BETLEMME (ebr. Beth-lehem = «casa del pane»; gr. più comunemente Βαβλέη e Βηβλέη; Volg. Bethlehem; arab. Bajt-lahm = «casa della carne»). - Città della tribù di Giuda, in cui nacque Gesù Cristo. È situata 8 km. a sud di Gerusalemme, su due colline a m. 777 sopra il livello del Mediterraneo ed a 1267 sopra il Mar Morto.
I. STORIA
Nelle lettere di el-Amarna (290, 16, ed. J. A. Knudtson) è menzionata una città dei dintorni di Urusalim (Gerusalemme) di nome Bit-ilu-NIN-IB, e siccome in una lista di divinità babilonesi NIN-IB è sinonimo di Laham(u), si è prospettata la ipotesi (cf. O. Schroeder, Orientalistische Literaturzeitung, 18 [1915], col. 294 sgg.), accettata da molti, che fa derivare il nome di B. da Bit-ilu-laham = casa del dio Laham.Di B. sappiamo solo quello che ci dicono i testi sacri. Si può però affermare che l'antica città sorgeva sulla sommità della collina nord-orest, e lo spostamento verso sud-est si spiega dall'attrazione esercitata dal santuario della Natività. B. è soprannominata Ephrata, nome da applicare piuttosto alla regione abitata dal clan efrateo composto dalle famiglie dei tre figli di Hur calebita, Sobal, Salma e Hariph, chiamati rispettivamente «padri» di B. Cariathiarim e Bethgader (cf. I Par. 2, 51, 54; 4, 4; Eusebio, Onomasticon, 42, 10; 82, 10; ed. Klostermann), e cioè in quanto la stirpe efratea di Caleb si stabilì in quelle città, e diede il nome di Ephrata alla regione; ed è così che alla Cariathiarim efratea deve probabilmente riferirsi l'Ephrata di Ps. 131, 6.
Nella Bibbia B. è nominata per la prima volta a proposito della morte di Rachele (Gen. 35, 19; 48, 7), ma anche qui si tratta di Ephrata la cui identificazione con B. è da molti considerata come glossa. In Ruth 1, 1-2; 4, 11, come in Mi. 5, 2, l'identificazione di Ephrata con B. è assolutamente certa, perché richiesta dal contesto e dal parallelismo delle frasi; ma è da notarsi che neanche in questi luoghi Ephrata perde del tutto il suo carattere di regione. Più frequente è il soprannome di B. «di Giuda» (Iudc. 17, 7, 9; 19, 1-18; Ruth 1, 1, 2; I Reg. 17, 12; Mi. 2, 1, 5, 6) per distinguerla da un'altra B. nella tribù di Zabulon (Ios. 19, 15). Il nome di B. manca nell'elenco che delle città di Giuda ci dà il testo masoretico in Ios. 15, 21 sgg., si trova però con altre dieci città nell'aggiunta dei Settanta (cf. Ios. 15, 59 a).
In Iudc. 17, 7-13 si narra la storia di un giovane levita di B. della famiglia di Micha; non vi è però nessuna ragione di supporre che B. fossa stata città levitica: manca nella lista di Iudc. 21 e di I Par. 6, 54-81. Di B. fu anche la moglie del levita di Ephraim tagliata a pezzi dal marito dopo lo scempio che di lei ne fecero gli abitanti di Gabaa (Iudc. 19); ma la rinomanza di B. nell'antico Israele proviene dall'essere stata la patria della stirpe di David (Ruth 4, 17-22), il quale vi fu unto re da Samuele (I Reg. 16, 13), per cui è chiamata anche città di David (I Reg. 20, 6; Lc. 2, 4, 11). Nella continua guerriglia tra David ed i Filistei, questi arrivarono ad impossessarsi di B., che in quel tempo appare organizzata a difesa (II Reg. 23, 14 sgg. = I Par. 11, 16 sgg.), ma l'occupazione filistea dovette durare poco tempo. Più tardi è menzionata tra le città fortificate da Roboamo (II Par.
11, 6), tra le località che dopo l'esilio videro ritornare i residui dei propri figli (Esd. 2, 21 = Neh. 7, 26).
