Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Ordini, congregazioni e istituti religiosi Ordini mendicanti

FRATI PREDICATORI, ORDINE DEL

English Cita

DOMENICANI rimanda qui.

Noto anche come: inglese: Black Friars, Dominican Order, Friars Preachers; latino: O.P., Ordo Praedicatorum

FRATI PREDICATORI, ORDINE del. - Ordine mendicante fondato da s. Domenico (onde: Domenicani) per la predicazione. Le sue costituzioni moderne indicano i mezzi che si adoperano per preparare i frati in questa missione: 1) recita pubblica dell'Ufficio divino, 2) vita regolare, 3) osservanza di alcune pratiche ascetiche, 4) studio assiduo delle scienze sacre.

SUMMARIO: I. Fondazione. - II. La costituzione domenicana. - III. Attività domanale e polemiche. - IV. Attività missionaria. - V. Crisi della mendicità e della povertà. - VI. Ritorno alla vita comune. - VII. Il temismo. - VIII. Il Second'ordine domenicano. - IX. Il Terz'ordine domenicano. - X. Confraternite domenicano. - XI. Epoca moderna. - XII. Rinascita. - XIII. Stato attuale. - XIV. Architettura domenicana.

I. FONDAZIONE

L'Ordine sorse da una intrapresa apostolica (Sacra praedicatio) in Linguadoca fra gli eretici albigesi, diretta nel 1206 da Diego, vescovo di Osma (Spagna), poi, dopo la sua morte (6 febbr. 1207) dal suo compagno Domenico, sottopriore del Capitolo regolare di Osma, il quale, nell'apr. 1215, con approvazione del vescovo di Tolosa, trasformò questa associazione di chierici predicatori in comunità religiosa permanente, e la stabilì presso Tolosa, prima in una casa provvisoria poi presso la chiesa di S. Romano cedutagli dal vescovo. Come regolamento della casa, la comunità adottò alcune usanze dei canonici premostratensi, assai rimaneggiate da Domenico stesso per adattarle ai fini apostolici della sua Congregazione, poi, dopo un viaggio di s. Domenico a Roma, scelse come codice di spiritualità la regola di s. Agostino, generalmente seguita dai canonici regolari. Qualche mese dopo, la S. Sede approvò il nuovo istituto (22 dic. 1216) e il suo scopo (21 genn. 1217). Il 15 ag. 1217 ebbe principio la diffusione dell'Ordine domenicano in tutta la Chiesa con lo scopo ampliato di formare dappertutto dei chierici istruiti dediti alla predicazione, specialmente fra gli abitanti delle città, senza essere legati ad una determinata parrocchia. Perciò Domenico cominciò col fondare conventi nei due principali centri universitari: Parigi (1217) e Bologna (1218). L'estendersi di questa missione apostolica fu notificata a tutta la Chiesa da Onorio III l'11 febbr. 1218. Alla morte del fondatore (6 ag. 1221), l'Ordine aveva già parecchie case in Francia, Italia, Spagna; si era stabilito in Germania, Inghilterra, Ungheria e stava per introdursi nella Polonia e nella Scandinavia.

II. LA COSTITUZIONE DOMENICANA

Abbozzata dal fondatore (per la prima parte nel 1216, per la seconda nel 1220), assegna al corpo dei rappresentanti di tutto l'Ordine la pienezza del potere legislativo. Questa assemblea periodica, o Capitolo generale (annuale nel sec. XIII), dichiara e completa lo statuto fondamentale. I suoi decreti diventano parte integrante della costituzione, se approvati da tre Capitoli consecutivi. Il potere esecutivo è tenuto dal maestro generale per tutto l'Ordine, dal priore provinciale per ogni provincia religiose, dal priore conventuale in ciascun convento (casa con almeno 12 religiosi, dei quali uno lettore, ossia docente di scienze sacre). Il maestro generale, eletto dal Capitolo generale non abbisogna di alcuna ulteriore conferma per entrare in funzione. Nominato a vita (ora per 12 anni), egli è sottomesso al controllo del Capitolo generale, che si compone alternativamente dei priori provinciali e dei definitori eletti nei rispettivi Capitoli provinciali. In caso di urgentissima necessità, il maestro generale può convocare insieme provinciali e definitori; e tale Capitolo ha il potere di mutare o di completare la costituzione. Ad ogni modo, una legge costituzionale dev'essere il frutto di una collaborazione fra superiori e sudditi. I F. P. non fanno voto di osservare la Regola e le costituzioni, ma di obbedire ai loro superiori secondo la Regola e le costituzioni. La maggior parte di queste leggi sono piuttosto direttive obbligatorie per l'esercizio del comando e nello stesso tempo limitazioni al potere dei superiori. Quelle che si rivolgono direttamente ai sudditi, non li obbligano sotto peccato, ma ad una emmenda penitenziale da imporsi dal superiore, il quale può temporaneamente dispensare questo o quel suddito, mai tutta la comunità, dall'osservanza di alcune leggi, se lo studio, la predicazione o la salvezza delle anime lo richiedono. Nel 1220 l'Ordine rinunciò ad ogni beneficio con cura d'anima; perciò i suoi membri assunsero il nome di frati, abbandonando (al più tardi nel 1240) il titolo di canonici. Di questi conservarono però la recita dell'Ufficio divino, ma breviter et succincte, per non intralciare lo studio. La costituzione, riordinata sotto il generalato di Raimondo da Peñafort (1238-40) e completata dai Capitoli generali successivi, fu, soprattutto nella sua parte istituzionale, presa a modello dagli altri Ordini mendicanti. Sotto il generalato di Umberto di Romans (1234-63) la liturgia domenicana ricevette la sua forma definitiva.

