CARRANZA, BARTOLOMEO

CARRANZA, BARTOLOMEO. - Dotto teologo, n. a Miranda (Navarra) nel 1503, m. a Roma il 2 maggio 1576. Domenicano dal 1520, insegnò nello studio dell'Ordine a Valladolid, dove ebbe avversario il confratello Melchior Cano. Promosso maestro in teologia nel 1539, partecipò come teologo al Concilio di Trento (1546-48; 1551-52) e fu uno dei principali sostenitori dell'obbligo di residenza iure divino dei vescovi. Fu priore a Valenza (1546-50) e provinciale della provincia di Spagna (1550-54); nel 1554 accompagnò l'infante Filippo in Inghilterra, dove con altri domenicani lavorò per la restaurazione cattolica (1554-57). Dopo aver rifiutato l'esposato di Cuzco (1540) e delle isole Canarie (1549) dovette, per le insistenze di Filippo II, accettare l'arcivescovo di Toledo (1557).
Nel 1558 pubblicò ad Anversa i suoi Comentarios sobre el catecismo christiano. Quest'opera, certamente odiosa, gli attirò il sospetto di eresia per alcuni suoi giudizi troppo severi contro l'abuso delle indulgenze e l'aperta condanna dei costumi del clero. Il 22 ag. 1559 fu imprigionato per ordine dell'inquisitore Ferdinando Valdés, che era riuscito a strappare l'autorizzazione al vecchio e malato Paolo IV. Tutto il processo fu un insieme di usurpazioni del governo spagnolo. Inutilmente Pio IV e il Concilio di Trento tentarono di trasferire il processo a Roma; più volte le commissioni speciali istituite in seno al Concilio stesso si dichiararono in favore del C. L'Inquisizione spagnola, sostenuta da Filippo II, non volle cedere; essa combatteva per difendere il suo prestigio, mentre Filippo II era mosso da particolari interessi politici ed economici: a lui interessava riservarsi le rendite dell'arcivescovo di Toledo ed affermare maggiormente la sua autorità per rendersi sempre più ossequenti i vescovi. Pio V riuscì a far venire a Roma il C. (28 maggio 1567), si occupò direttamente del processo e riconobbe l'innocenza dell'accusato; ma l'ostilità degli Spagnoli impedì ancora una soluzione favorevole. Il processo fu terminato solo sotto Gregorio XIII (14 apr. 1576). Il C. non fu condannato di eresia; ma, data la delicatezza del momento, dovette ritrattare alcune proposizioni sospette e fu sospeso per due anni dall'esercizio del ministero episcopale. L'umiliazione era troppo grande per colui che aveva sempre combattuto per l'integrità della fede cattolica. Accettò la sentenza, ma alcuni giorni dopo moriva perdonando a tutti i suoi avversari. Fu sepolto nella chiesa della Minerva e lo stesso Pontefice volle dettare l'epigrafe. Scrisse, oltre i Comentarios ricordati, Summa Conciliorum (Venezia 1546); Controversiae quattuor (ivi 1546); Controversia de necessaria residentia personali episcoporum ecc. (ivi 1547; Lione 1550; Anversa 1554; Venezia 1562).

BIBL.: Quétif-Echard, II, 36-43; H. Laugwitz, B. C. Erbsichof von Toledo, Kempten 1870; Pastor, VI, pp. 517-518; VII, pp. 285, 496-501, 525-526; VIII, pp. 233-250; IX, pp. 223-225; V. Beltrán de Heredia, El maestro Mancio de Corpus Christi, in Ciencia tomista, 26 (1935, 1), pp. 33-50; id., El maestro Juan de la Peña O. P., ibid., pp. 325-536; id., La retractación de las censuras favorables al «Catecismo» en el proceso de Carranza, ibid., 27 (1936, 1), pp. 145-176, 312-336; id., Historia de la Reforma de la provincia de España (1450-1530), Roma 1939, pp. 174, 176-181, 183; id., Las corrientes de espiritualidad entre los Dominicos de Castilla durante la primera mitad del siglo XVI, ibid., 31 (1940), pp. 554-581; 32 (1941, 1), pp. 35-55; A. Walz, Die Bartholomäusse von Miranda und von Miranda um 16. Jahrhundert, in Angelicum, 25 (1948), pp. 199-207.