INGINOCCHIATOIO. - Mobile formato da un gradino su cui inginocchiasi, da un leggio e, spesso, con uno o più cassetti nei quali conservare i libri di preghiera. Nella storia del mobilio, l'u. subisce naturalmente le trasformazioni che il gusto dei tempi veniva a mano a mano imponendo.
Semplice dapprima, come l'u. del sec. XVI nella cattedrale di Perugia, con due colonnine tortili ai lati e sproporre intagliato simulate tre cassetti, diviene più complesso già nello stesso sec. XVI, come quello già in collezione Gozzadini con baldacchino ornato da tarsie opera di Biagio De Marchi (Bologna 1539), e, ancor più, quello di Casa Coronini a Gorizia (sec. XVI), ricco d'intagli e coronato da una specie di modellino architettonico di altare. Nei secc. XVII-XVIII il gusto barocco è presente anche negli i. e si ricordano quello di Palazzo Doria a Genova con il leggio a forma di cuscino sorretto da un angioletto: quello in noce intarsiato d'avorio inciso (opera di P. Piffetti verso la metà del sec. XVIII) nel Palazzo Reale di Torino, e il bel "pregadio" (dal francese "prie-Dieu"), sempre nel Palazzo Reale di Torino, che Carlo Emanuele III ordinò nel 1732 all'instauratore Luigi Principotto. Nei secc. XIX e XX l'u. ha assunto generalmente forme di scarna semplicità.
Per quanto riguarda il diritto e l'uso liturgico dell'u. per i patroni e le personalità civili che intervengono alle sacre funzioni, si veda la voce: BANCO IN CHIESA. - Vedi tav. CXXIII.