INCISIONE. - È propriamente l'arte di incidere su una superficie qualsiasi delle figure, degli ornamenti, ecc. Può essere quindi fine a se stessa, come nella glittica, nell'intarsio, nel niello, ed è in questo senso molto antica (basti pensare alle i. rupestri degli uomini delle caverne) ma può anche servire per ottenere una matrice donde trarre copie delle immagini incise; e già nei tempi andati si incidevano matrici per stampare il cuoio o la stoffa, nonché punzoni per il conio delle monete. Ma oggi, quando si parla di i., si intende generalmente alludere al procedimento che permette di riprodurre su carta, per mezzo della stampa, dei segni incisi su una matrice. Il procedimento è stato in tempi relativamente recenti sfruttato anche meccanicamente (v. FOTOMECCANICHE, ARTI, ARTI). Qui si tratterà invece delle diverse specie di i. ottenute direttamente dalla mano dell'artista.
Le tecniche fondamentali sono due: l'i. su legno e quella su metallo; a litografia (v.), inventata alla fine del sec. XVIII. L'i. su legno viene chiamata xilografia, e sua caratteristica è che il disegno ottenuto a rilievo sulla matrice, stampato sulla carta, presenta il segno inciso, a differenza dell'i. su metallo (generalmente su rame, e detta quindi anche calcografia) che, essendo ad incavo, darà invece delle copie stampate con segno a rilievo, poiché al torchio la carta viene fortemente compressa negli incavi della lastra (v. ACQUAPORTE). Per l'i. di una composizione su metallo si può d'altra parte far uso di procedimenti diversi. Se per incidere la lastra non ci si serve dell'aiuto di acidi, si ha l'i. a bulino, la puntasecca, la maniera nera o mezzatinta; se invece ci si vale dell'ausilio degli acidi si ha l'acquaforte, l'acquatinta, la maniera punteggiata, la vernice molle.
L'i. a bulino è quella ottenuta incidendo la lastra bulino (v.). Nei solchi delle i. si fa penetrare l'inchiostro, mentre si avrà cura di pulire il resto della lastra. Ricoperta la lastra con un foglio di apposita carta umida, e questa, a sua volta, di un feltro, la si fa passare nel torchio calcografico, formato da due cilindri sul tipo di un comune laminatoio: ad operazione avvenuta l'inchiostro raccolto nei segni incisi si andrà a stampare sulla carta, mentre questa resterà bianca nei punti non toccati dall'incisione. A questo tipo di i. puntasecca (v.), ottenuta lavorando il metallo per mezzo di una punta in luogo del bulino. Nella maniera nera o mezzatinta, invece, tutta la lastra viene preparata in precedenza, granendola in modo che stampata darebbe una superficie uniformemente nera; il lavoro d'i., pertanto, consisterà nel togliere per mezzo di appositi raschietti la granitura, là dove dovranno risultare dei chiari. Infatti la lastra incisa con tale procedimento fu usata specialmente nel passato per riproduzioni di quadri a fondo scuro per cui si presta ottimamente, anche se ha l'inconveniente di non permettere tirature molto elevate.
ACQUAFORTE (v.) ACQUATINTA (v.) e la vernice molle, cosiddetta perché la normale vernice dell'acquaforte viene resa più molle con l'aggiunta di sego per cui, dopo la morsura, si ha un segno caratteristico come quello della matita grassa. Tutti questi procedimenti possono anche usarsi insieme nell'incidere una unica lastra, e si hanno così, ad es., lastre all'acquaforte o al bulino riprese alla puntasecca o al punteggiato. Quest'ultimo procedimento è quello della cosiddetta maniera punteggiata, nella quale i disegni vengono condotti a punti invece che a linee. Oltre che in bianco e nero l'i. può essere anche a colori, e in tal caso si usano generalmente quattro matrici, una per il nero e una per ciascuno dei colori fondamentali.

