SALTERIO (SALTERO)

SALTERIO (SALTERO). - Così venne chiamato
SALTERIO (SALTERO). - Così venne chiamato

dà φάκτωρ, psalterium, strumento musicale a
corda, quindi, per analogia, la raccolta degli inni da
cantare sul «salterio» il Salmi (v.), che divenne poi un libro liturgico e un
manuale di devozione privata.

I. IL S. NELLA CHIESA OCCIDENTALE. - Il s. occupa
un posto di preminenza nella vita religiosa dell'antichità
e del medioevo e fu presto estratto dalla Bibbia per farne
un libro di preghiere, liturgiche e private, a sé stante.
Nell'antichità e per buona parte del medioevo il s. fu
quasi l'unico manuale di devozione dei laici (cf., ad es., il
caratteristico passo della lettera di Paola e Eustochio a
Marcella: PL 22, 491). Lo si adoperava anche quale
libro didattico per gli esercizi di lettura (vari s. sono uniti
all'abbecedario), donde il termine psalteratus sinonimo di
litteratus. Per i chierici e i monaci il s. era ed è tuttora
il libro di preghiera per eccellenza. Nell'alto medioevo
e chierici, prima di accedere agli Ordini, lo dovevano impa-
rare a memoria; ciò spiega la consuetudine invalsa presso
molti di recitarlo per intero, oltre la parte riservata alla
cerca officiata, uno o due volte al giorno. A Farfa e a
Cluny si accompagnavano le ultime ore di un agonizzante
con la recita del s.; altrove lo si cantava o recitava durante
le veglie delle salme, specie dei vescovi e degli abati.
La recita parziale o integrale del s. era prevista dai Pemi-
tuziali (cf., ad es., quelli di Egberto di York [735-66],
di Aligtario di Cambrai [817-31], di Burcardo di Worms
[1000-25]) in sostituzione delle gravi penitenze corporali
con le quali si dovevano scontare determinate colpe. Il s.
veniva anche adoperato per le cosiddette sortes sanctorum,
pratiche divinatorie, proibite dai Capitolari carolingi e
ancora dal Penitenziale di Burcardo, che consistevano nel
vercare la risposta ad un qualunque quesito nel primo
versetto di un salmo ad apertura di libro.

1. Tipi di s

Non si tratterà qui del suo contenuto (per cui V. SALMI), ma soltanto del s. libro a sé stante, di cui si hanno due grandi categorie, cioè i s. biblici e i s. liturgici, suddivise in vari tipi.

A) I s. biblici. - Il tipo più comune è costituito dal-
l'estratto della Bibbia con i 150 salmi (psalterium non
fratium) in una delle versioni pregeronimiane (s. Mila-
nese adoperato nella liturgia ambrosiana, il s. Gallico nella
gallicana antica, s. Spagnolo nella mozarabica, s. Veronese,
s. Romano nella romana; V. LATINE, VERSIONI DELLA BIBBIA)
in una delle tre versioni geronimiane: romana (384,
semplice revisione del s. romano sul testo dei Settanta;
si discute se sia il s. tuttora adoperato nella basilica di
S. Pietro), gallicana (ca. 389; adoperato dapprima nelle

SALTERIO

lat. 11, metà del sec. VIII) che comprende ben 20 foll. (cf. A. Wilmart, Cod. Reginenses Latini, I, Città del Vaticano 1937, p. 26).

B) I s. liturgici. — Il classico tipo del s. liturgico, il psalterium per ferias o psalterium feriale, è quello che contiene i 150 salmi, distribuiti secondo le varie ore canoniche, per ogni giorno della settimana, e l'Ordinarum divini Officii, cioè gli invitatori, gli inni, le antifone, i capitoli, i responsori e le collette. Accanto a questo tipo perfetto se ne hanno altri meno completi. Non è raro trovare s. manoscritti con invitatori, antifone e collette segnati in margine, spesso con i soli incipiti; dopo i salmi seguono generalmente i cantici biblici per le Lodi e, se trattasi di s. monastico, anche per il terzo Notturno, inni vari. Il Te Deum, il Gloria in excelsis, i simboli apostolico e atanasiano, le litanie dei Santi e i salmi pentizionali ecc. A seconda del loro contenuto si hanno così: 1) i s. innari, con un numero variabile di inni per le ferie e le feste; 2) i s. libri d'Ore, con le preghiere private che si recitavano dopo l'ufficiatura (v. LIBRO D'ORE); 3) i s. diurnal, con antifone, capitoli, inni e collette del giorno; 4) i s. antinonari, con le parti che si dovevano cantare; 5) i s. rituali con preghiere e rubriche per l'amministrazione dei Sacramenti. Oltre i s. liturgici, andarono di moda nel medioevo; il s. della Vergine (dal sec. XII in poi), composizione poetica o in prosa di 150 strofe, e il s. di S. Girolamo che comprendeva un certo numero di versetti tolti dai salmi senza alcun nesso logico.

