ELENA, santa - S. E. assiste al ritrovamento della Croce. Affresco di Piero della Francesca (1452-60). Arezzo, chiesa di S. Francesco.
in S. Pietro a Roma. Di particolare importanza iconografica di artistica si dimostrano poi le rappresentazioni cicliche della leggenda, delle quali si ricordano gli affreschi nella chiesa del SS. Quattro Coronati a Roma (1253-54) e quelli a S. Croce in Firenze (Agnolo Gaddi), per il Quattro-centro le pitture nella cattedrale d'Albi, in S. Francesco ad Arezzo (Piero della Francesca) ed in S. Croce in Gerusalemme a Roma (Antoniazzo Romano); tra le singole scene gli artisti, seguendo il testo della «leggenda aurea», preferiscono il miracoloso risuscitamento d'un morto (quadro del Garofalo) e la visione della Croce durante un sogno di S. E. (tele di P. Veronese nella Pinacoteca Vaticana e nella Galleria Nazionale di Londra).
III. MAUSOLEO DI S. E. - Dopo la sua morte, avvenuta verso il 335 (O. Seeck, Hélène, in Pully-Wissowa, VII, II, col. 2820) E. Augusta, fu trasportata nella «urbe regia» (εἰς τὴν βασιλεύουσα πόλιν) per essere deposta nelle tombe imperiali (ἡρῴαις βασιλικῶν ἐπισθέτου): Eusebio, Vita Consil., III, 47. L'urbe regia secondo S. Giovanni Cristo sottomodernò è Roma (e. G. Crisostomo, Contra Iudaeos et gentiles, 9: PG 48, 825) e le tombe imperiali senza dubbio sono il mausoleo ad «duas lauros» sulla via Labicana, i cui ruderi sono noti sotto il nome di Tor Pignattara.
Il Liber Pontificalis (sec. VI) menziona questo mausoleo in nesso con la costruzione della Basilica Costantiniana in onore dei martiri Pietro - Marcellino sulla via Labicana (e... fecit... Constantinus... et mystileum ubi mater eius sepulta est Helena Augusta, via Lavicana rito III: Lib. Pont., I, p. 182); la «Notitia ecclesiarum» del sec. VII la descrive come una rotonda (e... et s. Helena, I, in sua rotonda): G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma 1864, p. 178), il «Liber de locis» (sec. VII) lo dice
chiesa (e... ecclesia est s. Helena ubi ipsa corpore iacet): G. E. De Rossi, ibid., p. 178) e nel sec. VIII esso riceve il titolo «basilica» (e... coemeterium... iuxta basilicam beatae Helenae: Lib. Pont., I, p. 500), probabilmente perché, dopo la demolizione della Basilica dei due martiri, esso stesso dovette servire come chiesa.
Il mausoleo fu costruito al III miglio della via Labicana cioè «nel centro dell'immenso latifondo imperiale labicano del sec. IV detto Subaugusta, che si estendeva dalla chiesa di S. Croce (Sessorianum) fino a Centocelle, comprendendovi tutte le ville e gli orti» (G. Tomasetti, La campagna romana, III, Roma 1913, p. 388). In un primo tempo esso doveva essere la tomba dell'Imperatore e della famiglia imperiale. Ma dopo la costruzione d'un nuovo mausoleo a Costantinopoli per la sepoltura di Costantino il mausoleo sulla via Labicana rimase unicamente per la famiglia imperiale. Costantino fece supplire sua madre nel proprio sarcofago ad «duas lauros». Questo sarcofago con cavalieri in rilievo servì poi come tomba di Anastasio IV (1153-54) nella Basilica Lateranense. Attualmente si trova nella sala a croce greca del Museo Vaticano.
La costruzione del mausoleo fu iniziata dopo la vittoria su Massenzio (312). Infatti nelle fondazioni dell'impianto si trovarono adoperati cippi sepolcrali degli «equites singulares», guardia del corpo dell'Imperatore, sciolta da Costantino che distrusse pure la sepoltura gratuita loro concessa nella Subaugusta imperiale (P. Crostarca, Nuovo Bull. arch. crit., 3 [1897], pp. 117-22). Detta datazione viene confermata per mezzo del materiale laterizio proveniente della «Officina S.R.F. Domitiana», la quale fu riprodotta nel 1920.
Il mausoleo si presenta come un edificio a pianta centrale consistente in una rotonda preceduta da un vasi sismico atrio, circondato ai tre lati da un muro con portici addossati, mentre al lato occidentale un portico di maggiore ampiezza serviva da ingresso (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, p. 323). La rotonda ha un diametro di m. 20,18 in luce, uno spessore murale di m. 3,78 ed una altezza dei muri di m. 15,12. All'interno la parete cilindrica della rotonda appare movimentata nelle linee architettoniche: mostra infatti quattro
nicchie curvilinee sulle diagonali e tre nicchie rettilinee sugli assi. La quarta nicchia rettilinea ad occidente fu adoperata come entrata. Al di sopra di questa zona a nicchie, il muro diminuisce il suo spessore, ciò che si nota nell'interno ma è chiaramente visibile dal di fuori per la rientranza della parete cilindrica. Su di questa inoltre si aprono sempre all'esterno, otto nicchie con finestre arcuate in corrispondenza alle nicchie interne inferiori. Il muro della rotonda è coronato da un fregio a mensole e sormontato da una cupola costruita per mezzo di pignatte (anfore pignatte da cui venne il nome volgare di Tor Pignattara). La muratura in laterizio era all'esterno intonacata, mentre nell'interno era rivestita in marmo.
Scavi fatti nel 1941 dal lato occidentale del mausoleo, misero in luce resti di muratura, con incrostazioni marmoree e musaici, che sembra appartenessero ad un edificio o ad un cortile in corrispondenza con la rotonda del mausoleo (Cf. Deichmann, op. cit. in bibl.).
Dal punto di vista architettonico il mausoleo di S. E. si presenta come capolavoro dell'epoca imperiale tarda più essere paragonato all'altro famoso di Romolo sulla via Appia. Come tale esso chiude la serie degli edifici rotondi pagani ed inaugura la storia degli edifici centrali cristiani essendo il prototipo del mausoleo imperiale a Costantinopoli. - Vedi tav. XVI.
