VICENZA, DIOCESI DI

VICENZA, DIOCESI di. - La città, attraversata dal Bacchiglione e dal Retrone, che divide il centro dell'antica Berga (Berica), è capoluogo di una vasta provincia (kmq. 2722,36), estendente per la massima parte nella regione delle colline e delle Prealpi, ed è sede vescovile, suffragana di Venezia. I confini della provincia risentono dei numerosi mutamenti avvenuti in varie epoche, specie dopo il Mille, mentre quelli della diocesi rispecchiano sostanzialmente la circoscrizione territoriale del Ducato longobardo. La diocesi (kmq. 2151) conta 308 parrocchie con 702 sacerdoti secolari, 194 regolari e 602.000 fedeli.

I. STORIA

I primi abitatori del Vicentino, di cui si ha qualche notizia, furono gli Euganei, frammisti forse a gruppi di italici sui quali ha fatto un po' di luce la scoperta delle palafitte di Finno e della necropoli di Angrano nel Bassanese. Tra la fine dell'VIII e il principio del VII sec., gli Euganei, sopraffatti dai Veneti, un popolo di origine illirica, con centro principale ad Atheste (Este), vennero spinti verso i monti dove, probabilmente, formarono i 34 *oppida delle Euganeae gentes* di cui parla Catone, citato da Plinio (*Nat. hist.*, III, 24). I Veneti, probabilmente fondatori di V. dovevano sostenere l'urto continuo degli Etruschi prima e poi dei Galli. Nella prima metà del sec. III a. C., i Romani occuparono il piccolo dominio

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(per cortesia di G. Mentzer)
Vicenza, diocesi di - Abside del martyrium dei SS. Felice e Fortunato - Vicenza, basilica dei SS. Felice e Fortunato.

della lotta fra l'inverno e l'estate; la farsa *Auto da Lusitania* (1531), sul tema del contrasto fra la cupidigia del comando e l'ironia della coscienza; lo *Auto da Cananea* (1534), che con trasporto lirico di profonda fede sviluppata il tema biblico dell'accoglimento, da parte di Gesù, nel regno della sua Grazia, della donna di Canaan.

Per la sua natura cortigiana, il teatro di G. V. ha come finalità immediata quella di divertire; la *vis comica* dell'autore corrisponde a meraviglia a quanto l'epoca e l'ambiente gli chiedono, e a sentire comicità in quello che lo circonda provvede, in G. V., il suo distacco dalla vita che egli scruta acutamente, mentre a comunicare questa comicità allo spettatore ci pensa la vivacissima mobilità della realizzazione artistica dell'autore. Ma il profondo senso di uomo del medioevo che c'è in G. V. dà a questa sua naturale *vis comica* una straordinaria forza e integrità morale, sia nel senso sociale che in quello religioso, evidente quest'ultimo al di là di certi atteggiamenti del drammaturgo che possono esteriormente far pensare a quelli dei ribelli della riforma o dei loro immediati predecessori (qualcuno ha idealmente accostato G. V. TERAMO), nella sua devozione assoluta allo spirito della tradizione cattolica. D'altro canto la forte cultura, e non solo religiosa, che sta al di sotto di questa fede sicura, non toglie l'incanto della freschezza del teatro e vicentino, che non si sa se sia più suggestivo nella rappresentazione del paesaggio (con predilezione di quello della regione montagnosa della Beira) o in quella del popolo portoghese, che per lo scrittore è un'entità viva, concreta, la cui vitalità risalta di conto alla vuotezza e alla esteriorità del modo di essere dei cortigiani (per i quali G. V. scrive), essi pure ritratti, nei loro atteggiamenti, con altrettanto acume e felicità d'arte. Dal sincero amore per il popolo e per la patria, che ispira G. V., viene uno degli aspetti più duraturi del suo teatro;

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(per cortesia di G. Mentzer)
Vicenza, diocesi di - Stele dei SS. Felice e Fortunato ( $v$ sec.). Vicenza, basilica dei SS. Felice e Fortunato.

dei Veneti e V. quale municipio (modicae municipio vires, dice Tacito) fu aggregata alla tribù Menenia. L'archeologia ha permesso una ricostruzione abbastanza sicura della civitas e dell'urbs, dotata, specie nei tempi dell'Impero, di palazzi dai pavimenti in musaico, di acquedotti, di ponti, del teatro Berga, e governata da quattuorviri iure dicundus con i suoi Collegia tra cui quello dei Centonari.

