MASSENZIO (Marcus Aurelius Valerius Maxentius), IMPERATORE ROMANO. - Regnò dal 28 ott. 306 al 28 ott. 312. Figlio di Massimiano, quando questi dovette insieme con Diocleziano abdicare nel 305, rimase privato cittadino. Ma quando le milizie della Gallia e della Britannia proclamarono imperatore Costantino e Galerio, unico Augusto, lo riconobbe come Cesare, M., e forse anche più di lui le coorti pretorie di Roma presero coraggio e M. fu gridato imperatore.
Il pericolo che le violenze soldatesche si moltiplicassero, e il fatto che un imperatore a Roma destava più preoccupazioni che uno in Gallia, decisero Galerio ad agire. Il Cesare Severo fu incaricato di marciare su Roma e di por fine alla usurpazione. M. pensò che ottimo riparo per lui sarebbe stata la persona del padre, e Massimiano, che malvolentieri aveva deposto la porpora, acconsentì a riprenderla. I soldati di Flavio Severo non si sentirono di combattere contro il loro antico Imperatore e disertarono in così grande numero, che Severo dovè fuggire e chiudersi a Ravenna; dove si arrese poi a Massimiano, e fu tenuto prigioniero presso Roma. M. assunse allora senz'altro il titolo di Augusto. Galerio non poteva rimanere sotto l'onta di un tale scacco, e

(da J. J. Bernaulli, Romische Ikonographie, II, Storrarda 1898, (av. 8, nn. 2 e 10)
Ma avendo Diocleziano, nel Convegno di Carnunto del 308, obbligato Massimiano a nuovamente abdicare, e fatto riconoscere Augusti Galerio e Licinio, e Cesari Massimiano Daia e Costantino, M. non fu più che un ribelle, un usurpatore da eliminare. Sembra che la punizione dovesse venire dagli umori malfidi delle milizie africane, che gridarono imperatore L. Domizio Alessandro, vicario del praefectus praetorio d'Africa, e anche dall'intraprendenza di Costantino, che dalla Gallia portò le proprie milizie in Spagna. La perdita dell'Africa e della Spagna significavano la fame a Roma, e M. dovette decidersi ad agire. Inviò in Africa il proprio prefetto Ceionio Rufio Volusiano che non trovò difficoltà a vincere e uccidere Domizio Alessandro. Ma stolta fu la spietata ferocia con la quale l'Africa fu punita. Era intanto morto Galerio (311) e sempre peggiori erano diventate le relazioni tra M. e Costantino. Non è molto chiaro quale fu l'occasione dell'apertura delle ostilità; parrebbe però che l'iniziativa sia stata di Costantino, che scese rapidamente in Italia e vinse facilmente così piccoli reparti massenziani in Piemonte come un più potente nucleo di forze a Verona. M., che non aveva mai dimostrato qualità militari, aveva pensato di tenersi chiuso entro Roma, allora ben munita di mura e largamente provveduta di viveri. Ma all'ultimo momento uscì dalla città e si recò incontro a Costantino. Lo scontro avvenne a Saxa Rubra sulla Via Flaminia, a poca distanza dal pons Milvius, nonostante la strenua difesa dei pretoriani che terminarono così con onore la loro burrascosa esistenza. M. fu vinto, e nella fuga annegò nel Tevere.
Tutta la tradizione pagana e cristiana è avversa a M., e lo dipinge come un pessimo e uno spregevole tiranno. Così suole avvenire ai vinti, non solo, ma l'insegna che Costantino diede ai suoi soldati fece considerare il fatto d'armi come grande vittoria cristiana su M., pagano certo fino all'ultimo, ma non persecutore.
Non è possibile riconoscere a M. grandi qualità, ma il senso solenne di grandiosità che egli diede alle sue costruzioni in Roma, la cura efficientissima che ebbe per le grandi vie d'Italia e d'Africa, l'affetto che mostrò per il proprio figlio Romolo, mortogli in giovane età, lo fanno vedere in qualche cosa almeno migliore della sua fama.