CLAUDIO (etiopico Galāxodēnos). - Sovrano dell'Etiopia. Successe, in età di 18 anni, al padre Lebna Denghel (David II), nel sett. del 1540. Ben poca cosa rimaneva allora dell'Etiopia cristiana, invasa ed occupata per la massima parte dai musulmani condotti dal « Mancino », imām Ahmed ibn Ibrahim. C. scrisse al papa Paolo III chiedendo aiuto contro i musulmani. Una spedizione portoghese, al comando di Cristoforo da Gama, sbarcò a Massaua nel 1541 in soccorso del negus. Nel 1543 gli Etiopi ed i Portoghesi sconfissero il « Mancino », che morì nella battaglia. Un altro appello al Papa a mezzo dell'abate Paolo, capo della comunità etiopica di Gerusalemme, ebbe risposta nella lettera di Paolo III a C. del 23 maggio 1545. Questi contatti fecero nascere la speranza di una riunione della Chiesa etiopica alla Sede di Roma, nonostante
che C. avesse chiesto ed ottenuto dal patriarca di Alessandria un nuovo metropolita (monofisita), l'abuna Josèf. In tanto difficili circostanze fu deciso di affidare la missione cattolica in Etiopia, per la prima volta costituita, alla Compagnia di Gesù. Giunse così alla corte di C., il 17 maggio 1555, il p. Gonzalo Rodriguez, che iniziò il lavoro, come gli parve necessario, con grande cautela. Due anni dopo il p. Andrea de Oviedo, spagnolo, nominato coadiutore del patriarca titolare di Etiopia, Nunhes Barreto (che non poté mai raggiungere la sua sede), arrivò a sua volta alla corte di C. e svolse attiva opera per organizzare la missione e stabilire buoni rapporti con C. Ebbero luogo discussioni con gli ecclesiastici della corte e lo stesso sovrano vi prese parte personalmente.
È di questo periodo la Confessio Claudii, nella quale C. espone i dogmi della Chiesa etiopica accortamente sorvolando sulle questioni cristologiche, fondamentali per la polemica di allora, e dilungandosi invece sulle accuse fatte agli Etiopi di aver accettato pratiche giudaiche. C., d'altronde, svolse una politica di solidarietà con la Chiesa etiopica e mantenne stretti contatti con l'eččagē Johannēs, capo dei monaci più avversi all'unione con Roma.
C. morì nel 1559 in battaglia contro i musulmani, il giorno di Venerdì Santo, e viene considerato dagli Etiopi come uno dei loro maggiori sovrani e martire.