La prima comunità cristiana si venne organizzando, a partire dal sec. IV, intorno alla tomba dei ss. Felice e Fortunato (v.), vicentini di nascita, secondo la tradizione, e martirizzati ad Aquileia. Un'iscrizione, assegnata da G. B. De Rossi al periodo costantiniano, e gli scavi fruttuosamente operati, hanno dimostrato l'esistenza di una cappella nella prima metà del sec. IV e di una grande basilica alla fine del sec. IV o principio del sec. V quando, con ogni probabilità, V. AQUILA; ma Oronzio (590), il primo vescovo sicuro, compare solo durante la lotta dei «Tre Capitoli». Sotto i Longobardi V. fu sede di uno dei 36 ducati; ma mancano affatto notizie sui vescovi del periodo longobardo e solo con il sec. VIII-IX si conosce la regolare successione dei vescovi Reginaldo (808), Andrea (820) e Franco che partecipò al Concilio di Mantova (827). Dopo la generale decadenza ecclesiastica che accompagnò il tramonto dell'Impero carolingio, il vescovo Rodolfo (967), ricostruita la chiesa e il monastero di S. Felice, distrutti dagli Ungheri (899), tentava anche a V. una riforma sull'esempio di Raterio di Verona e Atto i di Vercelli. Poiché è falso un diploma per cui il vescovo Girolamo, con privilegio di Ottone III (1001), sarebbe stato investito del comitato sulla città e territorio, fino allora tenuto dai Conti, forse può essere più vicina al vero la cronaca del Paglierini (sec. XV), che lascia supporre tale investitura comitale avvenuta negli ultimi decenni del sec. XI, cioè durante la lotta delle investiture, nella quale il vescovo Ezzelino favorì la politica imperiale. Comunque è certo che il suo successore Torengo, tenendo l'«imperio della città ed essendogli contrari molti cittadini», dovette sostenere una lunga lotta che ebbe termine solo quando il vescovo si rassegnò a lasciare quell'autorità che spettava ai Vicentini. Questo fu l'inizio di una dolorosa e interminabile catena di guerre intestine del Comune, dove nel 1122 era già istituito il consolato (la prima elezione di un podestà

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VICENZA, DIOCESI di - Fiamma degli scavi della basilica dei SS. Felice e Fortunato - Vicenza.

straniero risale al 1175) contro i diritti del vescovo e contro la nobiltà feudale in genere.

Nella lotta per la difesa dei diritti ecclesiastici trovavano la morte due grandi vescovi: il b. C. Cacciafronte (1179-84) e Pistore (1184-1203). Passato il turbine della tirannia di Ezzelino «qui bona quasi potentium omnium nequiter publicavit» ecco riaccendersi il contrasto tra Comune e vescovo per la decima delle colture. Il b. Bartolomeo da Breganze s'impose con le sue straordinarie doti personali, ma sotto il suo successore B. Nicelli la situazione peggiorò e né i severi decreti del Concilio provinciale tenuto dal patriarca Raimondo nel 1282, né scomunicò ed interdetti sulla città, né l'influenza del b. R. Concorreggi, né infine un lungo processo svoltosi in Curia romana tra Comune e vescovo, poterono risparmiare a quest'ultimo la quasi completa rovina del ricco patrimonio ecclesiastico. E non si può affermare che movente di tante lotte, degenerare spesso in atti di vero odio e di sangue contro il clero, con il tacito favore di iniqui statuti (solo una multa di qualche soldo a chi uccideva un sacerdote), fosse la scadente vita religiosa degli ecclesiastici. Alle inevitabili mancanze cercò di porre riparo il vescovo Sperandio (1315-21) con i suoi Statuta Synodalia (ancora inediti) nei quali vengono riportate le costituzioni emanate nei Concili provinciali di Aquileia sotto i patriarchi Raimondo ed Ottobono, per riformare i costumi del clero e del popolo. Si era aggiunto intanto il benefico influsso esercitato in mezzo alla popolazione dai Francescani e dai Domenicani. Questo movimento riformistico pretrimenti suscitò, specialmente nel XV sec., un vero vivaio di confraternite nel cui clima si formò uno dei pionieri della santa causa: s. Gaetano Thiene (v.).

