GAROFALO, BENVENUTO TISI detto il. - Pittore, n. verosimilmente a Ferrara nel 1481, m. ivi il 6 luglio 1559. Fu detto il G. dal paese polesano del padre. Dapprima allievo del costesco Domenico Panetti, fu poi con il Boccaccino a Cremona; ma, per un periodo non breve, seguì le orme di Lorenzo Costa, come attesta fra l'altro il piccolo Presepe giovanile, squisitamente ingenuo, della Pinacoteca di Ferrara. Quindi venne a diretto contatto con Giorgione, ma subì anche l'influsso del conterraneo Dosso Dossi e quello di Raffaello e della scuola romana in genere, inserendo nel suo repertorio figurativo, spontaneamente incline all'idillio affabile e alle notazioni realistiche, schemi di archeologia saputa e
frigidezze d'accademia di cui è tipica testimonianza la Deposizione (1527) nella Pinacoteca di Brera.
Per parecchi decenni il G. alternò momenti felici a stasi di pura convenzione, senza ulteriori sviluppi, fino ad apparire un ritardatario provinciale ed appartato. Raggiunse, però, un perspicuo grado di eleganza e nobiltà espressiva, di una sicura scienza compositiva e di una smaltata tavolozza.
Nel 1550 diveniva completamente cieco. Il G. ha lasciato un ingente numero di opere, fra le quali emergono le pale d'altare della Pinacoteca di Ferrara (le Modonne dette delle Nubi [1514], del Pilastro e del Riposo, la Strage degli innocenti [1519], la Resurrezione di Lazzarro, l'Adorazione dei Mogi [1537], i soffitti manregneschi nei Palazzi ferraresi Costabili e del Seminario (1519), la imponente, quasi veronesiana Modonne in trono [1533] della Galleria Estense di Modena, le Sacre conversazioni delle Gallerie romane Doria, Capitolina, Borghese e del Museo civico di Padova, a un gruppo di soggetti mitologici nella Galleria di Dresda, fra i quali notevolissimo, per il castigato e sereno spirito umanistico, il Triunfo di Bosco, dipinto in epoca tarda.