FRATI PREDICATORI - Cristo, la Madonna e diciannette santi e beati domenicani. Dipinto del «Maestro delle immagini domenicane» (ca. 1345) - Firenze, chiesa di S. Maria Novella.
FRATI PREDICATORI - Cristo, la Madonna e diciannette santi e beati domenicani. Dipinto del «Maestro delle immagini domenicane» (ca. 1345) - Firenze, chiesa di S. Maria Novella.

III. ATTIVITÀ DOTTRINALE E PARENETICA

Sotto Giordano di Sassonia (1222-37) l'Ordine vide affluire un numero sempre crescente di studenti di tutte le nazioni, e ciò gli permise di stabilirsi nelle principali città dell'Occidente. Nel 1228 alle 8 primitive si aggiunsero altre 4 province (Polonia, Scandinavia, Grecia e Terra Santa). In seguito alcune province vennero smembrate sì da averne in tutto 18, con 582 conventi nel 1303. Sotto lo stesso maestro generale, l'Ordine elaborò un programma proprio di insegnamento filosofico e teologico, conseguì due cattedre di Teologia all'Università di Parigi, attese alla compilazione di opere scientifiche, imitato ben presto dagli altri Ordini religiosi. Dalla metà del sec. XIII fu al primo posto nel campo scientifico e culturale, nell'Occidente con Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, pur senza perdere di vista lo scopo principale per il quale era stato fondato. Infatti la pratica intensa della predicazione assorbiva la maggior parte delle sue energie. I conventi, stabiliti nelle grandi città, erano i principali centri della loro attività. Nella loro chiesa, adattata a questo scopo (ad captandum homines in praedicationibus), essi predicavano, sia di mattina (sermo), sia di sera (collatio), sino a 250 volte l'anno. Fondarono anche delle confraternite per aver modo di predicarvi nelle adunanze. Dividevano le province in un certo numero di diete, una per convento, e con lo stabilirsi di nuovi conventi, ai quali ogni volta era fissato un proprio raggio di azione (praedicatio), le diete si fecero più ristrette. Le parrocchie rurali di queste diete venivano periodicamente visitate dai predicatori della rispettiva dieta, ed erano le mete (termini) della sua irradiazione apostolica. In qualcuno di questi termini più importanti, il convento si costruì più tardi un ospizio, dove alcuni predicatori dimoravano qualche tempo, se non tutto l'anno, per evangelizzare più intensamente le parrocchie vicine. A questo modo tutta la dieta conventuale si trovava soggetta alla continua azione apostolica dei F. P. Per promuovere la pratica della predicazione, anche fuori dell'Ordine, i F. P. pubblicarono diversi manuali, alcuni in uso fino al sec. XVIII. La maggioranza dei sermoni, di cui rimane il testo, proviene dai centri accademici, gli altri purtroppo furono raramente scritti e, benché predicati in volgare, quasi sempre riportati in latino (almeno nel sec. XIII). Per l'Italia, si può ricorrere ai sermoni del b. Giordano da Rivalto (m. nel 1311) per farsi un'idea del genere di tale predicazione popolare. Alla fine del sec. XIII l'Ordine aveva già raggiunto lo scopo della sua fondazione, non solo praticando esso stesso intensamente e metodicamente la predicazione, ma anche attirando a tale ministero gli altri Ordini e il clero secolare. Se nel sec. XIII il Nord dell'Italia sfuggì al pericolo cataro o valdese, si dovette in gran parte alla predicazione domenicana. Dal 1220 al 1240, i grandi Comuni ne subirono talmente l'influsso da affidare ai F. P. la revisione dei loro statuti comunali. Essi venivano consultati anche negli affari interni.

