DORATURA

DORATURA. - L'uso della d. di oggetti, sculture e architetture risale alla più lontana antichità.
L'operazione assolutamente primordiale fu quella di rivestire gli oggetti con sottilissime lamine d'oro; solo più tardi subentrò l'uso della d. a foglia, più semplice e meno costosa. La missione o fissaggio fu varia a seconda del materiale da ricoprire. Con il metallo si usò l'amalgama di mercurio passato a fuoco, con il marmo la chiara d'uovo e con il legno un'embrionale vernice detta leucophorum. Nell'arte medievale e moderna, così come si sa dalle fonti (Teofilo, Schedula diversorum artium; Cennini, Il libro dell'arte, e Cellini e Vasari) l'applicazione della d. non differì molto da quella dell'antichità.
Essa fu specialmente in uso presso i pittori che prepararono ad oro i fondi delle loro tavole, presso gli intagliatori che dorarono cornici, tabernacoli ed altre suppellettili ecclesiastiche, nonché presso gli scultori che così finirono molte loro opere in bronzo. Valga l'esempio mirabile, testé confermato dalla pulitura, delle porte bronze del Ghiberti per il Battistero fiorentino.

Bibl.: A. de Champceaux, Diction. des fondeurs, ciselleurs, modèles en bronze et doreurs, depuis le moyen-âge jusqu'à l'époque actuelle, I, Parigi-Londra 1886; F. Rossi, S. V. ENOCH. Ital., XIII (1932), p. 158; G. Poggi, La ripulitura delle porte del Battistero fiorentino, in Boll. d'arte, 23 (1948), pp. 244-57.
Giovanni Carandente