EUGENIO, USURPATORE. - Quando il potente magister militum Archangest si liberò col delitto del giovane imperatore Valentiniano II, non osò egli stesso prendere la porpora, ché ancora non sembrava concepibile, che un barbaro quale era Archangest, potesse comandare ai Romani. Egli ritenne più saggio governare per interposta persona, e fece di dare imperatore Flavio E., un maestro di retorica che era giunto attraverso la carriera amministrativa al grado di magister officiorum e che tem-peramento e abitudini di vita gli facevano ritenere incapace di sottrarsi al suo dominio. Per quanto però si inventasse la versione di una morte naturale di Valentiniano II, non si riuscì ad ottenere l'invo
cato riconoscimento dell'imperatore più anziano che
niedeva a Costantinopoli, Teodosio I, il che voleva
significare dichiarazione di guerra.
Nel prepararsi alle ostilità E., benché cristiano, cercò
l'appoggio dei pagani, disponendo fossero assunte sul
bilancio dello Stato le spese per i vecchi culti idolatri,
e in altri modi favorendo i pagani. La guerra divenne
così quasi guerra di religione, né si mancò di sottolineare
questo carattere, erigendosi dalla parte di E. immaginati
di Giove Luzzane sui valichi delle Alpi Giulie, dove sa-
rebbe passato l'esercito di Costantinopoli, e facendo
Teodosio ricorso a profezie di sicura vittoria, che sareb-
bero venute da un santo annoverato d'Egitto.
La battaglia che ebbe luogo nella pianura friulana,
lungo il corso del Vipacco, fu lunga d'aura, e solo nel
secondo giorno di combattimento (6 sett. 394), levatosi
un furioso vento che percuoteva in viso i soldati di E.,
questi furono vinti. L'intervento di elementi naturali ap-
parve prodigioso, e questa ultima battaglia in cui gli dèi
pagani sembrarono scontrarsi col Dio del cristiano segnò
la sconfitta definitiva del paganesimo. E., preso prigio-
niero, fu condannato a morte, Arboguste si uccise (395).