IV. ATTIVITÀ MISSIONARIA

Erede delle aspirazioni missionarie del suo fondatore, l'Ordine affidò alle sue province, situate sul confine della cristianità, il compito di oltrepassare la frontiera per dedicarsi alla conversione dei pagani e degli scismatici, e di fondare poi tra le popolazioni evangelizzate dei conventi per assicurare un'istruzione religiosa permanente. Tale fu lo sviluppo della provincia di Polonia fra i Lituani, i Russi e i Ruteni (s. Giacinto a Kiev prima del 1233); di quella di Ungheria tra i Cumani (Paolo d'Ungheria: 1221), i Bosniaci (Giov. di Wildeshausen vescovo di Diahovar nel 1233) e gli Ungheresi pagani nel medio Volga (fra' Giuliano nel 1232); quella di Scandinavia fra gli Estoni (convento a Reval nel 1248) e in Finlandia (convento ad Abo nel 1249); quella di Spagna nel Marocco (Domenico, 1° vescovo nel 1225) e in Tunisia (scuola d'ebraico e d'arabo); di quella di Terra Santa (1225) fra gli scismatici (1244) ed i musulmani (1257) d'Oriente. L'Ordine stava per penetrare più avanti in Asia, quando i rivolgimenti politici, particolarmente la presa di Acri nel 1291, l'obbligarono a cambiare tattica. Seguendo le tracce dei mercanti italiani a Pera, Caffa e Trebisonda penetrò in Persia e in Mesopotamia, fondando come basi di operazione dei conventi come nelle altre province, ma vennero riuniti in una « Congregazione dei Frati Pellegrinanti per Cristo ». Di questa Congregazione il primo vicario del maestro generale fu Franco di Perugia, il quale partì per l'Oriente nel 1289. L'attività missionaria della Congregazione ebbe il maggiore sviluppo nella prima metà del sec. XIV. La provincia di Grecia si formò con frati italiani e francesi; come i loro confratelli di Terra Santa e come i Pellegrinanti, essi non si occupavano unicamente di ricondurre i dissidenti, ma anche di trasmettere all'Occidente i tesori della filosofia e della teologia orientale (ad es., il fiammingo Guglielmo di Moerbeke, arcivescovo di Corinto, m. nel 1286).

V. CRISI DELLA MENDICITÀ E DELLA POVERTITÀ

La rinunzia al possesso di beni materiali era stata voluta da s. Domenico nel 1220 perché la loro amministrazione non frastornasse i frati dallo studio e dalla predicazione; essi dovevano vivere solo di questue e di spontanee elemosine dei fedeli. Però i bisogni dei conventi crescevano col numero dei frati, e non vi corrispondeva la generosità dei fedeli, sicché la questua non bastava più a nutrire e a vestire tante persone, ed impediva a molti frati di darsi completamente alla predicazione. Cresceva intanto la necessità di dedicare una parte cospicua del personale all'insegnamento, e maggiori si facevano le esigenze della vita di studio. Alcuni conventi si videro costretti ad assicurarsi un minimo di entrate fisse. A questo fine, aggiudicarono i beni immobili, elargiti dai benefattori, sia ad un menestero di monache che disponeva sempre di personale laico per la gestione delle sue terre, sia a qualche confraternita laicale, ad es., quella dei Fratelli della Penitenza (come a Firenze del 1224), quella della Vergine (Firenze dopo il 1308), di s. Domenico (Bologna), di s. Pietro Martire (Milano), con l'obbligo di procurare regolarmente al convegno determinati prodotti di consumo. Il Capitolo generale del 1228 interdisse il possesso di beni immobili o di altre fonti di rendite, senza tuttavia proibire l'accettazione delle elemosine provenienti dai beni posseduti ed amministrati da qualche associazione amica. Però, anche con questo ripiego, i conventi non potevano privarsi delle questue e delle elemosine; le entrate non bastavano per l'acquisto dei libri (arma nostra) dalla cassa comune: i frati dovettero così procurarseli individualmente con il denaro guadagnato col lavoro o regalato dagli amici. In alcuni conventi di studio molto popolati, i professori e gli studenti dovevano procurarsi da sé anche gli abiti. I frati ottennero allora ai superiori il permesso speciale ed anche generale, esplicito o anche presunto, di procurarsi le cose indispensabili o utili all'adempimento delle loro rispettive funzioni; con ciò la pratica della povertà individuale dipendeva dall'obbedienza, tuttavia si apriva la porta all'arbitrio individuale. E questa porta si fece sempre più larga. Verso la fine del sec. XVI l'esercizio della povertà individuale era ormai un ricordo, quello della povertà comune una finzione giuridica, che non aveva neppure il vantaggio di soccorrere effettivamente i bisogni reali di ciascuno. La mendicità assoluta, intesa da s. Francesco e da s. Domenico, aveva provocato nel loro due Ordini una grave crisi, che non mancò di avere il suo contraccolpo in tutta la Chiesa.

