ICONE

ICONE. - Voce greca che significa immagine, e che è passata nell'uso per indicare i dipinti portatili con immagini sacre dei primi secoli, e generalmente

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(da A. Grober, L'art byzantin, Parigi (522, tux. 27) Icone - S. Eudossia. I. in pietre colorate incrostate nel marmo (sec. xili-xiv, secondo A. Grobar; sec. 2, secondo S. Bettini). Istanbul, Museo, proveniente da S. Maria Panaccantos.

decedette all'annunzio della catastrofe. In mezzo a tanta traged

quelli di tipo orientale. Il fanatismo iconoclasta, che fra l'VIII e il IX sec. perseguitò nel territorio bizantino la pittura religiosa, fece strage soprattutto di dipinti portatili; questo spiega l'estrema rarità delle i dei primi secoli, e conseguentemente, per la scarsità dei confronti, l'incertezza nella loro datazione. Si aggiunga che le indagini sono anche ostacolate dal fatto che tali dipinti, per la venerazione stessa in cui furono tenuti, ebbero spesso a subire ri-dipinte o rifacimenti che li man-tenessero efficenti al culto; e altre volte vennero quasi del tutto celati agli sguardi. Quest'ultimo è il caso della famosa i. del Salvatore del Sancta Sanctorum, detta l'Acheropita, di cui il Liber Pontificalis documenta già l'esistenza al tempo di Stefano II (752-757): completamente nascosta alla fine del sec. XII da un rivestimento di lamina d'argento dorato e da un velo dipinto che ne celava anche il volto originale, poté essere esaminata solo nel 1907 da mons. Wilpert che, nonostante lo stato ro-vinoso dell'imma-gine, giunse alla conclusione ch'essa è opera romana da attribuirsi al sec. V-VI. Invece nell'II. della Madonna di S. Maria Nuova un recentissimo restauro, rimovendo le volgari ridipinte ottocentesche, scoprì che l'immagine del sec. XII ne celava un'altra, preziosissima per bellezza e per remota antichità, che può forse risalire al sec. IV o V. Lo studio di queste due i. dà anche notizia della tecnica con cui erano eseguite: I. di S. Maria Nuova è a cera (v. ENCAUSTO) su tela di lino, secondo una tecnica che sembra fosse molto in uso nei secc. IV-VI; l'Acheropita invece è dipinta a tempera su tela di canapa incollata su tavola di noce e preparata con un leggero strato di biacca, e questa è la tecnica che viene comunemente usata in seguito.

Oltre a queste, che sono le più antiche superstiti in Roma, sono anteriori al movimento iconoclasta anche le i. con immagini di santi del Museo di Kiev, portate dal Sinai dal vescovo Porfirio (forse del sec. VI con caratteri affini alle pitture del Fayoum), e quelle simili del Museo del Cairo; mentre fra le molte in venerazione nei conventi del Monte Athos solo la Panagia Portaittissa del mona-stero di Iviron risalirebbe, secondo il Kondakov, al sec. IX. Altre i. famose in Roma sono quelle della Madonna della Clemenza in S. Maria in Trastevere, e della Madonna Salus Populi Romani in S. Maria Maggiore, entrambe di epoca incertissima: per la prima sono state proposte dalla critica datazioni varie, fra il sec. VII e la fine del XIII; la seconda, che sembra essere frammento di una immagine a figura intera, è variamente attribuita al V, al IX e al XIII sec., ritenendola in tale ultimo caso, come l'altra, copia da originale assai antico. Ugualmente incerta è la data di tutto quel gruppo di i. della Madonna che una tarda tradizione attribuisce a s. Luca, in Roma (S. Maria d'Aracoeli, S. Maria in Via Lata, S. Maria della Pace, S. Agostino, S. Maria del Popolo ecc.) e in altri luoghi d'Italia (Bologna, santuario di S. Luca; Bari, cripta del Duomo; S. Maria di Pulsano presso Monte S. Angelo, ecc.); di tutte però la più antica è quella dell'Aracoeli da assegnare al sec. X-XI. Fra le rare i. del sec.

epoche fino all'età barocca, è nelle parti più antiche ad
ornati geometrici battuti entro stampi, in altre parti ha
figure a sbalzo, ed è arricchita anche di smalti; la Nicopeia
di Venezia ha il nimbo a smalti su lamina d'oro e la cor-
nice adorna di altri smalti bizantini coevi all'immagine.
La tecnica più comunemente usata per l'ornamento dei
fondi, soprattutto nei paesi d'Oriente, è la filigrana.

Fra le i. moderne merita una particolare menzione
quella donata a S. S. Pio X dai cattolici russi nell'oc-
casione del suo giubileo sacerdotale (1908). - Vedi tavv.
XCIII-XCIV.

BIBL.: C. Diehl, Manuel d'art byzantin, Parigi 1910, passim (con bibl. prec.); Wilpert, Mosaiken, passim; P. Muratov, La pittura russa antica, Praga-Roma 1925, passim; C. Cecchelli, Il tesoro del Laterano, L'Archeropita, in Dedalo, 7 (1926-27), p. 295; P. Tocca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, passim; I. Dirks, Les saintes icones, 2a ed., Prieuré d'Amay-sur-Meuse 1930; W. Weidle, Le i. bizantine e russe, Firenze [1950]; P. Cellini, Una Madonna molto antica, in Proporzioni, 3 (1950), pp. 1-6.