ENCAUSTO. - È fra i più antichi tipi conosciuti di pittura con tecnica progredita; sostanzialmente si può definire pittura ad e. quella che adopera come glutine la cera e viene sottoposta ad un proce- dimento a caldo (ceris pingere ac picturam inuere, dice Plinio).
Documentato in Egitto fin dal sec. vii a. C., passò poi in Grecia come tecnica tipica della pittura su pietra e marmo e, in seguito, nella decorazione della plastica e dell'architettura. Usato certamente da Polignoto, si perfezionò nel v sec. a. C. e raggiunse un alto grado di sviluppo con i maggiori pittori dell'antica Grecia: Nicia, Aristide, Panfilo, Pausias, Tesp, ecc. Le stelle di Pagasai costituiscono una notevole serie di pitture ellenistiche a cera e i ritratti di e.-Fajjurn in Egitto, dal I al v sec. d. C., sono fra i documenti più importanti della pittura ad e. oggi pervenuti.
Ricerche sulla tecnica dell'e. furono assai in voga nel Settecento, allorché si volle tentare di farne rivivere il procedimento e vi furono artisti come il Menges - studiosi come il Requeno, il Viglioli e il Donner, che svolsero accu- rati studi per la ricostruzione dei vari metodi di e. usati nell'antichità.
Da due passi di Plinio (Hist. natur., XXXV, 39, 41), integrati dagli accenni di Luciano, di Var- rone,

rone, di Vitruvio, si possono ricostruire le tre tecniche antiche dell'e. : della cera, del cestro, del penicillo.
di Vitruvio, possono ricostruire le tre tecniche antiche dell'e.: della cera, del cesto, del penicillo.
Nella prima si spalmava a caldo un'imprimitura di cera, forse unendovi il colore fondamentale o di preparazione, con il cauterio o bastoncello di metallo, con il quale si aggiungevano poi anche gli altri colori. Tale tecnica era adoperata per dipingere su pietra, su marmo e anche su legno. La seconda si limitava all'e. su avorio: veniva usato il cesto che era un'asticella (vericulum) appuntita da una parte, per fissare sulla superficie levigata la cera calda, e piatta dell'altra, a mo' di spatola, per il successivo ritocco a caldo. A queste due tecniche si aggiunse poi la terza, forse verso il 400 a. C. Veniva usato il penicillo, o pennello, fino allora noto soltanto per la pittura a tempera e per l'affresco; con esso si spalmava direttamente, sia sulla pietra che sul legno, la cera calda preparata già da prima e diluita col colore. Plinio dice che tale tecnica era impiegata anche nella coloritura delle navi, essendo il colore così disteso resistente al sole, alla salsedine e ai venti.
Sebbene i moderni pareri sulla tecnica delle pitture pompeiane e romane non siano più concordi circa l'impiego dell'e. (recenti studi hanno dimostrato, p. es., che le pitture della casa di Livia sul Palatino, sono affreschi, essendo la cera tutta di restauri posteriori) si certi tuttavia che la tecnica dell'e. si prolungò dopo la caduta dell'Impero, nelle citate pitture di e.-Fajjurn ed anche in altri esemplari dell'altro bizantino, fino almeno al sec. VI.
Bun.: Ch. Morcau-Vauthier, La peristure, Parig: 1913 (secondo indice); T. Venturini-Paperi, a. v., in Enc. Ital., XIII (1932), pp. 921-23 (con bibl.): L. A. Romo, La rennice della pittura, Milano 1937, pp. 292-302; J. Marnace, The secret formular and octodipers of the masters, Londra-Nuova York 1928, pp. 10-39; M. Capiano de Azzvedo. Il restauro degli affreschi della Casa di Lirso, in Boll. d'arte, 34 (1940) 11, pp. 145-46.