VI. RITORNO ALLA VITA COMUNE

Sul principio del sec. XIV una prima reazione s'era prodotta contro l'abuso della vita privata, soprattutto in Toscana. I Domenicani fautori di questo movimento, denominati, come presso i Minori, gli « Spirituali », seppure evitare gli eccessi dei loro omonimi Francescami. D'altronde, la povertà non avendo mai costituito uno speciale obiettivo nell'Ordine domenicano, non venne difesa con tanta passione, né suscitò le stesse stravaganze. Lo slancio dei primi riformatori domenicani venne fiaccato nel 1348 dalla peste che spopolò i conventi. I frati rimasti non guardarono troppo per il sottile sulle qualità dei nuovi ammessi: donde un rilassamento ancor maggiore, anche negli altri campi della disciplina claustrale. Un secondo tentativo di riforma, intrapreso con l'appoggio dei Domenicani spirituali di Toscana e di Lombardia, da fra' Stefano Comba (oriundo della Linguadoca, provinciale di Toscana e vicario del maestro generale in Italia) in occasione di una sua visita canonica in Lombardia (1369-70) fallì a causa della sua rigidità. La sua candidatura al generalato venne tuttavia proposta da s. Caterina Benincasa, diretta dagli Spirituali di Siena: ma quando, al principio del grande scisma (1378), il severo riformatore, esiliato in Linguadoca, passò all'obbedienza avignonese, i suoi amici toscani lo abbandonarono e lo sostituirono con il confessore della Santa, Raimondo da Capua, che venne infatti eletto maestro generale per l'obbedienza romana (1380). Raimondo si dimostrò più arrendevole nella sua opera riformatrice, e siccome stava con Urbano VI, questi ed i suoi successori l'appoggiarono con tutte le forze. Per i frati, desiderosi di vivere secondo l'ideale della povertà, egli fondò dei conventi speciali dipendenti da un vicario del maestro generale (Congregazioni dell'Osservanza in Italia, in Germania, ecc.). Tali conventi non ammisero possesso di rendite; ma pochi anni dopo la morte di Raimondo (m. nel 1369), si ripresentarono le antiche difficoltà per vivere con le sole elemosine. Perciò Bartolomeo Texier (1426-49), il più illustre esponente della riforma domenicana nel sec. XV, si fece concedere da Martino V il potere di concedere ad alcuni conventi rendite fisse. Finalmente, nel 1475, Sisto IV tolse del tutto la proibizione per tutto l'Ordine, e lo liberò da un peso insopportabile, causa di rovina della povertà individuale. A poco a poco gli Osservanti abbandonarono le loro asprezze, di modo che l'austerità, divenuta più sopportabile, fu adottata dai Conventuali (cioè i non riformati). Sotto il generalato di Tommaso de Vio Gaetano (1508-18), la maggioranza delle province « conventualiste » si fuse con le Congregazioni osservanti del proprio rispettivo territorio, introducendo la pratica della povertà individuale, basata sul possesso in comune di qualche rendita, benché di fatto troppo ristretta. Questo modus vivendi è detto dal Gaetano la « chiave della riforma dell'Ordine ». Però l'unità dell'Ordine era stata salvata grazie alla concezione tutta domenicana del voto di obbedienza.

