DOMENICO, SANTO

DOMENICO, santo. - Fondatore dell'Ordine dei Frati Predicatori e delle Suore domenicane, n. a Caleruega (Spagna) ca. il. 1170.

I. GIOVENTÙ E STUDI

Discendente dell'antica stirpe dei Guzman, nacque da Felice e Giovanna d'Aza, che, morta a Caleruega, fu sepolta a Peñafiel e di lei fu confermato il culto come beata da Leone XII il 1° ott. 1824. Di due fratelli maggiori, Antonio, il primo, fu sacerdote e fondò un ospizio per poveri, e l'altro, Man- nes, nel 1215 entrò nell'Ordine domenicano e di lui fu confermato il culto come beato da Gregorio XVI il 2 giugno 1834.
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rdine domenicano e di lui fu confermato il culto come beato da Gregorio XVI il 2 giugno 1834.

Ebbe nome D., da S. Domenico abate di Silos, alla cui tomba si era recata in devoto pellegrinaggio sua madre incinta. Si parla di presagi celesti che precedettero la nascita: la madre sognò di portare in seno un cagnolino con una fiaccola accesa in bocca che infiammava tutto il mondo; e il b. Giordano di Sassonia parla di una stella che sarebbe apparsa sulla fronte del bimbo al momento del Battesimo. A 7 anni fu affidato alle cure dello zio materno, arciprete di Gumiel d'Izan; poi a Palenza attese alla filosofia e alla teologia. In un tempo di carestia, per soccorrere gli affamati vendette i libri e tutto il suo corredo dando così l'esempio agli altri teologi e maestri.

II. IL CANONICO REGOLARE

Ordinato sacerdote, D. si aggregò ai canonici della sua diocesi di Osma da poco riformati in Canonici regolari dal vescovo Martino Bazar e divenne tra essi uno dei più ferventi. Nonostante la sua giovinezza fu eletto sottopriore del Capitolo.

Come canonico regolare D., oltre ad osservare la vita comune, si consacrò alla cura delle anime. Diego de Azevedo, priore del Capitolo, eletto vescovo d'Osma nel 1201, volle come compagno di viaggio il sottopriore D.: così, ad es., nel 1204, quando il vescovo si recò nella Marca con la missione, affidatagli dal re Alfonso, di cercare una sposa per il figlio Ferdinando e probabilmente, secondo lo Scheeben, quando lo stesso vescovo andò a Roma per ottenere dal Papa l'approvazione del suo intento di recarsi nelle missioni lasciando il vescovato. Quando (1206) giunsero a Tolosa, si accorsero che il loro albergatore, come la maggior parte del popolo di quelle regioni, era eretico; D. discutendo con lui riuscì a convincerlo dell'errore e riportarlo alla fede.

III. PREDICATORE TRA GLI ERETICI

A Roma Inno- cenza III non accettò le dimissioni dal vescovato di Diego, e gli impose di ritornare in diocesi. A Montpellier, incontrarono l'abate di Citeaux, Arnaldo, con i monaci Pietro di Castelnau e Rodolfo di Fontfroide, legati pontifici incaricati di combattere l'eresia nel mezzogiorno della Francia, ma scoraggiati per gli insuccessi. Diego non approvò il metodo seguito dai legati e, per rendere più efficace la predicazione della vera fede, propose loro di lasciare ogni apparato esteriore e sfoggio prelatizio, per imitare in tutto l'atteggiamento apostolico. Al consiglio aggiunse l'esempio. Rimandò ad Osma tutto il suo seguito, trattenendo con sé D.; e insieme con Pietro di Castelnau e Rodolfo, nell'estate del 1206, come semplici e poveri predicatori tennero dispite a Servian, Béziers, Carcassonne e Montréal. Abbandonato ben presto da Pietro di Castelnau, Diego con D. e Rodolfo continuò a predicare progettando anche una fondazione a Prouille. Incontrarsi con 12 abati cistercensi che accompagnavano l'abate Arnaldo, Diego e D. li istruirono sul modo di condursi nella missione. Ma l'imminente guerra degli albigesi impedì portare di conversione pacifica. Diego frattanto volle ritornare in diocesi per regolare alcuni suoi affari e procurare il denaro occorrente per la nuova casa di Prouille e, sulla fine del 1207, lasciò la Francia sperando di ritornarvi con l'approvazione definitiva del Papa per organizzarvi un gruppo di valenti predicatori contro l'eresia, ma morì il 30 dic. 1207. Rodolfo l'aveva preceduto nella tomba e Pietro di Castelnau fu ucciso il 14 genn. 1208. Queste scomparse non abbatterono D. che moltiplicò il suo zelo proprio durante la crociata contro gli eretici (1209-13).

