PARCA

PARCA. - Par(i)ca, dal lat. pario = partorisco (da scartare le etimologie da parco e partior) è la dea, concepita da principio come singola, che presiede alla nascita. Il numero divenne poi ternario per l'aggiunta di Nona e Decima, le due P. che presiedono ai due mesi che chiudono la gravidanza (Varron, in Gellio, III, 6,10).

Le moire greche, pure esse salite a tre dalla concezione originaria singola, hanno fatto stabilizzare anche in Roma sia il numero ternario sia il significato di divinità che presiedono al destino dell'uomo (Tria Fata), dalla nascita alla morte. I nomi delle P. negli scrittori latini che di frequente le nominano sono gli stessi delle greche moire: Clothos che tiene la conoschia, Lachesis che fila lo stame, Atropos che recede il filo. Catullo (LXIV, 306) le rappresenta come tre vecchie, Virgilio (Ecl., IV, 47) come le fissatrici del fato, Orazio (Carme secolare, 25), le invita a predire buoni fatti per Roma; Apuleio (De mundo, 38) le considera come i tre simboli del passato, del presente e dell'ignoto futuro; Servio (ad Aen., I, 26) come quelle che predicono, scrivono e regolano il corso della vita.

In Roma la P. non ebbero un vero culto all'inutile del sacrificio offerto alle medesime, sotto il nome greco latinizzato di moerae, nel Tarentum in occasione dei Ludi secolari. Si trovano menzionate in iscrizioni votive dei paesi celtici: deabus Parcis (Dessau 3766, 3768); Parcis Augustis (Dessau 3765, 3767); aram Parcabus (Dessau 3769) e in iscrizioni metriche funerarie dove il nome P. sta per indicare la fatalità del destino (Dessau, 4414; 5213; 6068; 7759).

BIBL.: R. Peter, Parca, Parcae, in Roscher, Lexikon, III, coll. 1569-70; G. Wissowa, Rel. und Kultus der Römer, Monaco 1912, p. 264.