PALE E PARILIA

PALE e PARILIA. - La festa *Parilia* del 21 apr. figura già nel più antico ordinamento festivo romano. Secondo tutti i migliori autori questa festa era sacra alla divinità Pales, da cui prendeva anche il nome (la possibilità linguistica della derivazione, malgrado il cambiamento di una consonante, è assicurata dall'analogia di *caelum-caeruleus*). Solo con-siderazioni linguistiche inducono alcuni autori antichi o a cambiare il nome della festa in *Palilia* o a volerlo staccare dal nome divino, derivandolo dal verbo *parere*, «partorire».

Nella tradizione letteraria Pale appare prevalentemente come la dea dei pastori. Vi sono però alcune testimonianze secondo cui Pale sarebbe stato una divinità maschile. Marziano Cappella infine rammenta due Pales e la sua testimonianza, che del resto potrebbe esser sospetta, acquista valore da un'annotazione del calendario prece-sareo ritrovato ad Anzio, secondo cui il 7 luglio sarebbe stato sacro ai due Pales (PALIB. II). Un tempio fu dedicato a Pale da Attilio Regolo, su invito della divinità stessa, in occasione della vittoria sui Sallentini. Questo è presa' poco tutto ciò che di concreto si può dire intorno alla divinità stessa.

Quanto alla festa, essa è, secondo un'esplicita testi-moniana, di carattere sia pubblico che privato, vale a dire celebrata sia dallo Stato come tale che dai privati. Nella sfera privata essa ha un carattere pastorale, in quanto le sue cerimonie hanno lo scopo di purificare le stalle e il bestiame. Tale carattere lustratorio domina anche nella

festa pubblica, ma sotto un aspetto diverso: si tratta, infatti, della purificazione di tutta la popolazione romana. Il mezzo usato per tale purificazione si chiama sufimen ed è composto dei seguenti ingredienti: la cenere del feto estratto dalla vacca gravida sacrificata ai Pordicidia, il sangue dell'october equus sacrificato a Marte nella festa del 15 ott. - entrambi conservati dalle Vestali - e bucee di fave. Un altro rito purificatorio si compie in quanto i per- tecipanti saltano attraverso un rogo e vengono aspersi di acqua.

Il maggior interesse storico della festa consiste nel fatto che essa, per lo meno dalla prima metà del sec. I a. C. cui risale il menzionato calendario di Anzio, è stata concepita come anniversario della fondazione di Roma (di qui, anche oggi, il Natale di Roma alla stessa data). La ragion d'essere di questa tradizione non stava certamente nei calcoli astronomici che, nell'epoca di Varrone, s'intraprendevano probabilmente più per giustificare una tradizione esistente che non per fondare una nuova, né solo nel materiale leggendario collegato alla festa, ma nel carattere sacrale di questa e della divinità, che trapea appena da alcuni elementi come la straordinaria composizione del sufimen, la partecipazione dei sacerdoti più importanti, il carattere di capodanno attribuito alla data, l'ambiguità del sesso della divinità, ecc.

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appena da alcuni elementi come la straordinaria composizione del sufimen, la partecipazione dei sacerdoti più importanti, il carattere di capodanno attribuito alla data, l'ambiguità del sesso della divinità, ecc.

Palermo, arcidiocesi di - Porto Vecchio e panorama della città dall'aereo. Palermo.

BHL.: W. Warde Fowler, Roman festivals, Londra 1899, p. 79 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2a ed., Monaco 1912, p. 109 sgg.; K. Vahlert, Prädestinus und römische Religion, Francoforte s. M. 1935, p. 57 sgg.; F. Altheim, A history of roman religion, Londra 1938, p. 102 sgg.; S. Weinstock, in Journal of roman studies, 36 (1946), p. 112; A. Breilich, Die geheime Schutzgottheit von Rom, Zurigo 1949, p. 20 sgg.