CLAUDIO (Ti. Claudius Caesar Augustus Germanicus
), IMPERATORE ROMANOQuarto imperatore (41-54 d. C.), figlio di Druso e Antonia, zio di Caligola, al quale successe cinquantenne nell'Impero. Sebbene non avesse grandi attitudini per governare, perché debole e timido per natura, rese tuttavia buoni servizi all'impero per le fortunate imprese militari e la saggia amministrazione. Revocò alcune insensate disposizioni del predecessore, concesse un'amnistia e richiamò gli esiliati, fra cui la nipote Agrippina, che più tardi sposò. Portò a compimento il porto di Ostia, costruì in Roma il grande acquedotto che va sotto il suo nome, e per l'approvvigionamento della città promosse regolari spedizioni di frumento. Ma proprio durante il suo regno, per causa della persistente siccità, le province dell'Impero furono affittate da una grave carestia, ricordata, oltreché da Svetonio (Claud., 5, 18) e Dione Cassio (LX, 11), anche da Act. 11, 28. In occasione di questa carestia che provò duramente la Palestina negli anni 44-48, s. Paolo promosse delle collette nelle Chiese di Siria e dell'Asia per soccorrere i cristiani poveri di Gerusalemme (cf. Act. 11, 29; Gal. 2, 10; I Cor. 16, 1).
Tra le imprese militari di C. si ricordano la vittoriosa campagna di Britannia, nella quale si distinse il valoroso condottiero e futuro imperatore Vespasiano, e l'annessione della Mauritania. Estirpò il culto druidico in Gallia. Ebbe tuttavia la debolezza di lasciarsi dominare dalle donne che si avvicendarono sul trono, Messalina e Agrippina, e da alcuni potenti liberti, quali Callisto, Narciso e Pallante, fratello del procuratore di Giudea, Antonio Felice, e amministratore delle finanze imperiali.
La politica di C. nei confronti degli Ebrei è interessante per i riflessi sulla religione cristiana. Essendo avvenuti alla morte di Caligola (41 d. C.) sanguinosi conflitti nella città di Alessandria tra pagani e giudei, in conseguenza dell'errata politica dello stollo imperatore, C. si affrettò

(fot. Galleria musei Vaticani)
Tra gli altri atti a favore dei giudei, C. confermò all'amico Agrippa, in segno di gratitudine per il prezioso appoggio avuto nella sua elevazione al trono, il possesso dei territori già ottenuti da Caligola nel 41 (tetrarchie di Filippo e di Lisania con la Galilea) e vi aggiunse quelli soggetti al procuratore romano (Giudea, Samaria e Idumea), ristabilendo così l'unità amministrativa della Palestina nella dinastia erodiana.
In seguito, tra il 49 ed il 50, i giudei di Roma furono colpiti da un decreto di espulsione: tra gli esuli figurano i Aquila e Priscilla (v.), che s'incontrarono con s. Paolo a Corinto (Act. 18, 2). La ragione del provvedimento è indicata da Svetonio nel famoso passo:
« Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit » (Claud., 25). L'allusione alla religione cristiana non può essere messa in dubbio. Il Chrestos, fomentatore, secondo lo storico pagano, delle turbolenze giudaiche, è il Christos o Messia: ed i dissensi nella comunità giudaica erano provocati appunto dalla questione messianica: alcuni tra i giudei di Roma ritenevano Gesù di Nazareth per il Cristo o Messia, ed erano i cristiani (chiamati anticamente talvolta anche chrestiani, da Chrestos per Christos); gli altri invece non vi credevano, ed il contrasto fra le due parti dava origine ad appassionate discussioni e tumulti. Tuttavia l'editto di espulsione dovette essere applicato con molta remissività o si limitò ad interdire le pubbliche riunioni. Difatti qualche anno più tardi, sotto il successore Nerone, la colonia giudaica di Roma era ancora assai numerosa e forse più potente di prima. Si ha motivo di pensare che quest'editto ebbe conseguenze di grande importanza per la comunità cristiana, in quanto contribuì a spezzare gli ultimi fili che la tenevano ancora legata alla Sinagoga. In seguito si sviluppò in piena autonomia, con la netta prevalenza dei cristiani gentili: così, dopo il 50, Sinagoga e comunità cristiana in Roma rimasero completamente divise (cf. Act. 28, 17 sgg.). C. morì il 3 ott. 54 di veleno, fattogli propinare dalla moglie Agrippina. Nerone (v.), figlio della stessa Agrippina.