DOTTORI DELLA CHIESA

DOTTORI DELLA CHIESA. -

I. TEOLOGIA

Sono uomini illustri della Chiesa cattolica, che per la loro santità, l'ortodossia nella fede, e soprattutto per la loro scienza eminente nelle cose sacre, testimoniata specialmente dai loro scritti, sono stati decorati di questo titolo con decreto speciale della Chiesa.

Così come per i « Padri della Chiesa », anche per i D. occorre la santità, l'ortodossia, la scienza e il consenso ecclesiastico, ma la differenza sta in questo, che: 1) per i Padri della Chiesa è necessaria l'antichità, devono cioè essere dei primi secoli della Chiesa, di modo che si possa dire che le abbiano quasi dato i natali, mentre ciò non occorre per i D.; 2) per i Padri l'approvazione ecclesiastica esplicita non occorre, basta il consenso pratico, mentre per i D. è necessaria la proclamazione con decreto ufficiale o di un concilio o del sommo pontefice; 3) per i Padri non è necessario che la scienza sia eccezionale, mentre per i D. la scienza deve essere la caratteristica speciale. I Padri quindi hanno per caratteristica « l'antichità », i D. invece « la scienza ». Questo però non impedisce che un medesimo personaggio possa avere l'una e l'altra qualità, e quindi possa essere insieme Padre e D. della C. Ciò si verifica difatti per diversi personaggi, tra i quali vi sono i quattro più grandi Padri della Chiesa latina: 3. Agostino, S. Ambrogio, S. Gerolamo e S. Gregorio Magno, e i quattro massimi Padri della Chiesa greca: s. Atanasio, s. Basilio, s. Gregorio Nazianzono e s. Giovanni Crisostomo; i quali sono anche considerati come i « grandi D. » della C.

Questi concetti, così distinti ora, non erano tali nel passato: poiché « dottore » significa maestro, e nei primi secoli della Chiesa erano chiamati d. quelli che possedevano la dottrina in un grado eminente, ed avevano il dono di saperla insegnare con facilità e frutto. Ne fa cenno anche s. Paolo quando dice che Gesù « altri costituì apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e d. » (Eph. 4, 11; cf. II Cor. 12, 28; Act. 13, 1).

Col tempo il dottorato divenne titolo sempre più specifico, ma fu da principio attribuito comunemente soltanto ai Padri della Chiesa, e precisamente a quelli che per la scienza emergevano maggiormente.

Si ebbe così il doppio titolo di « Padre e D. della C. », il cui significato è stato anche la caratteristica dell'antichità. Il primo che dà un elenco in questo senso, dei Padri e D. della C. comunemente riconosciuti, è Beda il Venerabile, nel sec. VIII (Beda, Epist. resp. ad Accam Ep. : PL 92, 304). Egli dà i nomi di s. Ambrogio, s. Agostino, s. Girolamo e s. Gregorio Magno. Il nome di un martire, come si vede, non figura qui, né figurerà in seguito, anche se il martire, come, p. es., s. Cipriano, è eminente nella dottrina, perché chi ha dato la vita per Cristo, ha il titolo di « martire », che prevale su ogni altro titolo.

Nel sec. XVI si abbandonò la nota esclusiva della antichità; si cominciò, cioè, a proclamare D. personaggi anche di epoca più recente. La prima proclamazione, senza questa nota, fu fatta da Pio V nel 1567, per s. Tommaso d'Aquino (v. sotto). Da allora in poi ne seguirono altre, fino a quella di s. Alfonso de' Liguori (m. nel 1787), che, fra i D. della C., è quello che ha vissuto nei tempi più vicini a noi.

Oltre i D. riconosciuti in tutta la Chiesa, ve ne sono però altri, che sono onorati di questo titolo o in qualche nazione soltanto, o in qualche Ordine religioso, ed hanno, ivi, anche il formolario liturgico dei D., p. es., s. Leandro di Siviglia per la Spagna, s. Prospero di Aquitania per i Canonici Regolari Lateranensi.