1375

VICENZA, DIOCESI di - I resti di una precedente chiesa scoperti sotto il pavimento del Duomo, colpito dai bombardamenti del 1944 - Vicenza.

Tale riforma, iniziatasi ufficialmente sotto il vescovo Matteo Priuli (1565-79), che aveva assistito al Concilio di Trento ed a cui spetta il merito di aver fondato il Seminario, ebbe la sua piena realizzazione sotto i successori Michele Priuli e i due Delfino, la cui opera è testimoniata dalle numerose cartelle delle visite pastorali. I rivolgenti politici del secolo scorso trovarono sulla sede vicentina i vescovi Marco Zaguri e Giuseppe Cappellari; il nome di quest'ultimo è particolarmente legato alla costruzione dell'attuale Seminario. Larga fama ha lasciato mons. Ferdinando Rodolfi, vescovo dal 1911 al 1943, per la multiforme attività pastorale durante la prima guerra mondiale, per la costruzione di molte chiese, per lo sviluppo della riforma liturgica e canto sacro, per il Seminario e l'assistenza agli emigranti e l'Azione Cattolica.

BIBL.: opere generali: Lanzoni, pp. 917-19; F. Barbarano, Hist. ecclesiast. di V., 6 voll., Vicenza 1649-1762; G. B. Verci, Stor. degli Eclini, Bassano 1779; S. Castellini, Stor. della città di V., 14 voll., Vicenza 1783-1822; T. Riccardi, Stor. dei vescovi vicentini, 1786; C. Macca, Stor. del territorio vicentino, 14 voll., Caldo 1812-16; M. Girardi, La topografia di V., romana, in Arch. veneto-triden., 6 (1924), pp. 1-67; C. Fanton, La riforma Tridentina a V., nella seconda metà del sec. XVI, Vicenza 1941; A. Paulon,

V. ROMAGNA e medioevale, in numero unico: La diocesi di V

Pagine di storia, 1943; G. Mantese, La chiesa vicent. nei tempi napoleonici, 1814-14; M. Memorie storiche della Chiesa vicentina, I. Dalle origini al Mille, 1813-24; S. Rumore, Bib. storica della città e prov. di V., 1816, aggiornata con supplemento del 1924.

II. ARTE

Di particolare importanza storica ed artistica il complesso monumentale di S. Felice che gli studioso attribuiscono ad un periodo compreso tra il 310-270 ed il 460-70. Una prima chiesa di modeste proporzioni, fu costruita tra il 330 e il 350, di cui rimane ancora gran parte del museico pavimentale votivo. Ad essa seguì tra il 350 e primi anni del 400 una grande basilica (quasi 90 m. di lunghezza) con atrio, nartecce, maestoso ingresso, colonne di marmo greco ed orientale, museici, affreschi, ecc. Venne distrutta, come affermato l'anonimo biografo del vescovo Teodorico di Metz ed il cronista Sigiberto Gemblacense, dagli Ungheri nell'anno 899. Ricostruita dal vescovo Rodolfo negli ultimi decenni del sec. X e. in parte, dopo il terremoto del 1117, resistette, sostanzialmente, a tutti i rifacimenti posteriori. In questi ultimi anni è stata quasi completamente ripristinata e liberata dalla mascheratura barocca.

Non piccola sorpresa recarono agli studiosi gli scavi nel sottosuolo del Duomo, appena risorto dalle rovine della recente guerra. Risultò certo che ivi sorse un edificio di epoca classica. Sono apparsi infatti i resti di due costruzioni romane giacenti rispettivamente a m.

