RISURREZIONE DEI MORTI

RISURREZIONE DEI MORTI. - La Chiesa cattolica crede che, alla fine del mondo, tutti i morti, buoni e cattivi, risorgeranno per essere giudicati da Gesù Cristo e ricevere il premio o il castigo eterno. Questa dogma è comunemente enunciato con l'espressione « carnis resurrectio » per indicare che la parte inferiore del composto umano, per virtù divina, si ricongiungerà con l'anima immortale.

I. VERITÀ DELLA R. DEI M. - I. Scrittura. - Nel Vecchio Testamento la rivelazione di questa verità fu progressiva, in armonia con lente preparazioni divine (Jahweh, Dio della vita: Gen. 5, 24; Deut. 32, 39; I Reg. 17; II Reg. 2, 3, 11-12; 4, 33-36; 13, 21; Ps. 9, 2; Sap. 2, 24; 16, 13) e con profonde aspirazioni del cuore umano (permanente familiarità con Dio: Gen. 3, 8; Is. 38, 18; Ps. 6, 5-6; 73, 25; giustizia ultraterrena come opera di Jahweh: Ier. 31, 29; Ez. 18). Il primo accenno appare al sec. VIII, sotto il velo del simbolismo in Os. 6, 1-2: « Venite, ritorniamo a Dio, poiché è lui che ci ha feriti e ci guarirà: ci ha percossi e ci ridonerà la salute; dopo due giorni ci farà rivivere e nel terzo giorno ci risusciterà e vivremo alla sua presenza » (cf. Os. 13, 14). La risurrezione spirituale del popolo eletto viene promessa a Ezechiele (37, 1-10) sotto l'immagine grandiosa di un ossario (ossa orida), che al soffio dello spirito di Dio, diviene un esercito vivente « grandis nimis valde ». Isaia annunzia la scomparsa definitiva della morte (25, 8) e la restaurazione trionfale del popolo eletto, quasi reduce dall'esilio come dal sepolcro con termini che spontaneamente evocano il concetto della r. dei corpi (26, 19; cf. F. Notscher, Altorientalischer und alttestamentlicher Auferstehungsglauben, Würzburg 1926, p. 159). Il celebre testo di Giobbe (19, 23-27) è oggi fortemente discusso; la versione della Vulgata, di cui la Chiesa fa largo uso nella liturgia dei morti, esprime chiaramente la fede nella r.: « Scio enim quod Redemptor meus vivit et in novissimo die de terra surrecturus sum et rursus circumdabor pelle mea et in carne mea videbo Deum. Queni visurus sum ego ipse et oculi mei conspecturi sunt et non alius »; il testo masoretico è meno esplicito e in qualche punto probabilmente corrotto. L'autore, che scriveva in un periodo di persecuzioni, annunzia la r. individuale dei buoni e dei cattivi in vista del giudizio, come moniti agli empi soggetti ad una giustizia ultraterrena. I sette fratelli Maccabei, martirizzati ad uno ad uno, fecero solenne professione di fede nella r. futura: « Tu, o scellerato, ci uccidi nella vita presente, ma il Signore dell'universo esalterà noi, morti per l'osservanza delle sue leggi, risuscitandoci per la vita eterna » (II Moch. 7, 9; cf. 7, 14, 17; 12, 43-45 [oblazione per i defunti: V. PURGATORIO]; 14, 46 [episodio di Razia]).