VII. IL TOMISMO

È un fatto che il sistema filosofico-teologico costruito da s. Tommaso d'Aquino (v.) ha conquistato il primo posto nell'insegnamento ecclesiastico, non solo per il valore intrinseco, ma anche per l'appoggio dimostratogli dalla S. Sede dopo la canonizzazione dell'Angelico dottore (1323) fino ai nostri giorni. La trasmissione costante e l'ulteriore sviluppo del sistema sono in gran parte opera delle successive generazioni di confratelli dell'Aquinate. La dottrina dell'Aquinate ha talmente compenetrato le generazioni domenicane e il loro orientamento intellettuale da diventare un elemento integrante della spiritualità e della predicazione domenicana, anche se popolare, e del metodo scientifico dei Domenicani, anche al di fuori della filosofia e della teologia. Tutto ciò costituisce per l'Ordine, a partire dal sec. XIV, un fattore di coesione e di unità poco comune nella storia degli altri Ordini religiosi. Tuttavia si farebbe un gran torto a credere che l'attività scientifica del F. P. sia consistita e consista unicamente nel trasmettere e spiegare la dottrina tomista. Nel medioevo c'è Raimondo Martin per l'apologia, Ugo di S. Caro per la S. Scrittura, Raimondo di Penafort per il diritto canonico; in età più recente Quétif e Echard per la storia, Le Quien per l'orientalismo; ai nostri tempi Lagrange e la scuola di Gerusalemme per le scienze bibliche, Denifle per la storia ecclesiastica e letteraria del medioevo, Weiss per l'apologetica: esempi che non esauriscono il numero dei maestri della scienza dell'Ordine; bastano però a far capire che scuola domenicana e scuola tomista non sono sinonimi. D'altronde il tomismo non è un sistema esoterico, poiché altri istituti l'hanno ugualmente adottato, ad es., i Salmanticesi (Carmelitani), la scuola di Salisburgo (Benedettini), ecc. (v. TOMISMO).

FRATI PREDICATORI - Articolo che si dice piantato da s. Domenico - Roma, Convento di S. Sabina.
FRATI PREDICATORI - Articolo che si dice piantato da s. Domenico - Roma, Convento di S. Sabina.(fot. Minori)

VIII. IL SECOND'ORDINE DOMENICANO

È quello delle monache domenicane di clausura e rimonta al 1206, quando fu fondato il monastero di Prouille in Provenza ad opera del vescovo Diego e di s. Domenico. Incaricato dalla S. Sede nel 1219 di riformare le monache di Roma, s. Domenico ne riunì un buon numero a S. Sisto. La Regula v. Sixti de Urbe che il Santo diede loro, divenne nel 1259 la base delle costituzioni definitive, valevoli per tutti i monasteri « sub regula s. Augustini et institutione Fratrum Praed. » che, sovente per volontà espressa dei papi, furono assoggettati all'Ordine. Grazie alla direzione ed alla predicazione dei frati, parecchi di essi divennero centri di vita mistica intensa, che arricchirono la letteratura italiana e tedesca di celebri pagine. Attualmente esistono 313 monasteri del « Second'ordine » (dei quali 38 in Italia) con 3033 religiose.

IX. IL TERZ'ORDINE DOMENICANO

È il ramo annesso a quello dei F. P. sotto il nome di « Ordine della Penitenza di s. Domenico », in modo analogo al Terz'ordine francescano. L'antico Ordine della Penitenza era una denominazione collettiva per le fraternità laicali della Penitenza, note sul principio del sec. XIII, poi riunite in gruppi regionali più o meno uniformi e fortemente influenzate dai due grandi Ordini mendicanti. La regola primitiva proviene dalla fraternità di Cannara presso Assisi, redatta da un autore sconosciuto e raccomandata da s. Francesco d'Assisi nel 1221 al Penitenti di Firenze. Non se ne ha il testo originale, ma soltanto una versione rimaneggiata verso il 1224-27 dai F. P. (probabilmente dal b. Giovanni da Salerno, priore di S. Maria Novella di Firenze) ed ascolta da tutte le fraternità della Penitenza. Nel 1285-85 una doppia riforma, intrapresa dai Minori e dai F. P. con l'appoggio della S. Sede allo scopo di sottomettere queste fraternità ad un controllo più stretto della Chiesa, ebbe l'effetto di affilare i Penitenti a questi due Ordini mendicanti. Il gruppo affiliato all'Ordine dei F. P. ricevette come regola una redazione radicalmente rimaneggiata della regola antica. Questo statuto, pubblicato nel 1285 da Munio da Zamora, maestro generale dei F. P., intendeva intensificare la vita religiosa dei Penitenti, da tempo assorbiti dalle loro opere sociali (ospedali, assistenza pubblica ecc.); esso exige « un grande zelo per la verità della fede cattolica » ed impone certe pratiche di pietà e di penitenza più specificate. Dal Terz'ordine domenicano uscì un numero cospicuo di anime mistiche: le bb. Benvenuta Boiani, Giovanna d'Orvieto, Margherita di Castello, Villana de' Botti, Sibilina de' Bisossa, le ss. Caterina da Siena e Rosa da Lima ecc. Dal sec. XVI sacerdoti (ad es., s. Lodovico Grignon de Montfort, ven. Ollier) e laici, desiderosi di partecipare all'ideale di santità apostolica dei F. P., si ascrissero pure al Terz'ordine domenicano. Dopo il Lacordaire ebbe diffusione soprattutto fra gli intellettuali laici. Verso la fine del Quattrocento, la b. Colomba da Rieti (m. nel 1501) inaugure a Perugia un nuovo genere di vita domenicana, cioè le Terziarie domenicane regolari. Oggi, le Congregazioni di questo genere si sono moltiplicate. Se ne contano 129 (con un totale di 40.044 suore), di cui 17 hanno la casa madre in Italia con un numero di ca. 275 case e 3500 religiose. La loro attività si esplica nelle molteplici opere caritative: insegnamento, cura degli infermi, asili e missioni, ecc.