1,35 e m. 0,85 dalle basi dei pilastri della chiesa del sec. VIII e la più recente delle due presenterebbe caratteri di un edificio pubblico (forse basilica o mercato). A cm. 20 sotto le basi dei suddetti pilastri fu trovato un museico con iscrizione votiva, certamente cristiana, sulla cui datazione è discorde il giudizio. Comunque sembra accertato che tra il sec. IV e il sec. VI sorse quivi una chiesa ed il titolare secondario, s. Eufemia, ancora conservato, inclinerebbe per il sec. V-vi quale data di costruzione. Il sacro edificio venne rifatto verso il sec. VIII ed il titolare, s. Maria, se già non esisteva, suggerirebbe quale data più probabile a tale costruzione il periodo immediatamente successivo alla fine dello scisma aquileiese e alla totale conversione dei Longobardi al cattolicesimo.

Nel sec. XIV sorse a V. quattro chiese di stile gotico: S. Lorenzo, S. Corona, S. Michele e S. Bartolomeo, di cui rimangono ancora le prime due. Costruita sulle rovine di una della primitiva cappelle cittadine, concessa dai Canonici ai Francescani nel 1280, S. Lorenzo, con il magnifico portale e con gli artistici monumenti sepolcrali fu chiamato a ragione la S. Croce di V. S. Corona fu fatta costruite nel 1260 dal vescovo B. Bartolomeo, detto da Breganze, per ospitarvi la reliquia della corona di spine del Salvatore, che il Beato ebbe in dono da s. Luigi IX di Francia. Appartiene al sec. XIV la chiesa di S. Agostino nella coltura di S. Felice con notevoli affreschi della scuola emiliana. La sua origine però è certo più antica e, con ogni probabilità, è coeva a quelle nuorse chiesette sorte nel territorio tra l'VIII e il sec. X e di cui rimangono ancora sostanzialmente conservate: S. Martino di Ponte del Marche, S. Zeno di Costa-bissara, S. Maria in Favrega, S. Michele di Caldogno, S. Giorgio di Angarano, S. Benedetto e S. Vito di Marostica, S. Bartolomeo sul Brenta, S. Niccolò di Pianezze, S. Martino di Schio, S. Martino di Brogliano, S. Filippo e Giacomo di Longara, S. Giustina di Sossano, S. Vito di Loverino, S. Maria Etiopissa di Polegge, S. Silvestro e S. Giorgio di V. S. Maria in Colle di Bassano del Grappa, dove nell'ultimo 300 sorse pure la bella chiesa di S. Francesco, da pochi anni rimessa nel suo stato originale. Allo stile rinascimentale di Lorenzo da Bologna e, forse, di Rocco da Vicenza, s'ispira la costruzione della chiesa di S. Rocco (1485). PALLIO (v.) non lasciò a V. grandi monumenti religiosi come in altre città: tuttavia la sua interpretazione e originale e moderna dell'architettura classica, seguita, sostanzialmente, dallo Scamozzi (1548-1616) e da altri fino al sec. XIX, esercitò un grande influsso anche nell'arte religiosa. L'architetto padovano Frigimelica (1653-1732) regalò a V. S. Gaetano che non sfugiva affatto accanto alla Ca' d'oro. Degna pure di rappresentare la sua epoca è la chiesa dei Filippini, opera di G. Massari e di O. Calderari (1730-1804). Tra i principali monumenti della scultura vanno ricordati, oltre al portale di S. Lorenzo (sec. XIV), l'altare di S. Giovanni a S. Corona, il portale dell'ex chiesa di S. Marcello e le statue dei fratelli Albanese (sec. XVI); e di Orazio Marinati, bassanese (sec. XVIII). Le belle Madonne di Bartolomeo Montagna, del Veronese, del Tiepolo, ed i dipinti di Battista da V., Giovanni Buonconsiglio, del Tintoretto, del Fogliano e di Francesco Maffei, per ricordare i nomi più rappresentativi, abbelliscono ancora le chiese della città oppure si trovano al Museo cittadino. Di sommo pregio sono le pitture murali trecentesche di S. Agostino, gli affreschi della chiesa di S. Rocco, l'affresco della decollazione di S. Paolo, del Montagna, a S. Lorenzo, oltre poi agli affreschi tiepoleschi delle varie ville vicentine. Tra le molte opere che adornano il tempio di S. Corona meritano particolare rilievo: la pala del