Questa dottrina, accolta soltanto dalle anime più elevate d'Israele e respinta dall'intera setta sadducea (cf. Mt. 22, 23; Lc. 22, 27; Act. 4, 1-2; 23, 8), divenne insegnamento universale nel cristianesimo. Gesù, confutato l'errore dei sadducei (Mt. 22, 23-33), confermò ampiamente l'insegnamento dei farisei (cf. IV Esd. 7, 32) e dei migliori israeliti (Mt. 10, 28; 14, 2; Lc. 9, 8; 14, 14) soprattutto nel colloquio con Marta: « Tuo fratello risorgerà. Marta rispose: so che risorgerà all'ultimo giorno. Gesù le disse: io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se sarà morto, vivrà » (Io. 11, 23-25). Precedentemente Cristo aveva affermata la propria divinità appellandosi al suo potere, comune al Padre, di far risorgere i morti: « ... In verità, in verità vi dico che è giunta l'ora, ed è questa, in cui i morti udiranno la voce del Figlio di Dio e coloro che l'avranno udita vivranno... » (Io. 5, 21, 25, 28-29). Nel discorso tenuto nella Sinagoga di Cafarnao Gesù pose un intimo rapporto tra la sua carne eucaristica e la r. somatica (ibid. 6, 39-40) e di nuovo si attribuì il potere divino di far risorgere i morti (ibid. 6, 55). Le categorie affermazioni di Gesù ebbero la folgorante prova dei fatti, soprattutto nella sua Risurrezione (v. GESÙ CRISTO).

La predicazione apostolica è concentrata su questo fatto. S. Pietro e s. Giovanni « annunciabant in Iesu resurrectionem ex mortuis » (Act. 4, 2; cf. Apoc. 20, 11 sgg.) e s. Paolo professò la sua fede in questa verità disputando con i filosofi stoici ed epicurei nell'areopago (ibid. 17, 32), davanti ai sacerdoti e ai sadducei di Gerusalemme (ibid. 23, 6), al preside romano Felice (ibid. 24, 15), ad Agrippa (ibid. 26, 8, 23); ne rivendicò il significato somatico contro Imeneo e Fileto (II Tim. 2, 18); se ne servì come verità indiscutibile per consolare i Tessalonicesi rattristati per la morte dei loro cari (I Thess. 4, 13); ne dimostrò la credibilità dalla Risurrezione di Gesù (I Cor. 15, 12-19).

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RISURREZIONE DEI MORTI - La r. dei corpi, scultura di Lorenzo Maitani. Facciata del Duomo (inizio del sec. XIV) - Orvieto.
(fot. Raffaelli Armani e Moretti)
dalla solidarietà delle membra con il capo (ibid. 15, 20-22), dal Battesimo « pro mortuis » (ibid. 15, 29), dall'eroismo dell'apostolato (ibid. 15, 30-32), dalla vittoria perfetta di Cristo sulla morte (ibid. 15, 53-57), dal desiderio posto da Dio nel cuore umano di una reintegrazione perfetta del composto umano (Rom. 8, 22-23), dal carattere e dal dono dello Spirito Santo come divina caparra (Eph. 1, 13-14; 4, 30; II Cor. 5, 4-5), dall'inabitazione dello Spirito Santo (Rom. 8, 11); ne illustrò la possibilità dalla analogia del seme (I Cor. 15, 36). Nella lettera agli Ebrei (6, 1-2) pose tra le dottrine fondamentali (βενέλων) del cristianesimo quella della r. dei m. (cf. L. Simeoni, Doctrina resurr. iustoum in ep. s. Pauli, Roma 1938, pp. 86-123; L. Cerfaux, La résurr. des morts dans la vie et la pensée de St Paul, in Lumière et vie, 1 [1952], pp. 61-82).