X. CONFRATERNITÀ DOMENICANE

La principale confraternità laicale eretta nelle chiese dei F. P. è stata quella della Vergine, fondata in Italia da s. Pietro Martire dal 1240 al 1252, allo scopo di diffondere la conoscenza del dogma mariano ed il culto mariano, minacciati dai catari, con predicazione mariana, esecuzione di canti mariani in lingua volgare (laudi), recita di Ave Maria glossate, processioni pubbliche. Come tutte le confraternità laicali, anche questa attendeva ad opere di carità. In certi luoghi, come, ad es., Firenze, si scinde verso il 1260 in due confraternite indipendenti, delle quali l'una continuo a perseguire lo scopo primitivo, l'altra quello secondario, sottraendosi quest'ultima all'influsso dell'Ordine. Dove rimase indivise, le sue opere sociali presero insensibilmente il sopravvento a danno dell'attività religiosa e mariana (Arezzo). Sulla metà del sec. XV si impose la necessità di una riforma. La incominciarono dal 1468 i Domenicani dell'Osservanza (Alano della Rune, Giacomo Sprenger, Michele François) propagando il salterio o Rosario della Vergine come devozione popolare. In tutti i conventi dell'Osservanza si eresse a tal fine la Confraternità del Rosario (nel 1480 da Giovanni d'Erfordia a Venezia, poi a S. Marco in Firenze, alla Minerva in Roma ecc.), con obbligo per gli ascritti di recitare ogni settimana un Rosario di 15 poste. La confraternità incontrò favore straordinario in tutta la cristianità. Nei conventi non riformati l'antica confraternità della Vergine si estinse pian piano con la conventualità, e si sottituì quella del Rosario. Dal sec. XVII confraternite vennero erette in tutte le chiese parrocchiali, andandovi regolarmente i F. P. a predicare il Rosario. La propagazione di questa preghiera, oggi universale, fu opera della S. Sede (innumerevoli encicliche) e dello stesso Ordine, di cui rimane uno dei più grandi meriti.

XI. EROCA MODERNA

A partire dal sec. XVI la storia domenicana è meglio conosciuta. I fatti più salienti sono: la lotta contro Lutero, la grande parte avuta nel Concilio di Trento, la sua soppressione spesso cruenta (s. Giovanni, martire di Gorcum) nei paesi divenuti protestanti, la espansione delle sue missioni in Africa, Asia e America, l'erezione di nuove province in America e nelle Filippine, con i loro studi generali ed anche università (a Manila nelle Filippine, a Santo Domingo), le sue lotte dottrinali, le sue pubblicazioni teologiche, filosofiche e storiche. Sotto il governo di maestri generali illuminati e prudenti l'Ordine sviluppò un'attività straordinaria, come ne fanno prova i monumenti che l'architettura barocca innalzò in tutti i paesi. Poi, come tutti gli altri Ordini, venne combattuto, anche nei paesi cattolici (Austria, Baviera, Napoli, Toscana, Spagna), dall'assolutismo di Stato, e soppresso in Francia, Belgio, Romania, Italia settentrionale, dalla Rivoluzione Francese.

