NIELLO. - Nome proveniente dal latino nigellum, che indica un particolare lavoro di oreficeria per cui si inserisce negli incavi, praticati su una lastra d'oro o d'argento e talvolta di rame, una pasta nera composta di rame, argento, zolfo e piombo (secondo alcuni di solo argento e piombo). Per la tecnica simile fu spesso confuso con l'agemina o damaschinatura.
Tale tecnica, conosciuta nell'antichità classica, fu usata fin dai primi secoli dell'era cristiana per suppellettili ecclesiastiche. Rimangono tuttavia pochi esemplari di opere medievali. Ricca fu invece la produzione dei secc. XIV e XV specialmente ad opera di orafi ed incisori fiorentini, tra cui primeggia Maso Finiguerra. Per questa ragione e per il fatto che gli artisti prima di ultimare il lavoro usavano spesso fare un calco della lastra, le cui incisioni venivano riempite di nerofumo ed olio, tirandone poi delle prove su carta umida, il Vasari ritiene che dal n., in Firenze, verso il 1460, sia originata l'incisione su rame, per merito di Maso Finiguerra. Ciò è falso poiché si ha notizia di incisioni anteriori a tale data anche oltralpe.
Per quanto meno intensamente, la tecnica del n. si sviluppò anche fuori di Firenze con il Turino, il Caradosso, il Tagliacarne, il Porta, il Francia ed il suo allievo Raimondi, che può esser considerato l'ultimo della schiera, continuando a lavorare fino all'inizio del Cinquecento, quando altrove era definitivamente caduta in disuso; tanto che neppure il Cellini era riuscito a farla rivivere.