Da allora le glorie di B. sembrarono ormai tramontate, ridotta com'era ad una piccola borgata; ma secondo la profezia di Isaia, « dal tronco di Isai, cioè dalla famiglia di David, un giorno spunterà un germoglio, e dalla sua radice fiorirà un virgulto, ed in quel giorno la radice di Isai sarà qual vessillo ai popoli » (Is. 11, 1. 10), ed in B., secondo l'oracolo di Mi. 5, 2 sgg., nascerà il Salvatore del mondo (cf. Mt. 2, 1. 5 sgg.; Lc. 2, 4 sgg. 15; Io. 7, 42): la gloria di aver dato i natali al Messia sarà imperitura, e il suo nome non verrà mai cancellato dalla storia.
Infatti il ricordo del luogo della nascita di Gesù a B. rimase sempre vivo nella primitiva tradizione cristiana, e così si vede che verso la metà del sec. II il Protoevangelo di Giacomo (17, 3) con altri apocrifi, e s. Giustino martire (Dialogus cum Tryphone, 78, 5) indicano il luogo della nascita di Cristo in una grotta situata vicino alla città, particolarità questa non consegnata nel Vangelo. Lo stesso presso Origene (Contra Celsum, I, 51), il quale aggiunge che il fatto era ben conosciuto e divulgato anche presso i pagani. Più tardi s. Girolamo (Epist., 58, 3) e s. Paolino di Nola (Epist., 31, 3) ci parlano della profanazione compiuta nella S. Grotta dall'imperatore Adriano (117-38), il quale vi introdusse il culto di Adone-Tammûz, con annesso boschetto sacro. La pietà di Costantino e di s. Elena riconsacrò la culla del Redentore, e fissò per le future generazioni il mai spento ricordo della Grotta della Natività con l'erezione di una splendida basilica (cf. Eusebio, De laudibus Constantini, 9, 17; Vita Constantini, III, 41-43), portata a termine già nel 333 (cf. Itinerarium Burdigalense, ed. Gever, p. 25, 3-5). Intorno alla basilica costantiniana fiori ben presto la vita monastica, particolarmente al tempo di s. Girolamo e delle sue discepoli romane.
Durante la rivolta dei Samaritani (521-30) B. come altre città fu saccheggiata, e la sua bella basilica ebbe a soffrire, probabilmente in quella occasione, il gravissimo incendio che la distrusse quasi completamente, e le cui tracce sono state constatate negli scavi del 1934. Domata la rivolta dall'imperatore Giustiniano, questi diede ordine di ricostruire la Basilica e di circondare di nuove mura la città. Provvidenzialmente salvata dalle successive invasioni dei Persiani (614) e degli Arabi (638), fu gravemente danneggiata all'avvicinarsi dei Crociati, ma la Basilica rimase incolume grazie al tempestivo inter-

(da A. Flicke - V. Martin, Storia della Chiesa, vers. ital., III, Torino 1918, fig. Q)
Oggi B. è una cittadina di ca. 7500 ab., di cui quasi la metà sono cattolici di rito latino, ed il resto è costituito da greci ortodossi, siriani, armeni, copti,


(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del Sacro Cuore S. I. Roma)
II. LA BASILICA DELLA NATIVITÀ
Il vecchio problema che mise in contrasto due tesi, difese ambedue da valenti archeologi (origine costantiniana integrale dell'odierna Basilica, o rimaneggiamento fatto al tempo di Giustiniano nel sec. VI), ha ricevuto una risposta decisiva, favorevole alla seconda tesi, dopo le esplorazioni eseguite sia nell'area dell'atrio primitivo (1932), sia nell'ambito basilicale, specialmente nel sottosuolo (1934), sotto la direzione di E. T. Richmond e R. W. Hamilton le prime, di E. T. Richmond e W. Harvey le seconde.1. La basilica costantiniana
Il risultato di queste esplorazioni sistematiche permette di ricostruire con sufficiente esattezza gli edifici costantiniani, il cui insieme era costituito da tre parti principali: un edificio ottagonale sopra la Grotta della Natività, la basilica propriamente detta, e l'atrio.L'ottagono, di m. 7,80 per ciascun lato e 18 nei grandi assi, sorgeva come una corona intorno al luogo sacro della Natività, e presentava nel suo centro un'apertura circolare, di m. 4, di diametro, alla quale si accedeva per due gradini che seguivano tutto intorno il disegno ottagonale dell'edificio. Quest'apertura, sovrastata da un prezioso baldacchino e protetta da un piccolo parapetto, permetteva ai fedeli inginocchiati intorno di vedere e venerare dall'alto la S. Grotta e l'altare eretto sopra il luogo della Nascita di Cristo. Al lato occidentale dell'ottagono, aperto con un arco trionfale, sorgeva l'aula basilicale, formata da un quadrato di m. 27 ca. di lato, e divisa in cinque navate (la centrale larga m. 9,20 e le altre