INCISIONE - S. Filippo Neri. Ritratto inciso contenuto nel libro del card. Gabriele Paleotti, De bono senectatis (Roma, A. Zanetti, 1595), che venne in luce alcuni mesi dopo la morte del Santo.
STORIA DELLA XILOGRAFIA. - La xilografia ha preceduto la stampa su metallo: le carte da gioco, le stoffe stampate, e soprattutto le immagini religiose, si trovano in abbondanza già nel Trecento. Anzi, sono proprio queste ultime le prime i. in legno di una certa importanza, anche se ben poco ormai rimane di esse, stampate su fogli volanti e destinate, quali oggetti di culto, ad un rapido logoramento. Di queste figure a semplici contorni, spesso colorate a mano, senza tratteggio e senza chiaroscuro, si ricordano qui l'Andata al Calvario (ca. 1400, Albertina di Vienna) e la Madonna e quattro Santi (1418, Gabinetto di Bruxelles). Tra le i. italiane, anch'esse rarissime, e prodotte generalmente da artisti fiorentini o veneti, va rammentato uno dei primi libri xilografici, illustrante la Passione (Gabinetto delle stampe di Berlino), in cui sia il testo che le vignette sono stampate usando un blocco di legno per ogni pagina. Tale primitivo sistema di stampa era diffuso specialmente in Germania, e non sembra azzardato pensare che l'invenzione dei caratteri mobili abbia trovato proprio in questa produzione libraria la sua occasione e la sua origine. Dopo l'invenzione della stampa la xilografia è di questa il maggiore ausilio per la decorazione e l'illustrazione dei volumi: si ricorda il famoso De re militari di F. Valturio (Verona 1472), per le cui illustrazioni si è fatto il nome di Matteo dei Pasti; l'Esopo di Verona (1479) e quello di Napoli (1485). Importanti anche le pubblicazioni fiorentine, adorne di xilografie riflettenti lo stile dei migliori artisti locali, e quelle di Venezia, numerosissime, di cui va per lo meno ricordato l'Hypnerotomachia Poliphili (1499) del domenicano Francesco Colonna, le cui illustrazioni hanno portato l'attribuzione anche di Giambellino e di Mantegna. Ai primi del '500 si hanno le prime i. xilografiche a più legni; le uso in Germania, tra gli altri, L. Cranach, ARPI (v.) che venne ritenuto anche per alcun tempo l'inventore del nuovo procedimento. Seguaci di Ugo da Carpi furono A. Fantuzzi, G. Nicolò
e A. Andreani. Tra gli altri incisori attivi in quest'epoca si ricordano i veneti Domenico delle Greche, N. Boldrini e G. Scolari, che lavoravano specialmente su disegni tizianeschi. Nel '600 notevoli le i. dei Coriolano, da Tiarini e da Guido Reni. Nel '700 incomincia la decadenza di quest'arte che doveva riprendere soltanto sulla fine dell'800 e ai primi del '900, specialmente per opera del gruppo sorto attorno alla rivista Leonardo, del quale fecero parte, tra gli altri, A. Spadini e A. De Carolis. Nutrita la schiera degli xilografi derivati dal De Carolis, e notevole anche l'opera di molti artisti contemporanei.