XII. RINASCITA

Con il sec. XIX venne la ripresa, costante nell'insieme, ma spesso ritardata da urti seri e da regressi locali, causati da persecuzioni aperte o subdole. Il risveglio cominciò con l'erezione di una provincia (1804) negli Stati Uniti (oggi tre) e la ripresa della vita regolare in Piemonte (1814), controbilanciata dalla sottrazione delle province spagnole all'autorità del maestro generale con un decreto reale, in vigore sino al 1872. Poi, venne il ristabilimento in Francia con il p. Lacordaire (1839) — erezione di tre province francesi (Parigi nel 1850, Lione nel 1862, Tolosa nel 1863), una in Belgio (1860) e una in Olanda (1862) — ma anche la scomparsa completa in Russia e parziale in Polonia, la secolarizzazione in Italia (1870), il sequestro della Biblioteca Casanatense in Roma (1876), la persecuzione del Kulturkampf in Germania (1878), e le reiterate espulsioni dei religiosi dalla Francia (1880-1903). Però queste tribolazioni contribuirono al rafforzamento di altre province (Canada, provincia autonoma nel 1911) e all'erezione del convento di S. Stefano (1883) e della scuola biblica (1890) a Gerusalemme. Nell'ultimo quarto del sec. XVIII e prima metà del sec. XIX, quando dappertutto, anche negli istituti ecclesiastici, la filosofia scolastica era abbandonata, persino denigrata, i F. P., privi dei loro conventi e delle loro biblioteche, dispersi ed esiliati, qualche volta nascosti presso parenti od amici, continuarono a studiare s. Tommaso, ad applicarne le dottrine ai problemi del giorno, a chiedergli luce per veder chiaro nel campo delle « idee nuove »: la loro tradizione dottrinale rimase viva. Quando Leone XIII risolvette di rimettere in onore la filosofia cristiana, essi divennero i suoi migliori collaboratori, preparati come erano, al compito assegnato dal Papa.

XIII. STATO ATTUALE

Il convento romano di S. Sabina è la residenza del maestro generale con la Curia generalizia; vi si trovano pure l'archivio dell'Ordine, la Commissione pontificia leonina per l'edizione delle opere di s. Tommaso, l'Istituto storico e l'Istituto liturgico. Sempre a Roma, nel convento del SS. Domenico e Stato: la facoltà pontifice di teologia, diritto canonico e filosofia (Angelicum). L'Ordine conta 7661 membri, divisi in 33 province, 6 in Italia (Piemonte, Lombardia, San Marco e Sardegna, Romania, Napoletana, Sicilia). Attività missionaria in Scandinavia, Turchia, Siria, India, Tonchino, Cina, Formosa, Giappone, Filippine, Antille, America del Sud, Africa del Sud, Congo Belga. Insegnamento per i membri dell'Ordine in ciascuna provincia, facoltà pubbliche in parecchi di questi Studio generalia, università propria a Manila, facoltà intere o cattedre speciali in parecchie università, sia libere, sia statali, affidata all'Ordine come tale o ai suoi membri in particolare (Friburgo, Nimega, Amsterdam, Washington, Parigi, Lilla, Lovanio, Graz, Tokio, ecc.). Ca. 320 periodici fra bollettini popolari, riviste di alta cultura e periodici strettamente scientifici. La più antica rivista domenicana italiana, Le memorie domenicane, si pubblica da 65 anni (1884). - Vedi tavv. CXVII-CXVIII.

In alto: CHIOSTRO DEL CONVENTO DI S. DOMENICO (sec. XV) - Bologna. In basso: CHIOSTRO DEL CONVENTO DOMENICANO DI S. SABINA (sec. XIII) - Roma.
Tav. CXVII In alto: CHIOSTRO DEL CONVENTO DI S. DOMENICO (sec. XV) - Bologna. In basso: CHIOSTRO DEL CONVENTO DOMENICANO DI S. SABINA (sec. XIII) - Roma.(fot. Allaar) · (per cortesia della Curia Generalizia dei pp. Domenicani)
A sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO, iniziata nel 1246, terminata ai primi del sec. XV - Venezia. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. MARIA NOVELLA, iniziata nel 1278, compiuta alla fine del sec. XIV - Firenze
Tav. CXVIII A sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO, iniziata nel 1246, terminata ai primi del sec. XV - Venezia. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. MARIA NOVELLA, iniziata nel 1278, compiuta alla fine del sec. XIV - Firenze(fot. Aliseri)
Bibliografia5 opere
BIBL.: Quétif-Echard: Th. Ripoll-A. Bremond, Bultarium O. P., 8 voll., Roma 1720-40; Monomicon O. P. P., historico, 22 voll., Roma 1896-1949, in continuazione: A. Mortier, Histoire des maîtres généraux de l'Ordre des Frères Précheons, 7 voll. e indici, Parigi 1903 1882; A. Walz, Compendium historique O. P., 2e ed., Roma 1948; Archivum Fr. P., (rivista critica per la storia dell'Ordine, edita dal 1931 dall'Istituto storico di S. Sabina, Roma, editore anche di una serie di monografie: Dissertations historique, di cui è uscito il XIII vol. nel 1948); ecc. Egidio Murrisseman

