EUGENIO DI TOLEDO

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EUGENIO di TOLEDO. - Detto il poeta, per distin-guirlo dal suo momento e immediato antecessore, E. l'astronomo. Chimdavinto trasferì E. dalla sede di Sassago, dove era arcidiacono, alla metropoli-tana di Toledo. Assistette ai Concili Tolcani VII, VIII, IX e X.
Se si prescinde da un suo trattato De Trinitate non più conservato, la sua attività letteraria si è sviluppata sempre nella poesia. Invitato da Chindavinto, rivide e pubblicò l'Hexameron di Draconio. E. ha composto 100 epigrammi di diverso argomento i quali testimoniando la sua vasta e versatile ispirazione. Egli versifica con grande abilità e non scarsa eleganza. La sua musica ingenua ha ispirato tutta la sua produzione di una tematica semplice. P. ha solo della rima e di altri artifici di minor valore ed ha l'audacia romantica di cambiare il metro nelle sue composizioni. Le sue riminiscenze sono numerose e richiamano quasi tutti i poeti cristiani che hanno preceduto; dei classici pagani vi arriva l'eco di Virgilio, Orazio, Marziale, Ovidio, ecc. M. nel 657.

Bibl.: Edizioni dell'Hexameron e degli Epigrammate, da F. Vollmer, in MGH, Auct. ant. XIV, pp. 27-60, 115-20, 229-91; J. Perez de Urbel, Los monjes españoles en la Edad Media, Madrid 1933, pp. 303-32; J. Madox, Une nouvelle source du Symbole de Tolède de 673, in Rev. d'hist. ecclés., 33 (1939), pp. 530-33. Giuseppe Madox