quattro m. 3,40) da quattro ordini di colonne monolitiche, dieci per ciascun colonnato. I muri longitudinali esterni della Basilica si prolungavano verso est per m. 7 oltre il quadrato basilicale, per raggiungere poi ad angolo retto i lati rispettivamente settentrionale e meridionale dell'ottagono. Si ottennero così tra l'edificio ottagonale e le navate laterali della Basilica due spazi, uno per parte, di forma quasi triangolare, necessari agli usi liturgici, e nello stesso tempo si diede all'unione dell'ottagono con la Basilica una soluzione più armonica. Sotto l'arco trionfale si apriva una scala di accesso alla S. Grotta, mentre altre due ai lati nord e sud dell'altare superiore facilitavano la circolazione dei fedeli.
Davanti alla facciata della Basilica, alla quale si accedeva da tre porte corrispondenti alle tre navate mediane, si estendeva il vastissimo atrio quadriportico di m. 73 di lunghezza e 26 di larghezza. Le gallerie coperte erano di proporzioni uguali a quelle delle navate estreme della Basilica, le cui linee si prolungavano fino al portico occidentale, ma con intercolunni più larghi. Questa straordinaria ampiezza dell'atrio costantiniano, architettonicamente sproporzionata, si spiega bene se si pensa alla necessità di offrire sufficiente ricovero all'enorme folla di pellegrini che accorrevano a B. per la solennità del Natale. All'angolo sud-est esteriore dell'atrio sorgeva molto probabilmente il Battistero, ma non se n'è avuta conferma.
I considerevoli avanzi del pavimento in musaico venuti alla luce, particolarmente nella navata centrale e al lato nord dell'ottagono, denotano nella composizione, nel disegno e nell'esecuzione una tecnica posteriore all'epoca costantiniana, che può fissarsi alla fine del sec. IV o al principio del sec. V. Alla stessa conclusione porta anche la comparazione con altri musaici palestinesi d'indubbia data, come pure lo studio accurato della maniera in cui il musaico è stato adattato alle parti consumate delle soglie della Basilica e della Grotta.
2. Ricostruzione di Giustiniano
In seguito ad un gravissimo incendio, subito probabilmente durante la rivolta dei Samaritani, la basilica di B. rimase quasi interamente distrutta. L'imperatore Giustiniano ne ordinò la ricostruzione, che fu concepita con criteri architettonici nuovi, specialmente, per influsso liturgico. L'ambito basilicale acquistò una maggiore ampiezza ed una completa unità con l'eliminazione dell'edificio ottagonale e lo spostamento di qualche metro più ad ovest della facciata interna, con l'aggiunta del nartece.Soppresso completamente l'ottagono, fu creata ad est dell'antico quadrato basilicale una navata trasversale dell'ampiezza della navata centrale, chiusa agli estremi da due absidi semicircolari sporgenti fuori degli antichi muri longitudinali scomparsi. Una terza abside, simmetrica a quelle del transetto, sorse in fondo alla navata centrale, 8 m. oltre l'antico ottagono per ottenere le dovute proporzioni. Le braccia libere delle tre absidi furono raccordate con muri a doppio angolo retto. Al di là della crociera le navate riappaiono, quelle estreme laterali con una sola travata, quella centrale con due di diversa larghezza. Il centro ideale del Santuario non soffrì notevoli cambiamenti, conservandosi l'apertura circolare sulla S. Grotta, la scala centrale alquanto rialzata - di tre o quattro gradini soltanto - per la differenza del nuovo livello, e le due scale laterali.