2. Criteri per la datazione e l'identificazione

Tra i manoscritti liturgici, i s., generalmente anepigrafi, sono quelli che presentano le più gravi difficoltà per la loro datazione e identificazione della Chiesa cui hanno appartenuto. Oltre all'elemento paleografico, si deve ricorrere agli eventuali elementi locali inseriti nel calendario, nelle litanie dei Santi, negli inni dedicati a taluni santi, nella serie delle antifone e dei cantici biblici, o nell'Ufficio dei morti.

3. Decorazione

Il s. fu oggetto, al pari di altri libri liturgici, di particolari cure da parte degli amanuensi e alluminatori che dettero una ricca serie di s. approntati con finissimo gusto artistico, a cominciare dai s. trascritti in belle lettere onciali e semionciali su pergamena purpurea (sec. V. VII ed evo carolino) sino a quelli finemente miniati dal sec. XVI. Basti ricordare il s. purpureo onciale in argento e oro di s. Germano del sec. VI (cf. Le roquais [V. BIBLICA.], II, pp. 110-111); il s. di Stoccarda in onciale del sec. VIII (A. Dold, in Röm. Quartalschrift. 1934); il s. dell'abbaia di Hautvillers, detto di Utrecht del sec. IX (cf. E. T. De Wald, The illustrations of the Utrecht Psalter, Londra-Lipsia 1932); il s. di Egberto di Treviri a Cividale, eseguito tra il 977 e il 993 (cf. H. V. Sauerland-H. Haseloff, Der Psalter Erzbischof Egberts von Trier. Codex Gertrudianus (in Cividale, Treviri 1901); il s. di s. Luigi del sec. XIII (cf. Le roquais, II, pp. 101-105); il s. di Carlo VIII, ca. 1490 (Le roquais, II, pp. 57-58); il s. di Paolo III del 1542 (L. Dorez, Le psautier de Paul III, Parigi 1909), ecc. Anche talune delle prime edizioni a stampa sono notevoli per la loro euritmia. Le parti più ornate dei s. manoscritti sono: 1) il calendario, dove spesso sono riprodotte le figurazioni dei mesi e dello zodiaco; 2) alcune pagine poste prima dei salmi e 3) la parte riservata al testo di questi ultimi. Nelle pagine che precedono i salmi, campeggiano sin dal sec. VIII Davide e Cristo in maestà o anche in Croce; Davide, con il suo strumento musicale, talvolta accompagnato da altri salmisti che suonano con lui. Con il sec. XII, le scene relative a Cristo prendono un maggior sviluppo; con i sec. XIII-XIV, le pagine in parola vengono decorate con interi cicli di scene tolti dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Per illustrare il testo dei salmi, si sono seguiti vari sistemi: si adorna ogni salmo con scene che si riferiscono al suo contenuto, oppure si divide il s. in tre o cinque libri e si alluminano, nel primo caso i salmi 1, 51, 101; nel secondo, i salmi 1, 41, 72, 89, 106; altre volte si orna il primo di ogni feria (1, 26, 38, 51, 52, 68, 80, 97, 101, 109), ma non sempre la figura si riferisce al contenuto del salmo. Oltre le pagine integralmente o in parte miniate, c'è poi tutta una gamma di lettere iniziali, grandi e piccole, e fregi marginali eseguiti con rara perizia e sbrigliata fantasia.

S. L. Dorez, Le psautier de Paul III, Parigi 1909, tav. 2)