CARRACCI

CARRACCI. - Famiglia di artisti bolognesi. Di fronte alla esigenza di un superamento del maniero (v.), nei suoi aspetti estremi e deteriori di esasperato intellettualismo e di povertà ispiratrice, i C. supposero la possibilità di combinare le «maniere» di alcuni grandi pittori del '500: graduando variamente, ad es., lo spazio di Raffaello, lo sfumato del Correggio, il disegno plastico di Michelangelo e il colore di Tiziano. Tale doveva essere, nelle intenzioni teoriche, il programma dell'Accademia dei Desiderosi (e poi dell'Incaminati) fondata a Bologna (1582) da Annibale e Agostino C. Date le premesse, la riforma pittorica cartacea (eletitismo), esaltata dalla letteratura artistica del '600, acquista oggi un significato diverso, nel senso di un atteggiamento critico e culturale in essa implicito (C. L. Ragghianti), che tuttavia non esclude, in numerosi casi concreti, il raggiungimento dell'arte. Anzi, la riforma dei C. ebbe una risonanza vastissima, pari a quella ottenuta dal caravaggismo.
AGOSTINO, n. a Bologna il 15 ag. 1557, m. a Parma il 22 febbr. 1602, incisore e pittore. È il meno dotato e il più lento nell'opera. Fu scolaro di Prospero Fontana, del Paeserotti e del cugino Lodovico. Il dipinto della Comunione di S. Gerolamo (Bologna, pinacoteca) manifesta influenti venti e correggeschi. Collaborò con Lodovico negli affreschi di palazzo Fava e di palazzo Sampieri a Bologna.
ANNIBALE, n. a Bologna il 3 nov. 1560, m. a Roma il 15 luglio 1609, scolaro di Lodovico, fratello di Agostino. Inizialmente risentì del Cesi e del Passerotti (Battesimo di Cristo per S. Gregorio); poi studiò il Correggio a Parma e, a Venezia, Tiziano e Paolo Veronese. Ma la sua formazione figurativa fu vasta e complessa. Collaborò agli affreschi in palazzo Fava (ove rivela una certa immaturità), in palazzo Magnani (1592) e palazzo Sampieri. La sua arte si afferma pienamente nella decorazione famosa di palazzo Farnese (1595), inizio dei grandi cicli decorativi barocchi. Il principio del plasticismo michelangiolesco e del ritmo spaziale di Raffaello, unitamente al gusto scolastico veneto e allo sfumato del Correggio, trova qui una felice quanto singolare interpretazione. Tra i suoi dipinti si ricordano: la Deposizione (Parma, galleria) l'Assunta (Bologna, pinacoteca); la Restauro di Cristo (museo del Louvre). Da lui concepito, ma solo in parte eseguite direttamente, sono le lunette della galleria Doria, a Roma; importanti per la originale interpretazione del paesaggio.
LODOVICO, n. il 21 apr. 1555 a Bologna, m. il 13 nov. 1619, appare meno fertile, ma più concreto. Studiò a Parma il Correggio e il Parmigianino, e a Venezia, il Tintoretto. Questa erudizione pittorica, che coinvolge anche diversi pittori bolognesi (Passerotti, Tibaldi, ecc.) è evidente nella Madonna in trono e santi (Bologna, pinacoteca). Oltre ai ricordati affreschi dei palazzi bolognesi, si ricordano la Madonna degli Scalzi e la Conversione di S. Paolo (Bologna, pinacoteca).

BIBL.: G. Bagni, Vite dei pitt., scult. et architetti, Roma 1642, pp. 105-109 e 150-151; G. P. Bellori, Vite dei pitt., scult. et architetti moderni, I, Roma 1672, pp. 109-108 e 103-131; C. Malvasia, Felsina pittrice, 2a ed., Bologna 1842, pp. 357-354; H. Tietze, Annibale C.'s Galerie in palazzo Farnese u. s. tenne römische Werkstätte, in Jahrb. d. Kunsthist. Samml. d. Allerh. Kaiserh., 26 (1906-1907), pp. 49-182; H. Schmerber, a. in Thieme-Becker, VI, pp. 53-61; G. Rouchés, La peinture bolognaise à la fin du XVIe siècle. Les Carraches, Parigi 1913; A. F. F. Ratti, I C. nella teoria e nella pratica, Città di Castello 1913; H. Voss, Die Malerei des Barocks in Rom, Berlino 1925, pp. 140-149.
186, 481-503; C. L. Ragghianti, I C. e la critica d'arte nell'eta barocca, in La critica, 31 (1933), pp. 65 ss.; 223 ss.; 383 ss.; R. Longhi, Momenti della pittura bolognese, Bologna 1935; E. K. Waterhouse, Baroque Painting in Rome, Londra 1937, pp. 7-9; H. Bodmer, Lodovico C., Burg b. M. 1939 (con ampia bibl.). Luigi Grassi