Il servizio, che i D. rendono alla Chiesa, è ben simboleggiato dalle quattro statue che, nel 1667, per ordine di Alessandro VII, il Bernini pose nell’abside della basilica Vaticana: raffigurano s. Atanasio e s. Giovanni Crisostomo, della Chiesa orientale, s. Ambrogio e s. Agostino, della Chiesa occidentale, che sorreggono la Cattedra di S. Pietro.

Bibl.: Benedetto XIV, De Servorum Dei beatificatione et canonizatione, IV, parte 2a, cap. 11, n. 13; J. Didiot, La logique naturaliste subjective, Parigi 1801, p. 153 sqq.; J. B. Franzelin, De divina traditione et scriptura, Roma 1806, pp. 156-73; J. V. BAINVEL, VINCENT, De magisterio vivo et traditione, Parigi 1905, p. 72 sqq.

II. LITURGIA

I. Le prerogative liturgiche dei D. della Chiesa. — Le feste dei D. della C. hanno il rito doppio, devono essere celebrate da tutta la Chiesa, godono di un formulario proprio per la Messa: In medio Ecclesiae; Vangelo: Vos estis sal terrae; il Credo. Nell’Ufficio seguono quello dei Confessori pontefici o non pontefici, ma hanno alcune parti proprie, soprattutto l’antifona ai Vespri: O doctor optime; un «oremus» proprio; il responsorio VIII proprio: In medio Ecclesiae; lezioni proprie nel 2° e 3° Notturno.

Il formulario: In medio Ecclesiae è derivato dall’introito della Messa di s. Giovanni Evangelista, il «teologo» fra gli Apostoli ed Evangelisti. Quanto all’antifona: O doctor optime, non consta ancora quando fu introdotta per la prima volta, è certo però che nel sec. XIII era già in uso. Il Credo nella Messa, secondo il Gavanti, fu prescritto da Gregorio XI e da Urbano VI, ma egli non indica alcuna fonte (B. Gavanti-C. M. Merati, Thesaurus sacri, rituum, I, Venezia 1762, p. 62 sqq.). Il rito doppio fu introdotto da Bonifacio VIII, con la lettera «Gloriosus Deus» (Anagni 24 sett. 1294) indirizzata all’arcivescovo di Reims e ai suoi suffraganei, passata poi nelle sue Decretali (I. III, tit. XXIII, datata Roma 1298); ma voler vedere, come spesso si fa, in questa disposizione di Bonifacio VIII, la formule istituzione dei D. della C. non è esatto; egli conferisce ai quattro grandi luminari della Chiesa, come tali già nominati e venerati sin dal sec. VIII, una prerogativa liturgica, divenuta opportuna, dato che il rito doppio era stato assegnato ad altri santi di minore importanza per la Chiesa universale. Del resto, la decretale di Bonifacio VIII non entrò in vigore dappertutto; ancora nel sec. XVI si trovano libri liturgici nei quali i quattro D. hanno il rito semidoppio. Soltanto con la riforma liturgica di s. Pio V (Breviario, 1568; Messale, 1570) si stabilì l’uniformità in tutta la Chiesa. Questi estese gli onori liturgici, dovuti ai quattro D. della C. latina, ugualmente a quelli della Chiesa greca, ss. Basilio Magno, Gregorio Nazianzeno, Giovanni Crisostomo e Atanasio.

2. I due grandi D. medievali: s. Tommaso e s. Bonaventura. — Tutto il medico non avrebbe mai concepito l’idea di conferire il titolo di D. della C. ad altri fuoricché ai notissimi grandi quattro teologi. Ora, l’enorme fioritura della teologia del medioevo produsse un nuovo tipo di teologo, il «magister» ovvero il «doctor theologian». Alcuni, non sempre i più grandi, ebbero ben presto anche un soprannome caratteristico, qualche volta già in vita (Doctor subtilis, solemnis, profundus, ecc.). Fra i «maestri» e i «dottori», ben presto uno venne a superare tutti gli altri, il «doctor communis» Tommaso d’Aquino,

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