NIV. ARCHITETTURA DOMENICANA. - Sebbene dall'Ordine domenicano siano usciti abilissimi architetti, tanto che molte delle loro chiese furono costruite dagli stessi frati (S. Maria Novella, iniziata da fra' Sisto e fra' Ristoro, terminata da Jacopo Talenti; S. Maria sopra Minerva a Roma, forse degli stessi Sisto e Ristoro), pure non si possono indicare in esse notevoli caratteri particolari. La grande importanza data alla predicazione rendeva necessari ambienti vasti e unitari, com'è del resto anche nelle chiese francescane (v.) dalle quali queste si distinguono per un maggior senso ascensionale; difatti il pieno sviluppo dell'Ordine coincide con il maggior fiorire dell'architettura gotica. La prima chiesa dell'Ordine, eretta in Bologna subito dopo la morte del Santo (1221), nel luogo di una chiesetta dedicata a S. Niccolò, intitolata poi a S. Domenico dopo la sua canonizzazione, è a tre navate, come la maggior parte delle chiese dell'Italia settentrionale (S. Giovanni e Paolo di Venezia, 1246; S. Niccolò a Treviso, 1303; S. Corona di Vicenza, 1260; S. Eustorgio di Milano, XIII sec.), e nel Mezzogiorno (Napoli, Palermo). Invece nell'Italia centrale, con le sole eccezioni di Firenze (S. Maria Novella), Roma (S. Maria sopra Minerva) e Perugia, prevale la navata unica (Siena, Pistoia, Arezzo, Gubbio, Orvieto, Fano, ecc.). Ai due schemi planimetrici corrispondono generalmente, per la copertura, la volta e il tetto a capriate.

Bibliografia
BIBL.: P. Tosca, Storia dell'arte italiana, Torino 1936, p. 640 1882.

Mario Zocca

Informazioni sulla voce

Di Mario Zocca

Fonte firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 1743–1751.

Pagine a stampa Apri nel visualizzatore
Pagina 1040
vol. 5, coll. 1743–1744
Pagina 1041
vol. 5
Pagina 1042
vol. 5
Pagina 1043
vol. 5
Pagina 1044
vol. 5
Pagina 1045
vol. 5, coll. 1745–1746
Pagina 1046
vol. 5, coll. 1747–1748
Pagina 1047
vol. 5
Pagina 1048
vol. 5
Pagina 1049
vol. 5
Pagina 1050
vol. 5
Pagina 1051
vol. 5, coll. 1749–1750
Pagina 1052
vol. 5, coll. 1751–1752

Altre voci di Mario Zocca: FRATI MINORI FRANCESCANI · FREGIO · FRONTONE · FOSSANOVA, ABBAZIA DI · GALILEA

Cita questa voce

Chicago

Zocca, Mario. “Frati Predicatori, ordine del.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 1743–1751. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/frati-predicatori-ordine-del.

MLA

Zocca, Mario. “Frati Predicatori, ordine del.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1743–1751. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/frati-predicatori-ordine-del.

BibTeX

@incollection{ec5_frati_predicatori_ordine_del,
  author    = {Zocca, Mario},
  title     = {Frati Predicatori, ordine del},
  booktitle = {Enciclopedia Cattolica},
  volume    = {V},
  pages     = {1743--1751},
  note      = {Cited by column},
  publisher = {Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico},
  address   = {Città del Vaticano},
  year      = {1950},
  url       = {https://azioneromana.com/it/article/frati-predicatori-ordine-del}
}

Una delle circa 20.000 voci recuperate dai dodici volumi a stampa (1948–54). Hai notato qualcosa? Aiutaci a migliorarla.

Salva per dopo

Inserisci la tua email: ti invieremo un link per accedere. Nessuna password. Ciò che salvi (voci, versetti, capitoli, documenti) ti segue su ogni dispositivo.