bruzzo, la Campania, sviluppano, prima che altre regioni, l’arte dei p. Per l’Abruzzo basti ricordare il bellissimo p. di Leonessa (fine del sec. XV) con figure di terracotta.
Nel gusto barocco la plastica dei p. si arricchì di episodi pittoreschi, prima ancora di raggiungere la caratteristica complessità del p. napoletano del Settecento. La tecnica del p. divenne, nella ricerca d’un sempre maggiore naturalismo, varia e complicata. Con il sec. XVIII, accanto ai rozzi personaggi modellati o stampigliati in terracotta o in gesso, e dipinti, si hanno le forme più raffinate di figurine vestite di stoffa (talvolta ingessata e colorita) con il volto e le estremità modellate e dipinti o scolpiti in legno (soprattutto le mani e i piedi), quasi sempre con gli occhi di vetro: mentre il corpo era, come quello dei manichini, in fil di ferro dolce, rivestito di stoppa.
Lo sviluppo eccezionale del p. napoletano e la conseguente creazione d’un artigianato specializzato dalla seconda scultura (di legno, sughero, cartapesta, tela dipinta) ai numerosi musei e musei, alla modellazione, oltre che dei personaggi, degli animali e degli oggetti infinitamente vari ospitati nei numerosi angoli pittoreschi della scena, è dovuto in gran parte a Carlo III di Borbone, appassionato egli stesso dell’arte del p. Presso il popolo, incoraggiato dall’esempio del sovrano nella sua atavica tendenza al pittoresco, giovò anche a diffondere l’abitudine della fabbricazione dei p. il domenicano p. Rocco, egli stesso autore di celebrati p.
I migliori p. napoletani del Settecento si trovano a Napoli, nel Museo di S. Martino, in alcune chiese e in molte collezioni private, a Roma nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano e nella basilica di S. Marco (provenienti da donazioni), in musei italiani e stranieri di folklore e d’arte applicata, come al Museo etnografico già a Villa d’Este a Tivoli e, soprattutto, in Germania a Berlino e a Monaco, dove esiste una delle più complete raccolte. Gli artisti che operarono a Napoli sono numerosissimi e quasi
tutti di grande abilità: si può, anzi, dire che la scultura napoletana del Settecento trovò in quest'arte la sua espressione più felice. Di alcuni di essi si è ampiamente occupata la critica, come del Sammartino, di Angelo e Giacomo Viva, di Giuseppe Gori, Lorenzo Mosca, Giuseppe De Luca, Francesco e Camillo Celebrano: specialisti nella scultura animalistica e nelle nature morte furono Lorenzo Mosca, Giuseppe De Luca, Saverio Vassallo e Giuseppe Sarno. Con il sec. xix l'arte del p. napoletano decadde, come si andò anche spegnendo in Sicilia, dove avevano operato genialmente Giovanni Matera e Giacomo Bongiovanni. Resta tuttavia diffusissima l'abitudine popolare alla preparazione del p. per il Natale. A Roma è caratteristica, in quel periodo, la vendita dei «pupazzi» da p. nelle baracche di Piazza Navona. - Vedi tavv. CXXXIV-CXXXV.