Egli diede ogni appoggio alla stazione missionaria di Prouille e la consolidò con introiti fissi che in parte ottenne dal suo benefattore conte Simone di Montfort, capo dell'esercito. A Prouille si era stabilita una congregazione di donne «convertite», che D. prese a dirigere. Le suore aggiunsero agli obblighi della vita regolare l'istruzione di giovanette nella fede: Prouille aveva così l'aspetto d'un monastero «doppio». D. non si stancò di cercare per esso rendite e protettori. In un periodo di anni difficili e senza notevoli successi esteriori D. ebbe anche la «cura» nelle diocesi di Tolosa, Carcassonne e Béziers, anzi fra il 1213-14 fu vicario generale di Carcassonne. Declinò due volte l'offertagli dignità vescovile.

IV. PREDICATORE DIOCESANO

Dopo il 14 sett. 1213 e la presa di Tolosa, egli fece di questa città il primo centro dell'opera della predicazione da lui sostenuta e promossa con tanto zelo (1214-15), favorito dal vescovo Folco. Dall'apr. del 1215 cominciò a formare nello spirito apostolico i compagni che gli si associarono, e costituì il primo convento dei Predicatori. Il vescovo Folco nominò D. e i suoi compagni predicatori diocesani e fece assegnare

ed anche quelli di Parigi e di Bologna si trovarono in grandi difficoltà. Munitosi di lettere commendatizie, il 26 apr. 1218 D., passando per Bologna, si recò nella Spagna. Nel luglio del 1219 passò a Parigi dove ammise nell'Ordine Enrico seniore di Colonia; quindi, con fra' Guglielmo di Monserrato, ritornò alla Curia papale, allora a Viterbo. Durante il viaggio si ammalò. A Viterbo, a Roma e poi nuovamente a Viterbo, dal febbr. all'apr. del 1220 sbrigò parecchi affari riguardanti Parigi e la revisione delle costituzioni. Probabilmente in quell'anno conobbe presso la Curia Romana Francesco d'Assisi e Raimondo di Peñafort. Onorio III gli affidò la riforma di certe monache a Roma, e ai primi di dic. del 1219 furono date dallo stesso Papa a D. la chiesa e il fabbricato di S. Sisto per accogliervi le monache da riformare; quivi abitarono provvisoriamente i primi discepoli del Santo, finché ebbero la chiesa di S. Sabina.

A Bologna, nello stesso anno 1220, tenne il Capitolo generale da lui indetto, in cui ripristinò il concetto di povertà, quale l'aveva intesa nella fondazione di Tolosa del 1215, e abrogò il titolo di abate per i superiori. L'abito fu ridotto ad una forma più semplice. Nuove fondazioni furono proposte. Nel periodo che intercorse da questo Capitolo a quello dell'anno seguente 1221 D. percorse, con fra' Ventura da Verona, la Lombardia, attendendo sempre al ministero della parola divina.

Nel 1221 era a Roma per terminarvi la riforma delle monache di S. Sisto; per la Pentecoste (30 maggio) partecipava a Bologna al II Capitolo generale.

