DOMENICHINO (DOMENICO ZAMPIERI, DETTO IL)

DOMENICHINO (DOMENICO ZAMPIERI, detto il). - Pittore, n. a Bologna il 21 ott. 1581, m. a Napoli il 6 apr. 1641. In patria fu scolaro di Dionigi Calvaert

e poi dei Carracci. Annibale Carracci lo condusse con sé a Roma per lavorare nel palazzo Farnese. Al 1608 data la sua prima opera a fresco, il Martirio di s. Andrea, nella cappella presso S. Gregorio al Celio. Nel 1610 terminava la decorazione della cappella di S. Nilo nella chiesa dell'abbazia di Grottaferrata; nel 1614 dipingeva la Comunione di s. Girolamo, ora nella pinacoteca Vaticana; tra il 1616 e il 1617 eseguiva le Storie di s. Cecilia

in S. Luigi de' Francesi; del 1617 è l'Assunta nel soffitto da lui disegnato per S. Maria in Trastevere. Dal 1624 al 1628 lavorava agli affreschi in S. Andrea della Valle; nel 1630 compiva i pennacchi della cupola di S. Carlo ai Catinari, e veniva incaricato della decorazione della cappella del tesoro nel duomo di Napoli.

Nel D., seguisse dei Carracci, si concreta la tendenza classicista del Seicento. Il suo disegno chiaro, nitido e freddo, come si vede nel Martirio di s. Andrea che appare derivato dallo studio delle Stanze e degli arazzi di Raffaello (Sacrificio a Listra, Morte di Anania), non gli impedisce in quel caso di essere manchevole nella composizione slegata e disorganica. Annibale Carracci tuttavia lodava le pitture di s. Gregorio al Celio per l'efficacia della rappresentazione. Altre volte il classicismo del D. dà luogo a un fare secco, quasi arcaico, come nell'Incontro di s. Nilo con l'imperatore Ottone, dove tutto è troppo lezioso e ricercato, e a una composizione quasi schematica del quadro, come nella Costruzione del chiostro di Grottaferrata, o troppo compassata, come nella Trasfigurazione dell'ossesso (Grottaferrata, abbazia).

L'opera più famosa del D., ammirata anche in piena reazione neoclassica, è la Comunione di s. Girolamo, allora annoverata tra i più celebri quadri di Roma e messa accanto alla Trasfigurazione di Raffaello. L'artista si ispirò per essa a un dipinto similissimo di Agostino Carracci e scelse un momento drammatico e commovente della vita del Santo raggiungendo effetti sommamente patetici.

Tra le migliori pitture decorative del D. sono gli affreschi in S. Andrea della Valle; gli Evangelisti nei pennacchi della cupola derivano insieme dal Correggio, da Raffaello e da Michelangelo.

Nel duomo di Napoli, rifatta dal Lanfranco la pittura della cupola della cappella del tesoro, restano, del D., gli affreschi dei pennacchi: la Vergine che intercede

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DOMENICANE - Convento di S. Maria delle D. di West-Maitland.
(da Golden Jubilee, 1867-1917, of the Dominican Nuns of N. S. W., Sydney s. a., p. 51)
per Napoli; Cristo accoglie in cielo s. Gennaro; Cristo ordine a s. Gennaro di proteggere Napoli; i ss. Gennaro, Agrippino e Agnello intercedono per Napoli, e altre storie nelle lunette.

Tra le opere sacre del D. merita inoltre particolare menzione la Liberazione di s. Pietro nella sagrestia di S. Pietro in Vincoli a Roma; tra le opere profane vanno particolarmente ricordate la Caccia di Diana e la Sibilla Cumana (Roma, galleria Borghese). - Vedi tav. CVII.

BIBL.: L. Serra, Domenico Zampieri detto il D., Roma 1909; H. Voss, Die Malerei des Barsch in Rom, Berlino 1925, pp. 504-513 e s. V. in Thieme-Becker, IX, pp. 399-403, con bibl. Vincenzo Galzio
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“DOMENICHINO (DOMENICO ZAMPIERI, DETTO IL).” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1048. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/domenichino-domenico-zampieri-detto-il.