ICONÒSTASI

ICONÒSTASI. - Dal greco εἰκοναστάσων. Per sé, è qualsiasi attrezzo sul quale è appesa o fissata una icone (G. Codinus, De officiis Magnae Ecclesiae et Aulae Constantinopolitanae, Venezia 1729); ma propriamente è il nome della divisione interposta tra il presbiterio e la navata, in uso nelle antiche basiliche cristiane. Consisteva in un'alta parete con una sola porta nel mezzo; oppure in un architrave sorretto da colonne, i cui intercolumni, meno quello centrale, erano chiusi inferiormente da transenne (spesso anzi le colonne si impostavano sopra le transenne) e, in alto, da velari che celavano

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(da C. Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, Milano 2.a. pp. III, p. 27) ICONÒSTASI - I. di tipo occidentale ossia pergula (sec. XIII). Albe, chiesa di S. Pietro.
agli sguardi la parte più sacra della chiesa. In questa forma prendeva anche il nome di pergula (v.).

L'origine dell'i. è molto chiara. Nei più antichi monumenti di una chiesa o cappella pubblica l'accesso all'altare era sempre protetto da una balaustra munita di cancelli nel centro, sulla quale furono erette in seguito colonnine o pilastri coronati da un architrave. Al sommo venivano poste immagini sacre (donde il nome) e statue, e appese lampade e corone votive. La i. veniva generalmente costruita con materiale prezioso (a S. Giovanni Evangelista di Ravenna Galla Placidia ne aveva fatta erigere una d'argento) o preziosamente lavorano (nell'antico S. Pietro era sorretta da colonne vitinee ancora esistenti). Non ne restano a Roma esempi originali (quella di S. Maria in Cosmedin è stata rifatta su dati attendibili); ma nell'Italia centrale sono abbastanza numerose: un esempio provinciale, ma completo e ricchissimo d'intagli, è quello della chiesa benedettina di S. Maria in Valle a Rosciolo, riferibile al sec. XII. Pure di età somamica sono quelle del duomo di Torcello, con l'architrave dipinto, e di S. Marco di Venezia, ricca di marmi policromi, sormontata da statue. Una specie di i. si trova in Spagna, in alcune chiese delle Asturie, dove però le colonne non reggono una trabazione ma archi rialzati a ferro di cavallo (S. Cristina de Lena presso Oviedo; S. Miguel de Escalada presso León), secondo un tipo che sembra derivare dalla maqūrah delle moschee arabe. Il tipo a parete chiusa, di cui non restano esempi antichi (ma era in uso nel medioevo, poiché lo si vede rappresentato, visto dall'interno, nell'affresco di Giotto ad Assisi con il Presepio di Greccio), esiste tuttora in Oriente dove ha preso uno sviluppo particolare. Alle colonne furono appese icone del Signore e dei santi, soprattutto durante le lotte degli iconoclasti. Poi esso occuparono gli spazi fino allora liberi tra una colonna e l'altra. Ad un piano talvolta ne furono sovrapposti altri, giungendo così sino quasi all'altezza della volta della chiesa. Sempre si distinguono sull'i. le figure del Cristo, della Madonna, di s. Giovanni Battista, dei protettori della chiesa o del paese, dipinte sul legno. Altre rappresentano le varie categorie dei santi del calendario o le principali feste liturgiche. Sopra l'i. è piantata una Croce. Tre porte danno adito al santuario: una principale nel centro per gli officianti, altre due laterali, più piccole, per il servizio dell'altare. Una tenda è appesa dietro la porta principale: sembra avere sostituito la cortina del ciborio che una volta toglieva i celebranti alla vista dei fedeli in certi momenti delle sacre sinassi. - Vedi tavv. XCVI-XCVII.

Per lo sviluppo speciale che prese in determinate zone occidentali la pergula o i.: V. LECTORIUM.

BIBL.: B. Pace, Nuova ipotesi sull'origine dell'iconostatio, in Byzantium, 19 (1919), pp. 195-205.

Placido de Meester-Mario Zocca

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“ICONÒSTASI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 902. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/iconostasi.