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Battesimo di Gesù del Giambellino, la S. Maria Maddalena del Mantegna e l'Adorazione dei Magi del Veronese.

La confraternita di S. Nicola eresse (sec. xvi) l'oratorio di S. Nicola, ridotto (metà sec. xvii) ad una vera galleria pittorica da F. Maffei e da G. Carpioni, che lavorarono pure nell'altra galleria della pittura vicentina del Seicento: la chiesa di S. Giacomo.

Anche la musica vanta una gloriosa tradizione e nella cappella musicale della Cattedrale, di cui si hanno documentate notizie fin dall'inizio del sec. xvi, prestarono la loro opera pre-Niccolò Vicentino (Nicolaus de Vicentinis) inventore di un arricchimento e archigiorno e pre Leon Leoni, le cui composizioni sacre e madrigalesche attendono ancora il lavoro paziente del musicologo.

Tra i sussidi culturali, oltre la Biblioteca civica ed il Museo con annessa pinacoteca di 400 dipinti c.a., meritano ricordo la Biblioteca del Seminario con ca. 35.000 vol. e preziosi incunaboli; l'Archivio capitolare e quello della Curia con una raccolta di codici feudali, dal sec. xii al sec. xix. Degna di nota la fiorentissima arte della stampa nel sec. xv a V., dove nel 1476 usciva, a cura del tipografo L. Achates di Basilea, la 2a ed. della Volgata con testo attinto direttamente dai codici.

Bibl.: G. Amati, Storia della tipografia a V. S. Orso nel sec. XV, in Ricerche storico-critico-scientifiche, V. Milano 1830, pp. 553-655; D. Bortolan, S. Corona, chiesa e convento dei Domenicani in V., Vicenza 1889; D. Giarolo, La necropoli crist. di V. del V. sec. vii 1908; T. Borenius, The Painters of Vicenza 1480-1550, Londra 1909 (trad. it.); G. Zorzi, Contributo alla storia dell'arte vicentina nei secc. XV-XVI. I Pittori (Misc. di storia ven. della R. Deputata, di storia patria, 3a serie, t. X), Venezia 1916; id., parte 2a: Architetti, ingegneri, muratori, scultori, tagliapietre (ibid., 4a serie, vol. II), 1912; D. Bortolan e S. Rumor, Guida di V., Vicenza 1919; S. Rumor, Il tempio di S. Lorenzo in V., 1927; G. De Mori, Chiese e Chiestri di V., 1928; autori vari, La diocesi di V. dal 1911 al 1936, 2 vol., 1936; G. Lorenzoni, La Basilica dei SS. Felice e Fortunato in V., 1937-1942; S. Bettini, La pittura delle origini cristiane, Novara 1942; F. M. Mistrorigo, La chiesa scaligera di S. Agostino, in Arte cristiana, 34 (1947), sett.-ott., pp. 73-81; Barbieri Cevese-Maggnata, Guida di V., 1953.

III. SANTUARIO DI MONTE BERICO

La prima chiesa, estinta in stile gotico, di cui si conserva ancora la facciata, venne aperta il 25 ag. 1428, in seguito a due apparizioni della Vergine a donna Vincenza Pasini. Un progetto di ingrandimento presentato dal Palladio nel 1576 non sortì il suo effetto e l'architetto C. Borella, tra il 1687 ed il 1702, costruì l'attuale basilica barocca. Il tempio, con la venerata immagine della Madonna, attribuita allo scultore Antonino da Venezia, con le tele di Bartolomeo Montagna e del Veronese (nell'attico convento dei Servi di Maria) e con le tre facciate adorne di scalce e di statue di Maria; e con le tre facciate adorne di scalce e di statue di Maria; e con le tre facciate adorne di scalci e di statue di Maria; e con le tre facciate adorne di scalci e di statue di Maria; e con le tre faccate adorne di scalci e di statue di Maria; e con le tre facciate adorne di scalci e di statue di Maria.