STORIA DELLA CALCOGRAFIA. - Sfatata la tesi del Vasari che volle ricollegare l'origine dell'i. a Maso Finiguerra e alle impronte dei suoi nielli (sono state infatti trovate stampe tedesche anteriori di alcuni anni al 1460) il problema delle origini della i. non è stato ancora completamente risolto. Nel racconto vasariano tuttavia si potrebbe trovare una indicazione che le botteghe degli orafi fiorentini furono tra le prime fucine di questa nuova tecnica dell'illustrazione. Le impronte dei nielli sono oggi rarissime, e si ricordano tra le più preziose le prove superstiti di A. Pollaiolo. Anche in questo campo, come in quello della xilografia, le prime i. mostrano chiari gli influssi degli artisti più famosi del Quattrocento: notevoli quelle del Maestro della Grande Passione, influenzate da Andrea del Castagno (cf. il Gerolamo penitente degli Uffizi). Di A. Pollaiolo è famosa la stampa con il Combattimento dei 10 nudi e degna di ricordo la grande Assunzione della Vergine di ispirazione botticelliana che fu, anzi, per lungo tempo ritenuta dello stesso Botticelli. Tra gli interpreti dei disegni botticelliani è stato tramandato il nome di Baccio Baldini, cui si attribuiscono le illustrazioni del volume il Monte Santo di Dio (Firenze 1487) e quelle della Divina Commedia (ivi 1481). Tra gli altri incisori si ricordano C. Robetta che incise da disegni di Filippino, del Pollaiolo, del Ghirlandaio, con influssi anche di composizioni dureriane. Nell'Italia settentrionale molti degli artisti più noti, tra i quali primo A. Mantegna, si sono dedicati all'i.: tra questi Nicoletto da Modena, Benedetto Montagna, Jacopo de' Barbari, Gerolamo Mocetto e Giulio Campagnola, che

mentre un altro mantovano, Giorgio Ghisi, attende a riprodurre principalmente l'opera michelangiolesca della Sistina. Tra gli altri incisori più famosi del '500 si ricordano il Parmigianino, importante soprattutto quale precursore di una maniera di incidere più rapida e più spontanea, che avrà largo sviluppo nel secolo successivo; il suo seguace A. Meldolla, detto lo Schiavone, che fu tra i primi ad usare la puntasecca, e, sulla fine del secolo, i Carracci. Nel '600 notevoli le i. di O. Borgianni, del Baroccio (si ricorda l'Annunciazione, a più tecniche), del fiorentino A. Tempesta che influì specialmente su Callot e su Stefano della Bella. Tra i pittori emiliani incisero il Guercino, G. Reni e il suo migliore seguace S. Cantarini da Pesaro; tra i napoletani Ribera e S. Rosa; tra i genovesi il Grechetto; mentre delle altre scuole bisognerà per lo meno ricordare il veronese G. Carpioni, il pisano G. B. Vanni, il lucchese P. Testa. Ma è nel '700, soprattutto ad opera dei veneziani, che l'i. italiana doveva toccare le più alte vette. G. B. Tiepolo (v.) Piranesi (v.) hanno dato origine ad una scuola fiorentissima. Tra i più celebri incisori veneziani si ricordano anche il Carlevaris, il Bellotto, il Canaletto, Marco Pitteri (che incise soprattutto su disegni del Piazzetta) e F. Bartolozzi (i. da M. Ricci e da Zuccarelli). Sulla fine del '700 e i primi dell'800 l'i. si ridusse quasi esclusivamente alla riproduzione di opere pittoriche, e si citano, tra i numerosi incisori che attesero a questa pratica attività, G. Volpato e R. Morghesi. L'invenzione dei processi fotomeccanici fu determinante nel ridare all'i. Il suo primitivo carattere di creazione autonoma, e nella seconda metà dell'800 notevole, in questo senso, è l'opera di M. Fortuny, di G. Fattori, di T. Signorini, di F. Faruffini, di A. Fontanesi. E grande favore l'
i. su metallo, nelle varie tecniche, va riscuotendo nuovamente ai giorni nostri, quale attività principale di moltissimi artisti
Vedi tavv. CV-CVI.Forlì 1939; A. De Witt, I. italiana, Milano 1941. A. Petrucci, L'i. italiana, l'Ottocento, 2ª ed., Roma 1943; A. Pelliccioni, Dizionario degli artisti incisori italiani (dalle origini al XIX sec.), Carpi 1949; D. Betti, Tecnica dell'i., Firenze 1950; L. Servolini, La xilografia. Tecnica e storia dell'i. in legno, Milano 1950.