EUGENIO di TOLEDO. - Detto il poeta, per distinguere dal suo omonimo e immediato antecessore, E. l'astronomo, Chindasvinto trasferì E. dalla sede di Sa-

Se si prescinde da un suo trattato De Trinitate non più conservato, la sua attività letteraria si è sviluppata sempre nella poesia. Invitato da Chindasvinto, rivide e pubblicò l'Hecomeren di Draconisio. E. ha composto 100 epigrammi di diverso argomento i quali testimoniano la sua vasta e versatile ispirazione. Egli versifica con grande abilità e non scarsa eleganza. La sua musa ingenua ha ispirato tutta la sua produzione di una tematica semplice. Fa uso della rima e di altri artifici di minor valore ed ha l'audacia romantica di cambiare il metro nelle sue composizioni. Le sue riminiscienze sono numerose e richiamano quasi tutti i poeti cristiano che lo hanno preceduto; dei classici pagani vi arriva l'eco di Virgilio, Orazio, Marziale, Ovidio, ecc. M. nel 657.
Brou.: Edizioni dell'Hecomeren e degli Epigrammate, da F. Vellmer, in MGH, Anci. antiq., XIV, pp. 27-69, 115-29, 229-91; J. Perez de Urbel, Los monjes españoles en la Edad Media. I, Madrid 1933, pp. 303-32; J. Mador, Une nouvelle source du Symbole de Tolède de 673, in Rev. d'hist. écles., 33 (1939), pp. 536-33. Giuseppe Mador