2. Tradizione

Fin dall'inizio della Chiesa la r. dei m. venne fortemente attaccata dai pagani (cf. s. Agostino, Enarr. in Ps., 88, 2: PL 37, 1134), pertanto i primi apologisti furono particolarmente solleciti di difenderla. Dopo le testimonianze della Didaché (16, 6), dello Ps. Barnaba (5, 6; 21, 1), della I Clem. 24, 1-5 (idea paolina del seme) e 25-26 (leggenda dell'araba fenice), di s. Giustino (I Apol., 18-19: PG 6, 356-57: paragone del seme), di Taziano (Adv. Graecos, 6: PG 6, 817-20: Dio può ricomporre il corpo nonostante le più disparate trasformazioni), comparve il primo trattato De resurr. carnis di Atenagora (PG 6, 973-1024) in cui si dimostra la possibilità (chi creò il corpo lo può far risorgere, anche nell'ipotesi dell'antropofagia) e la necessità di questo avvenimento escatologico (destino, natura, fine dell'uomo, giustizia di Dio). Dopo il contrattacco di s. Ireneo alla negazione degli gnostici (Adv. Haeres., IV, 18, 5; V, 2, 2; V, 3, 2: PG 7, 1027-29; 1123-30), Tertulliano adunò tutti gli elementi della Scrittura e della Tradizione nel De resurrectione carnis (PL 2, 791-886), di cui sono celebri gli argomenti di convenienza, desunti dalle mutazioni del creato (cap. 12: ibid., 810; cf. Minucio Felice, Octavius, 34: PL 3, 347), dalla dignità della carne umana (cap. 9, ibid. 2, 807), dalla giustizia divina (cap. 8: ibid. 806), dalla perfezione della salvezza (cap. 34: ibid. 842; cf. H. I. Marrou, La résurr. des morts et les Apologistes des prem. siècles, in Lumière et vie, 1 [1952], pp. 83-91). Origene nel De principiis, II, 3, 7 e III, 54 sembra mettere in dubbio se gli eletti avranno il corpo nell'altra vita, ma questo non è il suo pensiero esatto o definitivo, poiché altrove condanna apertamente gli gnostici, che ammettevano la salvezza soltanto dell'anima; cf. F. Prat, Origène, Parigi 1907, pp. 88-89; egli negò solo l'identità materiale del corpo risorto (cf. s. Girolamo, Ep. ad Pammachium: PG 11, 95-96), tentando però di salvare l'identità essenziale con l'uso di concetti aristotelici (cf. A. Michel, art. cit. in bibl., coll. 2530-31).

Giustiniano (Ep. ad patriarcham Menam: Mansi, IX, 516 e 533) attribuì ad Origene l'idea che i corpi risorgeranno in forma sferica, ma di ciò nessuna traccia si trova nelle opere rimaste. Origene male interpretato diede occasione ad una polemica, in cui il modo della r. dei m. fu variamente discusso e la verità sempre più asserita (s. Metodio d'Olimpo, De resurrectione, 32: PG 18, 317 sgg.; s. Epifanio, Haeres., 64: PG 51, 1188). Nei secc. IV e V la tradizione seguì il suo corso normale attraverso gli scritti dei grandi Padri siriaci (Afraate, Demostr., 7: s. Efrem, Sermo in II dom. Adv., ed. Assemani, II, Roma 1743, p. 213), greci (s. Cirillo di Gerusalemme, Catech., 18: PG 33, 1040; s. Giovanni Crisostomo, Hom. in resurr. mort., 7: PG 50, 429; s. Basilio, In Ps., 44, 1: PG 29, 388; s. Gregorio Nisseno, De hominis opificio, 27: PG 44, 225-28) e latini (s. Ilario, In Ps., 2, 9: PL 9, 285; s. Ambrogio, De excessu fratris Satyri, II, 60-64: PL 16, 1332-33; s. Girolamo, Ep., 108, 31: PL 22, 902; s. Agostino, Serm., 361 e 362: PL 39, 1599, 1611; Enchiridion, capp. 84-92: PL 50, 272-75; De Civitate Dei, XXII, 21-22: PL 41, 782-83). La Scolastica si occupò soprattutto dei problemi speculativi che questa verità solleva (cf. s. Tommaso, Contra Gentes, IV, 80-89).

3. Dottrina della Chiesa

Il magistero fin da principio espresse la dottrina rivelata in un articolo inserito poi nelle varie professioni di fede: « Credo... carnis resurrectionem » (Simbolo Apostolico, Denz-U, 2, 6, 8); « Exspectamus resurrectionem mortuorum » (Simbolo Niceno-Costantinop., ibid., 86); cf. Simbolo di s. Epifanio (ibid., 14); Fides Damasi (ibid., 16), Simbolo Atanasiano (ibid., 40), Concilio di Braga (del 561; ibid., 242), Simbolo di Leone IX del 1053 (ibid., 347), Professione di Michele Paleologo del 1247 (ibid., 464), bolla Benedictus Deus, di Bene-

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RISURREZIONE DEI MORTI - L'angolo suona la tromba e un morto risorge. Iniziale miniata del cod. Urb. lat. 564, L. 1° (sec. XV), contenente la versione italiana dell'Apocalisse, con glosse di Nicola di Lira - Biblioteca Vaticana.
(fot. Enc. Catt.)
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RISURREZIONE DI GESÙ CRISTO - Cristo risorto. Scultura in legno policromato proveniente dal monastero di Wienhausen (ca. 1300). Hannover, Landesmuseum.
(fot. del Museo)
detto XII del 1336 (ibid., 532). Professione di fede di Pio IV (ibid., 994).

