIVE

PURIFICAZIONI PASSIVE. - Per rimuovere dall'anima gli ostacoli che si oppongono alla piena perfezione (peccati, vizi, passioni sregolate, tendenze puramente naturali), mortificazione (v.): ed è la p. attiva. Nessuno però può scorgere nei più reconditi nascondigli del suo interno le innumerevoli imperfezioni e tendenze viziose, che infettano fin anche la sua pratica della virtù (cf. l'elenco che ne stende s. Giovanni della Croce, Notte oscura, I, capp. 2-7), né molto meno fuoricarsene a fondo; a tal fine occorre un intervento speciale di Dio, di ordine mistico: grazia di contemplazione infusa, che illumina l'anima, svelandole tutto il complesso delle sue impurità, e la spoglia radicalmente con lunga e dolorosissima purgazione: ed è la p. passiva, chiamata da s. Giovanni della Croce «notte oscura», che «s'intende la contemplazione purgativa, la quale causa passivamente nell'anima la rinunzia a se stessa e a tutte le cose» (ibid., prol. alla 1a str.).

La p. p. è doppia, come spiega il Dottor Mistico: «La prima notte o p. è quella sensitiva, con la quale l'anima si purifica secondo il senso, accomodandolo allo spirito; e l'altra è la notte o p. spirituale, con la quale si purifica e spoglia l'anima secondo lo spirito, accomodandolo e disponendolo all'unione con Dio» (ibid., I, cap. 8).

I. P. P. DEI SENSI. - Essa è propria dei principianti, facendoli passare allo stato dei prodegnati. Ci si deve distinguere un doppio elemento, l'uno negativo e l'altro positivo: a) elemento negativo della p. p. dei sensi è l'aridità spirituale prolungata, che rende impossibile la meditazione discorsiva: «Non sanno più dove rivolgersi il senso dell'immaginazione ed il ragionamento, perché non possono più far un passo per meditare come prima solevano» (ibid., I, cap. 8). b) Elemento positivo di questa p. p. è un principio di oscura contemplazione mistica, che si rivela attraverso un vivo desiderio di Dio (per il quale si distingue la suddetta aridità da una disposizione naturale di malinconia); però «questa contemplazione è occulta e segreta per quello stesso che la possiede» (loc. cit.). Importantissima è a quel punto della vita interiore l'opera del direttore spirituale, che tranquillizzi l'anima, impedendole di tornare indietro per ripristinare la meditazione discorsiva oramai inutile e dannosa (s. Giovanni della Croce, Viva fiamma d'amore, str. 3a, V. 3a, §§ 4-13).

II. P. P. DELLO SPIRITO. - Propria dell'anima che Dio destina ad una più alta perfezione» (Notte oscura, I, II, cap. 1), la p. dello spirito è separata dalla precedente da un periodo più o meno lungo, durante il quale l'anima gode i frutti della contemplazione oramai abituale (ibid.), ma nella quale si riscontrano ancora imperfezioni notevoli: presuntuosa manifestazione dei propri

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doni, vanità ed arroganza, perdita del dovuto rispetto a Dio (ibid., 1. II, cap. 2). Allora subentra, tremenda per i tormenti che porta seco, la p. p. dello spirito « Dio spoglia le loro potenze, affetti e sensi, si spirituali che sensibili, tanto esteriori che interiori, lasciando nell'oscurità l'intelletto, arida la volontà, vuota la memoria, e gli affetti dell'anima in una somma afflizione, amarezza ed angoscia, privandola del sentimento e gusto che prima sentiva dei beni spirituali» (ibid., cap. 3). Principio operante di detta p. è una contemplazione più penetrante, che manifestando all'anima il contrasto vivissimo che vi è tra la luce e perfezione divina e la sua impurità, le cagiona un dolore indicibile: « Invadendo l'anima questa pura luce per espellere la impurità, l'anima si sente così impura e misera, che le pare che Dio le sia diventato avversario ed essa nemica di Dio» (ibid., cap. 3). Vero purgatorio, di cui neppure il padre spirituale può lenire il dolore (ibid., cap. 7), che si prolunga spesso per anni.

Prove connesse a quella fondamentale p. sono spesso orribili tentazioni, spirito di bestemmia, scrupoli, perplessità, talvolta, in anime più forti e predilette, pure assalti visibili, con percosse e suggerimenti d'ogni fatta, del diavolo. Tutto tende a far meglio sentire all'anima il proprio nulla onde sperare da Dio solo la Grazia liberatrice. Superando ogni ostacolo, finalmente «l'anima giunge all'unione spirituale del perfetto amore di Dio» (ibid., cap. 14). Allora, dice la ven. Maria dell'Incarazione, «l'anima nella sua unità e nel suo centro resta, in un amor attuale, negli abbracci dello Sposo, il sovradabile Verbo Incarnato» (Eccl. Spirit., II, Relation de 1654, § LXXVI, V [13° stato di orazione, parte 1°]). V. MISTICA.

BIBL.: fondamentali, per l'argomento, le opere citate di S. Giov. della Croce e della ven. Maria dell'Incarazione. Cf. anche cerd. Vivès y Tuto, Compendium theologiae ascetico-mysticae. Tract. de purg. passivis, 3° ed., Ratisbona 1908; R. Garrigou-Lagrange, L'amour de Dieu et la Croix de Jésus, IV, parte 3°, Juvisy 1920.