All'estremo occidentale del quadrato basilicale, scomparsa del tutto l'antica facciata, fu aggiunta una nuova travata un po' più larga delle altre; seguiva poi il nartece o vestibolo, largo m. 5,50, di modo che la nuova facciata venisse a trovarsi circa 10 m. più ad ovest dell'antica. L'atrio fu ridotto alla metà circa in senso longitudinale, per le restrizioni dovute alle costruzioni summenzionate (m. 10 ca.), e da un raccorciamento di m. 27 ca. nella parte occidentale. La necessità di dare un solido fondamento ai colonnati basilicali consigliò di costruire dei muri continui a maniera di stilobato di 1 m.
ca, di altezza, donde la necessità anche di elevare il pavimento fino al livello della base delle colonne, di modo che quel che restava degli antichi e preziosi musaici rimase coperto da uno strato di cm. 80 ca. di materiale eterogeneo di riporto.
Tali sono, alla luce degli scavi recenti, le principali modifiche subite dall'antica Basilica costantiniana nella ricostruzione di Giustiniano.
3. Stato attuale
Tale è anche oggi l'aspetto generale architettonico dell'interno della Basilica, benché disadorna e trascurata. Infatti nell'epoca crociata non si fecero nell'interno cambiamenti di sorta. Merita però speciale menzione la splendida decorazione in musaico e a pittura delle pareti interne e delle colonne, fatta al tempo di Amalrico I re di Gerusalemme (1163-73) e di Emanuele Porfirogenito Comneno imperatore bizantino (1143-80), e condotta a termine nel 1169. Di quest'insigne opera non resta che qualche misero avanzo. In epoca imprecisata scomparve la scala che dalla navata centrale e sotto la crociera conduceva nella Grotta della Natività. Quanto all'esterno, già al tempo dei Crociati la facciata soffrì nuovi rimaneggiamenti, fatti probabilmente per ragioni di maggior sicurezza, che ruppero l'armonia dell'insieme: furono chiuse le porte laterali, quella centrale venne considerevolmente ridotta, ed il nartece fu diviso in tre scompartimenti coperti con volte ad arista. Più tardi gli stessi criteri di difesa, oltre l'invasione dei vicini edifici conventuali, deturparono ancor di più ed occultarono quasi completamente quel che restava della facciata. Finalmente l'atrio scomparve del tutto per dar luogo ad una semplice spianata.III. LA GROTTA DELLA NATIVITÀ
Oggi vi si accede per due scale irregolari situate ai lati nord e sud dell'attuale coro dei greci ortodossi. La Santa Grotta presenta la forma di un rettangolo irregolare di m. 12 di lunghezza per 4 di larghezza media, scavato in pietra calcare molto dolce, con le pareti rinforzate da muratura così come l'intera volta. Nel

(da H. Vincent e F.-M. Abel, Bethléon, Le sanctuaire de la Nativité)
Dalla partenza dei Canonici regolari di s. Agostino nel sec. XIII, i figli di s. Francesco sono stati i gelosi custodi dei diritti della Chiesa cattolica sul luogo della nascita di Cristo; ma nella guerra implacabile che i greci ortodossi mossero a più riprese contro i cattolici, specialmente dalla metà del sec. XVI in poi, ogni loro diritto, spesso suggellato da sangue generoso sparso sulla culla stessa del Principe della pace, fu sopraffatto con intrighi, soprusi, falsi firmani, feroci persecuzioni e perfino con attacchi a mano armata. Lasciati spesse volte soli ed indifesi quando più necessario si fece sentire l'intervento delle potenze cattoliche europee, i Francescani si videro, col dolore impotente, strappati uno dopo l'altro i diritti dei cattolici da loro rappresentati e strenuamente difesi sino all'ultimo. Oggi non resta di loro esclusivo diritto se non il santo presepio e l'altare dei Magi con le grotte adiacenti a quella della Natività, dove tutti i giorni si celebra una devota processione commemorativa. A fianco della chiesa di S. Caterina e del prezioso claustro medievale, la basilica della Natività, pur maestosa ancora nel suo insieme, rispecchia nel suo squallore, nella sua spoglia freddezza e nel suo abbandono una miseria spiri-
tuale indegna del luogo ove apparve in carne mortale la Luce del mondo.