II. L'IDENTITÀ DEI CORPI RISORTI

È esplicitamente rivelata in I Cor. 15, 53 « Oportet enim corruptibile hoc (τοῦτο) induere immortalitatem », ed espressa da Tertulliano: « Resurget caro et quidem omnis, et quidem ipsa, et quidem integra » (De resurrectione carnis, 63: PL 2, 933); da s. Girolamo (Contra Johannem Hieros., 30: PL 23, 398), da s. Agostino (Sermo, 264, 6: PL 38, 1217; « ista caro resurget, ista ipsa quae sepeltitur, quae moritur »), e da Teodoreto (In I Cor., 15, 53: PG 82, 367) e solennemente definita nel Simbolo di Leone IX: « Credo etiam veram resurrectionem eiusdem carnis quam nunc gesto » (Denz-U, 347) e nei Concili ecumenici Lateranense IV (ibid., 429) e Lugdunense II (ibid., 464).

Quando ci si chiede come un corpo umano divenuto polvere, confusa con i più disparati elementi cosmici, possa essere ricomposto nella sua identità numerica, si deve confessare che si è di fronte al mistero comune a tutti gli aspetti dell'economia della salvezza (cf. L. Billot, De novissimis, Roma 1938, p. 154). Si spiegano pertanto le divergenze dei teologi nel modo di concepire l'identità dei corpi risorti. Sorvolando sulla discussa opinione di Carlo Bonnet (m. nel 1799: riteneva che un corpo spirituale, come germe, rimarrebbe aderente all'anima, da cui poi si svilupperebbe naturalmente il corpo; fu confutato a fondo da A. Muzzarelli, Il buon uso della logica, Foligno 1788, capp. 1 e 4), occorre ricordare il tentativo del Durando, secondo il quale per avere l'identità del corpo risorto è sufficiente l'identità della forma (l'anima), qualunque sia la materia a cui si unirà per virtù divina (IV Sent., d. 44, q. 1). Sebbene questa spiegazione sia piaciuta al Billot (De novissimis, Roma 1838, pp. 154-62, seguito da Hugueny, Michel, Feuling), non pare tuttavia accettabile, soprattutto perché non sembra salvare perfettamente quanto i documenti della fede richiedono per l'identità numerica del corpo risorto. Pertanto la dot-

trina di s. Tommaso, anche in questo punto è da preferirsi; cioè che « ex coniunctione eiusdem animae numero ad eamdem materiam numero homo unus numero reparabitur » (Contra Gent., IV, 81; cf. Compendium theologiae, cap. 153; Sum. Theol., suppl., q. 79, a. 1, ad 3); principio applicato con grande moderazione, per cui non si richiede che tutta la materia informata successivamente dall'anima, nel corso della vita umana, sia ripresa, ma « praecipue illud resumendum videtur, quod perfectius fuit sub forma et specie humanitatis consistens » (Contra Gent., IV, 81). Così respinge la difficoltà dell'antropofagia (ibid.), affiorata dai primi tempi del cristianesimo.

III. PROPRIETÀ E DOTT DEI CORPI RISORTI

I corpi di coloro che risorgeranno godranno di prerogative naturali e preternaturali, dette proprietates: a) l'immortalità (prerogativa preternaturale), esplicitamente asserita in I Cor. 15, 53; Lc. 20, 35; Apoc. 21, 4; anche ai corpi dei dannati; b) l'integrità (prerogativa naturale), che implica la restituzione delle membra (cf. Denz-U, 207), la distinzione dei sessi (cf. s. Girolamo, Epitaphium Paulae, 22: PL 22, 900; s. Agostino, De Civitate Dei, XXII, 17: PL 41, 778) e la perfezione dei sessi (cf. L. Lessio, De summo bono, I, III, cap. 8); c) la bellezza e prestanza fisica (proprietà naturale), di cui tratta ampiamente s. Agostino: « Nihil tunc vitii in corporibus existet » (De Civitate Dei, XXII, 19: PL 41, 781).

