ICONOGRAFIA POPOLARE

ICONOGRAFIA POPOLARE. - Le immagini sacre sono state rappresentate anche in modi adeguati al gusto, alle credenze, ai bisogni dei volghi, e per opera o d'inesperti artefici popolari, o di artisti che intenzionalmente si rivolgevano alle classi umili.

Le affermazioni dei testi medievali (imagines sunt libri laicorum, invisibilia per visibilia) confermano la grande importanza che veniva attribuita al valore intrinseco delle rappresentazioni. Ciò ha dato luogo a una produzione ricca e varia, ininterrotta attraverso i secoli, e in cui talvolta il sintetismo lirico proprio dell'arte po-

polare ha trovato espressioni felici e intense, talvolta invece la rozzezza e la deformazione hanno prevalso, a scapito dell'arte. I temi grafici si sono tramandati, come i temi letterari e agiografici, adeguandosi al variare dei gusti: p. es., l'i. popolare secentesca accettuò lince ed espressioni creditate da quella medievale, nella ricerca di una sempre maggiore evidenza. Così l'Ecce Homo venne sempre più aggravato di catene e la sua corona di spine fu rappresentata con aculei sempre più grossi; la Vergine addolorata apparve trafitta da sette enormi spade. Caratteristiche sono le false interpretazioni a cui ha dato luogo l'i. p. sacra presso i volghi: basti ricordare la leggenda della s. Kümmernis, nata nei paesi fiamminghi,

per spiegare l'immagine del Volto Santo di Lucca, dove il Crocifisso viene raffigurato con lunghi capelli e la tunica. Motivi fantastici derivati dall'i. p. sono riconosciuti anche nella leggenda di s. Antonio abate, di s. Cristoforo, ecc. Fin dall'invenzione della stampa l'i. p. ha avuto grandissima diffusione in tutta Europa, per mezzo di fogli volanti e di libretti con xilografie a cui talvolta si aggiungevano i testi in versi o in prosa. La tradizione si è conservata attraverso i secoli ai tempi recenti, adottando via via i nuovi mezzi tecnici, come incisioni in

rame, litografie semplici o colorate, zincografie. Alla diffusione hanno molto contribuito i pellegrinaggi ai santuari, i venditori ambulanti d'immagini sacre, i cantastorie. Molte di queste immagini si trovano nelle case di campagna e davanti ad esse le famiglie dicono le litanie prima del riposo, o nelle stalle a protezione del bestiame. Raffigurazioni analoghe sono dipinte sui carri agricoli o sulle prore delle barche da pesca. Di maggiore impegno è l'i. p. sacra nel mobile rustico, nelle ceramiche e in suppellettili varie: e ancor più nelle cappelle e chiese campestri e paesane, sia con dipinti murali sia con sculture: qui si giunge, senza soluzione di continuità, fino all'arte illustre. Un aspetto particolare, che va studiato a sé, è costituito dalle tavolette degli ex-voto.

BIBL.: P. L. Duchartre e R. Saulnier, L'image populaire, Parigi 1925; P. Saintyves, L'imagerie religieuse ou les images de sainteté, in Revue folli. français, 1 (1930), pp. 207-18; P. Arrigoni e A. Bertarelli, Rappresentazioni popolari d'immagini smentate nelle chiese di Lombardia, con prefazione di G. Nicodemi, Milano 1936; C. Cocchiara, Le immagini devote del popolo siciliano, Palermo 1940; Arte religiosa popolare in Italia. Catalogo generale della mostra d'arte popolare a Venezia 1942, Roma 1942; P. Toschi, Saggi sull'arte popolare, ivi 1943. Paolo Toschi
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“ICONOGRAFIA POPOLARE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 902. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/iconografia-popolare.