DOMENICO di BARTOLO - Pittore senese n. ad Asciano di Siena. Nel 1428 risultava già iscritto nel ruolo dei pittori senesi, e nel 1432 sembra che ritraesse l'imperatore Sigismondo al suo passaggio da
DOMENICO, santo - La Vergine e Santi di Lippo Vanni. A sinistra s. D., in basso Eva (ca. 1360) - Roma, monastero dei SS. D. e Sisto. Siena (il ritratto, che fu poi acquistato dall'Opera del Duomo, è andato perduto). (per cortesia dei PP. Domenicani)La sua prima opera sicura è una Madonna con cinque angeli musicanti, che si conserva nella pinacoteca di Siena (n. 164), datata 1433, e nella quale l'artista amò firmarsi, dopo una bella invocazione in versi alla Vergine; «Dominicus Domini matrem te pinxit et orat». Del 1434 è un graffito nel pavimento della cattedrale di Siena, rappresentante l'imparatore Sigismondo in trono con i suoi ministri. Mentre attendava ad affrescare con le Storie dei quattro patroni di Siena la sacrestia del Duomo (1433-40) - di tali composizioni, andate distrutte, è stato ricuperato un frammento recentissimamente - dipinse un politico datato 1438 per il monastero di S. Giuliano di Perugia (ora nella galleria di Perugia), una Madonna datata 1437, ora nella collezione Johnson a Filadelfia, e una scatola con scene d'amore già nella collezione Figdor di Vienna. Gli affreschi illustrano la storia e le attività benefiche dello «Ospedale» di S. Maria della Scala, eseguiti dal 1440 al 1444 nel «Pellegrinaio» dell'ospedale, insieme con la Madonna del Manto, ora nella sacrestia dello stesso ospedale, testimoniano l'ultima attività del pittore, morto prima del 1447. D. di B. ebbe formazione più fiorentina che senese, come dimostrano la Madonna del 1433 e un'anonetta nella collezione Duveen a Nuova York che concordemente gli è attribuita e che è certamente anteriore al 1433. In queste due tavole (e in particolare modo nella Madonna del 1433, che è il capolavoro di D.) si manifesta una interpretazione lineare dei modi di Masaccio di così piena e schietta originalità da porre D. sullo stesso piano di un Lippi e di altri maestri del Rinascimento. Ma successivamente l'arte di D. andò perdendo la freschezza dei suoi impulsi iniziali, e subendo una sorta di reinvoluzione goticheggiante, si abbassò ad un tono più modestamente provinciale e illustrativo. Gli affreschi del Pellegrinaio, affollati e disorganici nella composizione, ma ricchi di notazioni acutamente realistiche, anche per la rarità dei soggetti che illustrano, posseggono nondimeno l'attrattiva di una gustosa e attenta documentazione di alcuni caratteristici aspetti della vita del tempo. - Vedi tav. CX.
BIBL.: R. Wagner, D. di B., Gottinga 1898; C. Brandi, in Jahrbuch d. Preuss. Kunstsammlungen, 55 (1934), pp. 134-80; J. Pope-Hennessy, Sienese Quattrocento Painting, Londra 1948; C. Brandi, Quattrocento senesi, Milano 1949. Enzo Carli
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“DOMENICO DI BARTOLO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1053. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/domenico-di-bartolo.