I corpi gloriosi inoltre avranno quattro doni totalmente soprannaturali, chiamati dotes, di cui parla s. Paolo in I Cor. 15, 42-44; a) l'impassibilità o incorruttibilità (ἀφταρεία) derivato dalla perfetta sottomissione del corpo all'anima (cf. s. Tommaso, Sum. Theol., suppl., q. 82, a. 1) per cui saranno preservati da qualunque dolore (cf. Is. 25, 8; 49, 10; Apoc. 7, 16-17; 21, 4); b) la chiarezza (δῶς), che rifletterà sui corpi dei Santi lo splendore interiore dell'anima (Sum. Theol., suppl., q. 85, a. 1) rendendoli conformi, anche nel corpo, al Verbo Incarnato: (Phil. 3, 21) onde « tunc fulgebunt iusti sicut sol in regno Patris mei » (Mt. 13, 45; cf. Sap. 3, 7; Dan. 12, 3); c) l'agilità (δῶσις), per cui i corpi, liberi dalla naturale pesantezza, potranno rapidamente trasferirsi da un punto all'altro (cf. Is. 40, 31; s. Agostino, Serm., 242, 3: PL 38, 1140): ciò avverrà per la completa sottomissione del corpo all'anima non come forma ma come motor (Sum. Theol., suppl., q. 84, a. 3); d) la sottigliezza (σῶμα πνευματικῶν), che, diversamente intesa, s. Tommaso (ibid., q. 83, aa. 1 e 6; Contra Gent., IV, 86) ritiene sia quella dote per cui il corpo serve perfettamente come strumento di qualunque azione; comunemente oggi è interpretato dal potere dei corpi gloriosi di penetrare, senza difficoltà e senza mutua lesione, gli altri corpi dell'universo. S. Tommaso, del resto, concede ai corpi degli eletti anche questa prerogativa (IV Sent., d. 49, q. 4, a. 2, qc. 6, sol. 2; Sum. Theol., suppl., q. 83, a. 2); cf. A. Lépicier, De novissimis, Roma 1921, pp. 463-65).

BIBL.: oltre ai trattati di dogmatica concernenti i « Novissimi », cf. L. I. Mierts, De resurrect. corporum, Lovanio 1890; Andrea da Campodarsego, De resurrect. mortuorum, Roma 1914; A. D'Alès, Résurrect. de la chair, in DFC, IV, coll. 982-1004; A. J. Chollet, Corps glorieux, in DThC, III, coll. 1879-1906; F. Segarra, De identitate corporis mortalis et corporis resurgenti, Madrid 1929; E. Schultz, La résurrection des corps devant la raison, in Nouv. rev. théol., 54 (1927), pp. 273-84, 339-60; A. Michel, Résurrect. des morts, in DThC, XIII, coll. 2501-71; H. Leclercq, Résurrect. de la chair, in DACL, XIV, coll. 2393-98; E. Hugueny, Résurrection et identité corporelle, in Rev. des sc. philos. et théol., 23 (1934), pp. 94-106; J.-D. Folghera-J. Webert, La résurr., Parigi 1938; A. Casamassa, Gli Apologisti greci, Roma 1944, pp. 102-106, 174-81, 209; P. Nautin, Je crois d'Esprit Saint dans la Ste Egl. pour la résurr. de la chair, Parigi 1947; R. T. Grant, The Resurr. of Body, in Journ. of Relig., 28 (1948), pp. 120-30, 188-208; L. Beauduin, Ciel et résurrection, in Le mystère de la mort et sa célébration, Parigi 1951, pp. 252-72; D. Dubarle, Résurr. et science, in Lumière et vie, 1 (1952), pp. 93-100; A. Grail, Notes complément. sur la résurrection, ibid., pp. 101-106.

Antonio Piolanti

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“RISURREZIONE DEI MORTI.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 574. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/risurrezione-dei-morti.