ELENA. - Figlia di Izate re dell'Adiabene. Istru-
ta nella religione mosaica da un giudeo, che viveva
alla sua corte (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XX,
35), mostrò profondo attaccamento al giudaismo. Si
trasferì col figlio Izate a Gerusalemme, dove costruì
un palazzo nella parte più elevata (Akra) ed un ele-
gante mausoleo, identificato da scavi recenti. La sua
simpatia verso i giudei si manifestò nella grave ca-
restia (ricordata in Act. II, 28; V. AGABO) del 44-
45 d. C., durante la quale fece trasportare a suo
spese in Palestina grano dall'Egitto e fichi da Cipro
(Antiq. Iud., XX, 51 ag., 101). Angelo Penna

I. VITA
Madre dell'imperatore Costantino, venerata come santa nella Chiesa latina (18 ag.) e nella greca (21 maggio). Pare fosse di molto modesta origine («sta- bularia» la dice a. Ambrogio, De obitu Theod., 42)
ufficiale romano dell'armata a presidio del Danubio.
Verosimilmente nel 288 nacque da lei a Naisso
in Mesia (moderno Niš) Costantino. Quando, cinque
anni dopo, Costanzo Cloro fu da Diocleziano ele-
vato alla dignità di Cesare, dovette allontanarla per
sposare Teodora, figliastra dell'imperatore Massi-
miano, e costituire così quel legame di parentela
che si riteneva utile alla saldezza del sistema tetra-
chico dioclezianeo. Il figlio però ebbe sempre la
madre in grande onore, le conferì il titolo di Augusta,
ne pose l'effigie su monete, e diede il nome di lei a
una città della Bitinia; Eusebio (Vita Constantini,
III, 47, a) afferma che fu il figlio a convertire la
madre al cristianesimo, il che può forse corrispon-
dere al desiderio dello scrittore di accumulare me-
riti sul capo di Costantino.
E. mostrò la sua pietà con abbondanti elemosine
a con la costruzione di nuove chiese a Roma (S. Croce
in Gerusalemme o Basilica Sessoriana), a Costanti-
nopoli (insieme con il figlio, la grande Basilica degli
Apostoli), a Betlemme (Basilica della Natività) a sul
monte degli Olivi (Basilica del Getsemani). In tarda
età si recò in pellegrinaggio in Palestina, dove avrebbe
Croce (v.). Una parte del
santo legno ella avrebbe portato in Roma e collocato
nella sua Basilica di S. Croce. Morì, pare, nel 335, a Co-
stantinopoli, ma, secondo Eusebio, la salma sarebbe stata
trasportata a Roma, a sepolta nel mausoleo a pianta
retonda, noto sotto il nome di Tor Pignattara sulla via
Prenestina, nel grandioso sarcofago di porfido ivi trovato
e ora nel Museo Vaticano.
Roberto Paribeni
II. ICONOGRAFIA
Già dai tempi più antichi ornata di diadema o di corona e vestita da imperatrice, s. E. reca come attributo individuale la Croce il cui ritrovamento sta al centro della sua leggenda e del suo culto. Il proto- tipo delle raffigurazioni orientali riunì la Santa con Co- stantino ai lati del Sacro Legno: creato probabilmente in connessione con la festa dell'Esaltazione della Croce e tra- mandato in un omeliario siriano del sec. VIII e nei reli- quiari bizantini di Gran e di Nonantola (sec. XI), esso sopravvisse ancora nei tardi affreschi dell'Athos e della Valacchia (sec. XVI) nonché nelle icone russe. Nell'arte occidentale le immagini di s. E. sono ugualmente diffuse al sud ed al nord delleAlpi: gli esempi tedeschi
vanno da una miniatura
salisburghese del sec. XII
a da due affreschi romanici
a Colonia (S. Gerione) ai
quadri di L. Cranach il
Vecchio e di B. Bruyn,
quelli italiani da alcune mi-
niature trecentesche ai qua-
dri del Chiodarolo, di Cima
da Conegliano, del Moretto
e di Palma Vecchio, dal
gruppo marmoreo di A.
Rizzo (Venezia, S. Apolli-
nare) alla statua del Bolgi
(da F. Gurecki, I verdagioni ro-
mani, I, Milano 1911, for. 6, n. 1)