ICONOGRÁFIA POPOLARE. - Le immagini sacre sono state rappresentate anche in modi adeguati al gusto, alle credenze, ai bisogni dei volghi, e per opera o d'inesperti artefici popolari, o di artisti che intenzionalmente si rivolgevano alle classi umili.
Le affermazioni dei testi medievali (imagines sunt libri laicorum, invisibilia per visibilia) confermano la grande importanza che veniva attribuita al valore intrinseco delle rappresentazioni. Ciò ha dato luogo a una produzione ricca e varia, ininterrotta attraverso i secoli, e in cui talvolta il sintetismo lirico proprio dell'arte po
POLA TOSCHI
ICONOGRÁFIA POPOLARE. - Le immagini sacre sono state rappresentate anche in modi adeguati al gusto, alle credenze, ai bisogni dei volghi, e per opera o d'inesperti artefici popolari, o di artisti che intenzionalmente si rivolgevano alle classi umili.
Le affermazioni dei testi medievali (imagines sunt libri laicorum, invisibilia per visibilia) confermano la grande importanza che veniva attribuita al valore intrinseco delle rappresentazioni. Ciò ha dato luogo a una produzione ricca e varia, ininterrotta attraverso i secoli, e in cui talvolta il sintetismo lirico proprio dell'arte po
agli sguardi la parte più sacra della chiesa. In questa forma PENULA (v.).
L'origine dell'ic. è molto chiara. Nei più antichi monumenti di una chiesa o cappella pubblica l'accesso all'altare era sempre protetto da una balaustra munita di cancelli nel centro, sulla quale furono erette in seguito colonnine o pilastri coronati da un architrave. Al sommo venivano poste immagini sacre (donde il nome) e statue, e appese lampade e corone votive. La i. veniva generalmente costruita con materiale prezioso (a S. Giovanni Evangelista di Ravenna Galla Placidia ne aveva fatta erigere una d'argento) o preziosamente lavorato (nell'antico S. Pietro era sorretta da colonne vittime ancora esistenti). Non ne restano a Roma esempi originali (quella di S. Maria in Cosmedin è stata rifatta su dati attendibili); ma nell'Italia centrale sono abbastanza numerose: un esempio provinciale, ma completo e ricchissimo d'integri, è quello della chiesa benedettina di S. Maria in Valle a Rosciolo, riferibile al sec. XII. Pure di età sommaria sono quelle del duomo di Torcello, con l'architrave dipinto, e di S. Marco di Venezia, ricca di marmi polverosi, sormontata da statue. Una specie di i. si trova in Spagna, in alcune chiese delle Asturie, dove però le colonne non reggono una trabeazione ma archi rialzati a ferro di cavallo (S. Cristina de Lena presso Oviedo; S. Miguel de Escalada presso León), secondo un tipo che sembra derivare dalla magia real delle moschee arabe. Il tipo a parete chiusa, di cui non restano esempi antichi (ma era in uso nel medioevo, poiché lo si vede rappresentato, visto dall'interno, nell'affresco di Giotto ad Assisi con il Presepio di Greccio), esiste tuttora in Oriente dove ha preso uno sviluppo particolare. Alle colonnine furono appese icone del Signore e dei santi, soprattutto durante le lotte degli iconoclasti. Poi esse occuparono gli spazi fino allora liberi tra una colonna e l'altra. Ad un piano talvolta ne furono sovrapposti altri, giungendo così sino quasi all'altezza della volta della chiesa. Sempre si distinguono sull'ic. le figure del Cristo, della Madonna, di S. Giovanni Battista, dei protettori della chiesa o del paese, dipinte sul legno. Altre rappresentano le varie categorie dei santi del calendario o le principali feste liturgiche. Sopra l'ic. è piantata una Croce. Tre porte d'anno adito al santuario: una principale nel centro per gli officianti, altre due laterali, più piccole, per il servizio dell'altare. Una tenda è appesa dietro la porta principale: sembra avere sostituito la cortina del ciborio che una volta toglieva i celebranti alla vista dei fedeli in certi momenti delle sacre sinapsi. - Vedi tavv. XCVI-XCVII.
Per lo sviluppo speciale che prese in determinate zone occidentali la pergola o i. V. LECTORIUM.
Plaidio de Meester-Mario Zocca