IV. PERSONAGGI ILLUSTRI

Nella prima metà del sec. xiii, esplicò l'opera riformatrice e pacificatrice nelle città d'Italia centro-settentrionale il frate domenicano b. Giovanni da V. (1200 ca.-1260 ca.), più noto come Giovanni da Schio. Il moto riformatore cominciò nell'assemblea del 23 ag. 1233 alla Paquara, presso Verona, dove dinnanzi ad una grande moltitudine di ecclesiastici e laici venne giurata la pace tra la maggior parte dei comuni dell'Italia centro-settentrionale. Sebbene con effimero successo, quel movimento di pace rispondeva ad una vera esigenza delle popolazioni ormai esasperate da tanti odi e discordie.

Antonio Loschi, n. a V. (m. nel 1441), buon latinista e scrittore, segretario, notario e abbreviatore di Curia, dal 1406 fino alla morte; particolarmente caro ai papi Alessandro V (Pietro Filargi, già vescovo di V.) e a Giovanni XXIII che lo volle come nota nel Concilio di Costanza. Si acquistarono nome a Roma, tra il 1450 ed il 1550: Leonardo Nogarola (1476), creato protonotario apostolico da Sisto IV, filosofo e teologo; I CONCORDIA (v.), familiare del card. Marco Barbo; Francesco Chieregato, vescovo di Teramo, mania (v.); Girolamo Bencucci (1481-1533) detto comunemente da Schio, segretario del card. Regino e poi vescovo di Vaison, nunzio apostolico a Barcellona (1527-1530) e alla Dieta di Augusta (1530); Girolamo Gualdo (1492-1566) protonotario apostolico e fondatore del nuovo Gualdo di V. Fama di grande naturalista ebbe il gesuita vicentino p. Luigi Sodiro (1836-1909), per trenta'anni missionario nell'Equatore dove venne assunto dal presidente della Repubblica, Garcia Moreno, come insegnante di botanica all'Università di Quito. I suoi studi sulle crittograme vasculari di Quito e sulla flora equatoriana lo resero celebre tra i più eminenti studiosi tanto che nel 1898 il botanico francese C. De Candolle pubblicava un lavoro dal titolo: Piperaceae Sodirianae. La storia ecclesiastica, oltre che civile, di V. ebbe in questi ultimi tempi due appassionati cultori nei due bibliotecari della Biblioteca cittadina: D. Bortolan (1850-1928) e S. Rumor (1862-1929). - Vedi tav. CXLI.

Bibl.: Angiolabriello di S. Maria (Paolo Calvi), Bibl. stor. di quelli Scrittori... di V..., 6 voll., Vicenza 1772-28; A. Magrini, Notizie di fra Giov. da Schio, Padova 1841; id., Notizie di Girol. Gualdo canonico, ecc., Vicenza 1856; G. Da Schio, Sulla vita e sugli scritti di Ant. Loschi vicentino, Padova 1858; B. Morsolin. Girol. da Schio vesc. e diplomatico del sec. XVI, Vicenza 1875; W. Cloetta, A. Loschi, Sua vita, sue opere. Osservazioni preliminari, in Beiträge zur Literaturgeschichte des Mittelalters und der Renaissance, Halle 1892, pp. 91-147; C. Sutter, Johann von V. und die italien. Friedensbeteigung im Jahre 1233, Friburgo in Br. 1892; trad. II. Vicenza 1900; S. Rumor, Gli scrittori vicentini dei secc. XVIII e XIX, 3 voll., Venezia 1905-1909; G. Arena, Trent'otto anni all'Equatore e l'opera scientifica del vicentino p. Luigi Sodiro, Vicenza 1914.

Giovanni Mantese