ECLETTISMO

ECLETTISMO. - Da εξέχω (trasciego), è, in genere, ogni indirizzo filosofico e scientifico che sceglie, da vari e opposti sistemi, dottrine diverse, coordinando le una nuova sintesi. Fu talvolta confuso con sincretismo (da συγκεκριμένα), "mescolo" che ne è, se mai, la forma deteriore.

Il termine è accolto anche dalla storia delle religioni; ma ha uso più comune il più proprio in filosofia. Raro presso i Greci, e, negli scritti rimastici, solo in forma aggregativa e avverbiale. Riferito alla filosofia, si trova in un unico testo di Diogene Laerzio (sec. III d. C.), che accenna (Vitae, Prooemium, 21) a una εξέλεκτος αἱρεσις (scuola eclettica) fondata da Potamone Alessandrino, contemporaneo, secondo la Suda, di Augusto. Una scuola eclettica di medicina è nominata in un testo attribuito a Galeno. Completamente ignoti tanto è, che eclettico presso i Latini (cf. il Thesaurus linguae latinae, Lipsia 1900 sgg.). Riappare dal sec. XVI in poi, tuttavia sporadicamente e senza raggiungere un significato tecnico ben preciso. Reinhold (1758-1829) critica una resa filosofica che dai suoi seguaci è chiamata eclettica, perché ha lasciato la più completa libertà... di scegliere da tutti i possibili sistemi ciò che ogni singolo scrittore crede possa accordarsi con l'ordinaria intelligenza umana (Uber das Fundament des philosophischen Wissens; Jena 1791).

Maggior concretezza acquista l'e. col Cousin (v.). Egli lanciò il suo e, nella lezione di apertura del corso del 1818 (tenuta nel dic. del 1817); il termine l'aveva trovato probabilmente presso i Tedeschi; il primo germe dell'idea forse l'ebbe dal Leibniz. Dell'e. di V. Cousin sono da distinguere due periodi: nel primo, che va fino almeno al 1830, è non soltanto un metodo di ricerca, ma anche un sistema; nel secondo, attestato chiaramente dal 1853, è negato come sistema e sussiste solo come metodo. Dopo il Cousin il termine e, meno usato dai suoi seguaci, è frequente negli avversari, che ne fanno un equivalente a quasi di sincretismo, oppure semplicemente un sinonimo di spiritualismo. Passò invece simbolicamente nella storia generale della filosofia a designare un pensiero filosofico non originale, che, senza la guida di profondi e fermi principi metafisici, crede poter discorrere col solo criterio del buon senso quanto v'è di vero nei contrastanti sistemi.

Quando è tale, l'e., sia come sistema sia come metodo, cade inevitabilmente nel sincretismo: "Io stimo, - scriveva non a torto il Rosmini nel 1837 - che sarebbe troppo difficile al signor Cousin evitare la taccia di quel sincretismo, che è certamente diverso dall'e., sebbene da questo non sia difficile lo sfruttamento di Luttera al dr. Luigi Gentili, in Opere, ed. naz., II, Roma 1934, p. 380). Quando invece la scelta è coordinamento di elementi vari tratti da sistemi diversi è fatto in base a solidi e approfondimenti principi che valgono come norma diretta per una nuova sintesi, può dirsi che in sostanza si su

pera l'e. Infatti se e. dovesse dirsi la ricerca e assimilazione, nella misura in cui si è riconosciuto giusto, del pensiero altrui, nessuno dei più vigorosi filosofi potrebbe non dirsi eclettico. Nel primo caso, dunque, si fa e. ma non genuina filosofia; nel secondo caso, genuina filosofia ma non e.

BRAL.: A. Fresenau, L'électimisme, Parigi 1847; P. Janet, Victor Cousin et son oeuvre, 1813-1839; A. Lalande, s. V. in Vo-cab. de la philosophie, 5a ed., 1814-1847, pp. 248-50 e 174-178 (apr. pendice). L'électe Cenci

E. IN ARTE. - In arte e. designa un concetto riguardante periodi e personalità diversi. Impropriamente infatti si è parlato di e. Carracci (v.), per indicare un movimento figurativo storicamente determinato.

Intanto, il famoso sonetto di Agostino Carracci, in lode di Niccolò dell'Abate, è probabilmente un falso del Malvasia; nè i Carracci stessi muovevano da una linea programmatica altrettanto precisa quanto artisticamente inattuabile, quale è quella indicata nel sonetto: "chi farà buon pittor cerca e desia - il disegno di Roma abbia alla mano - la mossa, coll'ombra Venezia - e il degno colori di Lombardia - di Michelangelo la terribili via - il vero natural di Tiziano, - del Correggio lo stil puro e sovrano - e di un Rafael la giusta simetria - del Tibaldi il decoro e il fondamento - del dotto Primaticcio l'inventare - e un po' di grazia del Parmigianino...". Dal punto di vista teorico, la posizione dei Carracci è solamente critica e non artistica e così il loro e. non ha un fondamento particolare. In realtà può definirsi eclettico in generale l'artista che subisce ed assimila rapidamente l'influsso figurativo, pur senza esser privo di personalità. Sotto questo aspetto, anche un grande pittore come Raffaello è stato un eclettico.

D'altra parte, la esigenza di una posizione eclettica per l'artista appare già un fatto chiaro nella teoria artistica del manierismo, segnatamente presso l'Armenino (Veri precetti della pittura, I, Milano 1820, p. 74), là dove tratta della dottrina maniera, che consiste nel conoscere ed imitare il buono per le fatiche dei più eccellenti, ossia la possibilità di raggiungere il grado dell'arte ricavando il meglio dall'utile dei grandi del Rinascimento.

BRAL.: L. Venturi, Storia della critica d'arte, Roma-Firenze-Milano 1945, p. 181 sgg.