GREGORIO DI TOURS, SANTO

GREGORIO di TOURS, santo. -

I. VITA

N. Clermont (Francia) ca. il 538, m. a Tours il 17 nov. 594. Appartenente ad una delle più nobili famiglie della Gallia, di gente senatoria da parte del padre e comitale da parte di madre, ebbe per genitori Fioreno e Armentaria. Il padre morì mentre egli era ancora in tenera età, e la sua educazione fu compiuta dalla madre e dallo zio Gallus. Giorgio Fiorentino fu il suo nome primitivo, mutato in G. più tardi, forse quando fu assunto all'episcopato. Era imparentato con molti vescovi della Gallia. Egli ricorda, all'età di otto anni, una visita al prozio s. Nicezio vescovo di Lione, presso il quale esercitò più tardi l'ufficio di diacono, ricevuto nel 563. Una malattia lo condusse alla tomba di s. Martino a Tours, dove ottenne la guarigione e si fermò qualche tempo presso il vescovo Eufronio, cugino della madre. Alla morte di questo, il clero ed il popolo di Tours lo elessero e richiesero come vescovo, mentre egli era a Reims, ove fu anche consacrato nel 573.

Resse la sua chiesa in un periodo burrascoso e fu sempre tenuto in grande stima dai diversi re (Sigeberto, Chillerico, Gontrano, Childeberto), che si disputarono la metropoli; da essi ottenne spesso benefici per la sua città, come la deposizione del pessimo conte Leudasto nel 580, la grazia per il conte di Bordeaux, complice in una congiura contro il Re, nel 585, l'essazione dalle imposte nel 589. Pur di costituzione un po' inferma, lo si trova spesso in viaggio per interessi della sua diocesi: a Poitiers, Nantes, Bordeaux, Lione, Châlon, Autun, Reims, Soissons, Metz,

1159 GREGORIO DI TOURS - GREGOROVIUS FERDINAND 1160

Coblenza, Orléans, Parigi ecc. Non è probabile un viaggio a Roma attestato dal suo biografo del sec. VII. Fu spesso in relazione con il vescovo Fortunato di Poitiers, che gli dedicò più di una composizione poetica. Si occupò pure della manutenzione degli edifici sacri, restaurando ordine di pitture la basilica di S. Martino, ingrandendo l'oratorio di S. Stefano, costruendo ad Arone una chiesa a S. Gabriele.

Dopo la sua morte fu inumato nella basilica di S. Martino, ove, nel sec. VII, s. Ouen gli eresse un mausoleo distrutto nel sec. IX e rifatto nell'XI.
Il culto di s. G. si estese ben presto, rendendolo uno dei santi più popolari della Francia, con il suo predecessore s. Martino. Festa il 17 nov.

II. Opere

La formazione letteraria di G. fu quella che al suo tempo si dava alle persone di alto rango. Cominciò a studiare a 8 anni. Conobbe gli autori classici, fra i quali amò particolarmente Virgilio, di cui si riscontra spesso l'influenza nei suoi scritti. S. Avito, vescovo degli Arverni, lo iniziò agli studi ecclesiastici.

Ebbe una grande passione per lo scrivere, e lasciò svariate opere, che egli elencava, compendiandole così: «Decem libros historiarum, septem miraculorum, unum de vitis Patrum scripsi, in Psalterii tractatum librum unum commentatus sum; de cursibus etiam ecclesiasticis librum scripsi». Fra i libri agiografici particolarmente notevole il De vitis Patrum (23 santi dei sec. IV, V e VI), una delle preciose fonti della sua Historia Francorum, e i 4 libri dei Miracula s. Martini.

L'opera principale a cui è legato il suo nome è la Historia Francorum, la cui importanza è capitale, essendo l'unica fonte letteraria dell'antica storia dei Franchi, senza la quale quasi nulla si saprebbe delle antichità di quel popolo. Divisa in 16 libri, nel primo si dà un rapido sguardo alla storia universale per inquadrarvi la storia dei Franchi. Il secondo incomincia dalla conversione di Clodoveo e conduce la storia, con i II. III e IV, fino ai tempi di Siegberto (575). I libri successivi, dal V al X, sono quasi un commentario di memorie personali, fatti di cui egli stesso fu in parte spettatore. Intreccia la storia ecclesiastica alla civile; vi intesse aneddoti, scene di vita domestica, ragguagli di opere, di personaggi importanti, di opere d'arte, elementi di folklore, ecc., che danno a tutta l'opera, nonostante la rozzezza dello stile, le sgrammaticature, la corrotta ortografia del tempo e il limitato senso critico dell'epoca, un tono personale e una vivezza pittoresca di colorito.

Le edizioni delle opere di G., particolarmente della Historia Francorum, si contano numerose, dalla prima del 1522 fino ad oggi. Le principali sono quelle di T. Rui-nart, Sancti Georgii Florentii Gregorii episcopi Turonensis opera omnia..., Parigi 1679, riportata in PL 71. L'edizione critica più notevole è in MGH, Scriptores rerum Aero-vingicarum, I, Gregorii Turonensis opera, ed. W. Arndt e Br. Krusch.

BML.: G. Monod, Etudes critiques sur les sources de l'histoire mérovingienne, I, Parigi 1872; P. de Hérouville, La culture classique de St. Grégoire de Tours, in Etudes, 126 (1911), pp. 787-805; Br. Krusch, Die Unzuverlässigkeit der Geschichte der Grossen-Großes von Tours, in Mitteilungen des Instituts f. öst. Gesch., 1931, pp. 486-90; V.-M. Leroquais, Les Sacramentaires et les Missels des bibliothèques publiques de France, III, Mâcon 1924, pp. 371 (indice); id., Les Bréviaires..., V, 1913, pp. 129 (indice); H. Lercocq, Grégoire de Tours, in DACL, VI, coll. 1711-53; G. Vinay, San G. di T. Saggio (Studi di Letteratura latina medievale, 1), Cartagena, 1940; R.-A. Meunier, Grégoire de Tours et l'histoire morale du centre-ouest de la France, Poitiers 1946. Alberto Ghinato