Qui si ammalò e, aggravato, fu portato nella cella d'un confratello non avendone egli una propria. Rifiutò il letto, preferendo un pagliericcio. Perché respirasse aria più pura, ai primi di ag. fu portato da S. Niccolò al santuario di S. Maria del Monte, dove, fatti venire intorno a sé i suoi frati, li esortò un'ultima volta e volle dare loro il suo testamento spirituale. Amministratigli gli ultimi Sacramenti, i

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Domenico, santo - Il Santo in un dipinto del sec. XIV nella Chiesa di S. D. Maggiore - Napoli.

loro la sesta parte di tutte le decime della sua diocesi per provvederli «di libri e di sostentamento».

Indetto il IV Concilio Lateranense (1215), il vescovo Folco portò seco a Roma D. Radunati i suoi compagni (1216), scelse con essi la Regola di s. Agostino e in conseguenza i frati Predicatori fecero parte della famiglia dei Canonici regolari. A D. e ai suoi compagni fu affidata la chiesa di S. Romano, libera da obblighi e diritti parrocchiali. Nel mese di ag. del 1216 veniva accettata un'umile abitazione presso quella chiesa ed eretto formalmente il convento, restando immutate le relazioni dei Predicatori verso la diocesi.

V. Fondatore dei Frati Predicatori

Eletto Onorio III, D. si recò subito presso di lui per percorrere la causa del suo Ordine ed il Papa il 22 dic. 1216 con la bolla Religiosam vitam eligentibus approvò l'Ordine canonicae stabilito presso S. Romano di Tolosa senza accennare tuttavia al suo scopo apostolico, il quale invece venne espresso nella bolla Gratiarum omnium del 21 gen. 1217 indirizzata «praedicatoribus in partibus tolosanis».

Congedandosi dal card. Ugolino, diventato suo speciale protettore, D. lasciò Roma nel febbr. del 1217 per ritornare a Tolosa dove i confratelli gli riferirono sull'instabilità della situazione politica del Mezzogiorno. D. nell'incertezza delle cose pubbliche di Tolosa s'accinse a diffondere l'Ordine in varie parti della cristianità. Perciò il 15 ag. 1217 D. dispose dei suoi frati: ne inviò 4 nella Spagna, 7 a Parigi, per la cura delle anime e prendervi contatto con l'ambiente universitario, 2 ne lasciò a Tolosa e 2 destinò a Prouille. Con un compagno ritornò a Roma per sistemare presso la Curia diversi punti delle costituzioni dell'Ordine. Anzitutto cercò di ottenere per la sua opera già diffusa in Europa la conferma generale che ottenne l'11 febbr. 1218, in una bolla in cui per la prima volta appare il nome di frati dell'Ordine dei Predicatori.

Nel febbr. del 1218 inviò a Bologna i primi suoi frati ed il 30 del mese seguente procurò per il monastero di Prouille un «privilegio» identico a quello concesso precedentemente al convento di Tolosa.

Fra i molti successi D. conobbe pure le amarezze: 2 frati inviati nella Spagna ritornarono da lui scoraggiati

Doménico, santo - S. D. d'abito dell'Ordine a s. Pietro martire. Particolare dell'affresco di Andrea di Buonaiuto (1365). Firenze, Cappellone degli Spagnoli.

frati portarono D. nuovamente in città dove il venerdì 6 ag. 1221 passò serenamente, promettendo ai suoi frati che sarebbe stato loro più utile dopo la morte che in vita.

Il card. legato Ugolino compì l'ufficio della sepoltura alla presenza di molti prelati convenuti presso di lui. La sua salma fu tumulata dietro l'altare maggiore dove restò per alcuni anni quasi dimenticata. Nel 1233 se ne fece la solenne traslazione, ed ebbero luogo diversi miracoli. Dopo il processo apostolico sulle virtù e i miracoli, Gregorio IX, il 3 luglio 1234, a Rieti, canonizzò il padre dei Predicatori, documentando questo atto nella bolla Fons sapientiae. Il 5 giugno 1267 il corpo del Santo fondatore fu tumulato nell'artistica arca, oggi ancora conservata in S. Domenico.

S. D. si distinse non solo per una rara lucidità di spirito, ma altresì per una grande capacità organizzativa che in brevi anni lo condusse a dar vita ad un istituto e ad un movimento che ebbero grandissimo peso nelle vicende interne ed esterne della Chiesa. I testimoni del processo di canonizzazione ed i biografi cominciando dal B. Giordano affermano il suo fervore nel predicare in chiese, in comunità e durante il viaggio, nel mandare predicatori tra fedeli ed infedeli. Lo zelo per le anime è la nota dominante la persona e l'opera di S. D. Dante ne tesse un sublime elogio (Par., XII, 31-111).

Bibl.: Fonti: Annales Ordinis Praedicatorum, Roma 1756 sgg.; Bullarium Ord. Praed., I, ivi 1729;

I. Guiraud, Cartulaire de N

D. de Prouille, I-II, Parigi 1907; Monumenta S. P. N. Dominici (Monum. Ord. Pred. historica, 15-16), Roma 1933-35; I. Taurisano, Fontes vitae s. D., Roma 1922. Studi: A. Mortier, Histoire des Maîtres Généraux de l'Ordre des Préchœurs, I, Parigi 1903, pp. 1-135 e 249 sgg.; II, ivi 1905, pp. 46-61; B. Altaner, Der hl. D., Breslavia 1922; Cl. Barbieri, S. D., Milano 1922; B. Jarrett, Life of st. D., Londra 1924.
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Domenico, santo - S. D. in orazione. Dipinto del sec. XVIII. Roma, convento di S. Sabina.

H. Scheeben, Der hl. D., Friburgo in Br. 1927; P. Mandonnet, H. Vicaire, S. D., 2 voll., Parigi 1937; P. Getino, S. Domingo de Guzmán, Madrid 1939; M. Gillet, St D., Parigi 1942; V. CAROTO, S. Domingo, Salamanca 1946; A. D'Amato-G. G. Pallieri, ecc., Le religie di S. D., Bologna 1946; A. Walz, Compendium hist. O. P., 2ª ed., Roma 1948, pp. 1-28, 204 sgg., 420, 595 sgg. Angelo Walz

VI. Iconografia

L'immagine del Santo, raffigurato spesso con la barba e nell'abito dei Frati Predicatori, è caratterizzata da una stella in fronte, dal libro talvolta aperto e dal giglio. Spesso è accompagnato da un cane che reca una face accesa in bocca. Il cane e la stella sono da collegare alle prodigose visioni della madre e della nutrice.

Le più antiche rappresentazioni del Santo risalgono al sec. XIII; esempi ne possiamo indicare nella sua tomba, nella chiesa bolognese a lui dedicata, opera di fra' Guglielmo e Nicola Pisano (1265-67), nei musicali della basilica di S. Marco a Venezia, e infine in una tavola che è a Napoli in S. Domenico Maggiore. Andrea da Firenze lo raffigurò negli affreschi del Cappellone degli Spagnoli in S. Maria Novella a Firenze ed il Beato Angelico in quelli della sala capitolare del convento di S. Marco. Frequentissima è la sua immagine anche nella scultura del Rinascimento ed una veristica rappresentazione in terracotta policroma ne ha dato Niccolò dell'Arca nella chiesa di S. Domenico a Bologna. Rappresentato spesso unitamente ai santi maggiori dell'Ordine domenicano appare anche ai piedi del trono della Vergine nelle immagini della Madonna del Rosario, tra le quali famosissima quella del Sassoferrato in S. Sabina a Roma, o nell'atto di assistere al matrimonio mistico di s. Caterina. Vedi tavv. CVIII-CIX.

Bibl.: K. Künstle, Ikongor. d. Heiligen, II, Friburgo in Br. 1626, p. 184; L. Fanfani, De Rosario Beatae Mariae Virginis. Historia, legislatio, exercitio, Torino 1930. Emilio Lavagnino